domenica,Settembre 25 2022

Beni confiscati a Reggio, si dimette il delegato comunale Califano

Aveva la delega da pochi mesi qualche mese ed era subentrato alla consigliera Novarro dopo che la stessa aveva rinunciato

Beni confiscati a Reggio, si dimette il delegato comunale Califano

Non c’è pace al Comune di Reggio per il settore dei beni confiscati. Nelle scorse ore, il delegato dal sindaco Brunetti, il consigliere Gianluca Califano ha rimesso il suo mandato e la delega che gli era stata conferita qualche mese fa. Califano aveva preso il posto della consigliera Deborah Novarro di Italia viva, anche lei aveva rimesso il mandato.

Una patata bollente quella dei beni confiscati (che si distinguono per finalità istituzionali, abitative, sociali e di lucro) che nessuno vuole tenere in mano.

Sembrerebbe che i malumori del consigliere siano legati ad una mancanza di collaborazione da parte degli uffici del settore. Da qui l’impossibilità di operare nel ruolo previsto dalla delega.

Un settore delicato e molto complicato quello dei beni confiscati. Un settore che richiede l’impiego di personale per visioni e controlli. Aveva lavorato al ramo la consigliera del Pd Nancy Iachino. Era stata la ex delegata a parlare di anni per ricostruire il settore con le varie procedure di acquisizione e destinazione di beni. Dopo le accuse di mala gestio del presidente della Commissione vigilanza al Comune, Massimo Ripepi, la stessa aveva parlato in conferenza stampa di difficoltà oggettive legate a una forte carenza di personale destinato al settore: a Palermo, ad esempio, che in Italia gestisce il maggior numero di beni in Italia, ci sono ben trenta dipendenti. La situazione del Comune reggino che, insieme ad altre realtà siciliane, detiene il numero più alto di beni sottratti alla criminalità organizzata, è ben diversa: c’è pochissimo personale.

Certo non è semplice la gestione settore dei beni confiscati, con particolare attenzione alle linee programmatiche e all’impegno dell’Ente anche riguardo i percorsi di riforma in atto della normativa vigente nell’ambito del dibattito pubblico nazionale. Ma non è una scusa per la quale un amministratore che ha preso un impegno di fronte alla città possa decidere con naturalezza di lavarsene le mani.

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