domenica,Febbraio 5 2023

Reggio, il sostegno a Falcomatà diventa un caso: «Sindaci tratti in inganno»

Per il centrodestra il documento sarebbe stato modificato nel senso. Ma a Palazzo Alvaro, dissociarsi, non è un caso isolato

Reggio, il sostegno a Falcomatà diventa un caso: «Sindaci tratti in inganno»

Diventa subito un caso il documento sottoscritto da diversi amministratori metropolitani con cui si esprimeva, “vicinanza e solidarietà al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, sospeso per via dell’applicazione della Legge Severino in seguito ad una condanna per abuso d’ufficio”.

La nota unitaria dei sindaci, diffusa dalla mail della Città Metropolitana, a meno di ventiquattrore dalla sua pubblicazione non è più così unitaria. Il sindaco di Anoia Alessandro Demarzo, è stato il primo a dissociarsi, seguito a ruota dal vicesindaco di Ferruzzano Antonino Crea, giurando di non aver voluto «prendere posizione politica e soprattutto polemizzare assolutamente su sentenze giudiziarie che comunque vanno accettate al di lá della colorazione partitica di chi li subisce».

Non si sa se questo fronte dei distinguo sia numeroso. Demarzo e Crea di sicuro sono usciti allo scoperto. Fonti autorevoli del centrodestra cittadino sostengono che i sindaci siano stati «tratti in inganno». Che insomma gli amministratori siano stati contattati per firmare un appello per la modifica della Legge Severino, in cui non vi era alcun “richiamo politico” alla condanna rimediata da Falcomatà, e che poi siano state inserite altre considerazioni di natura politica. Basta rileggere le dichiarazioni di Demarzo: «Il documento che mi era stato chiesto di sottoscrivere per quanto mi riguarda dev’essere considerato solo come un sostegno formale all’abolizione della legge Severino e non un supporto politico a Giuseppe Falcomatà».

Msi-Ft: «Immediate dimissioni per indegnità»

Per questo è insorta – risvegliandosi dal torpore e «giunti all’estremo della sopportazione umana» – la Federazione provinciale del Movimento sociale Fiamma Tricolore. «E’ necessario che si faccia immediatamente luce su quanto accaduto. Delle due l’una: o i sindaci hanno firmato un documento vergognoso in cui manifestano solidarietà ad un condannato, per le motivazioni giudiziali esposte e quindi mancando gravemente di rispetto alla sentenza ed ai magistrati che l’hanno emessa, oppure qualcuno ha modificato ed inviato alla stampa un documento totalmente diverso da quello sottoposto e sottoscritto dai sindaci».

Il presupposto fondamentale per il portavoce provinciale Giuseppe Minella, è che siamo di fronte alla condanna ad un sindaco «per aver favorito un amico concedendogli l’utilizzo di un immobile di pregio di proprietà comunale in una vicenda che gli stessi giudici hanno definito “sciatta e superficiale di gestione della cosa pubblica”». Una vicenda per Fiamma tricolore che rischia «di far addirittura passare il condannato per “un vantaggio patrimoniale ad un amico del sindaco” (cit. motivazioni sentenza I° grado) da vittima buona ed incosciente della giustizia, abbattuto dal suo trono dalla vile Legge Severino».

Per questo Minnella e suoi chiedono le immediate dimissioni «per indegnità di tutti quei sindaci che abbiano firmato scientemente questo appello che non difende un sindaco dall’abuso d’ufficio bensì lo giustifica da un vero e proprio reato». Ma non solo, perché le dimissioni sono richieste anche per «chi ha modificato e diramato il comunicato».

L’invito poi, rivolto ai sindaci coinvolti, è quello di recarsi in Procura per denunciare «i gravissimi fatti accaduti con la divulgazione alla stampa nazionale di qualcosa, a quel punto, di totalmente inventato e mai da loro sottoscritto».

La strana coincidenza

Fin qui le motivazioni di Msi-Ft che si limita a mettere insieme gli indizi per un nuovo giallo edito dalla Città metropolitana di Reggio Calabria. Proprio come successo nel caso della creazione dell’Authority regionale per i rifiuti e i servizi idrici fortemente voluta da Roberto Occhiuto. Anche in quel caso, era il primo di aprile, un documento condannava in maniera esplicita l’ultima idea del presidente della giunta regionale, e fu inviata con la sottoscrizione di moltissimi sindaci. Il giorno dopo ben 46 primi cittadini si dissero indignati: «ci dissociamo – scrissero in una nota infuocata – dall’interpretazione che è stata data al documento, trasformato in attacco politico nei confronti del Presidente Occhiuto. Respingiamo ogni tipo di strumentalizzazione e ribadiamo la totale fiducia nell’attuale corso regionale».

I più maliziosi sostennero che ai sindaci del centrodestra furono tirate le orecchie e che quindi molte posizioni furono modificate nel corso della notte, trascorsa a capire se avevano firmato un documento differente da quello che gli era stato detto di sottoscrivere, o se la “solita stampa” aveva interpretato male quell’unità di intenti.

Un po’ come successo oggi con la condanna di Falcomatà e la legge Severino.

Va capito se gli amministratori metropolitani siano tanto distratti da non leggere neanche cosa vanno a firmare – e proprio sulla cautela nel mettere firme su atti si fonda la campagna contro la Legge Severino – o se gli uffici di Palazzo Alvaro modifichino, come fanno ben intendere le dissociazioni di tanti sindaci, e a loro insaputa, documenti di tale importanza.

L’importante è che qualcuno spieghi cosa succede.     

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