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“Reggio è morta”, uno slogan funereo per un centrodestra che non sa dove andare

Dietro al sedicente spontaneo corteo popolare, nato senza loghi e bandiere, ci sono i volti dei politici di centrodestra

“Reggio è morta”, uno slogan funereo per un centrodestra che non sa dove andare

“Reggio è morta”, corteo popolare che si conferma nato sotto una cattiva stella. Già rinviata per pioggia il 26 novembre, lo scorso sabato, la manifestazione del Comitato “Salviamo Reggio”, è partita da piazza De Nava, per arrivare davanti al portone di palazzo San Giorgio e concludersi davanti al teatro Cilea ancora sotto l’acqua.

Guardando da vicino, il corteo era stato ideato come un movimento di popolo per dire basta alle tasse, alle buche e a tutto quello che non va dell’amministrazione comunale, così recitava almeno il manifesto della presentazione. E questo è un primo livello: la reazione dei reggini, finora in silenzio, al malgoverno cittadino.

Dietro al sedicente spontaneo corteo popolare, nato senza loghi e senza bandiere, ci sono i volti dei politici di centrodestra, peraltro malcelati. Un’occasione per gridare in faccia all’amministrazione Falcomatà tutto il peccato originale, dalla vicenda brogli elettorali alla conferma della condanna di del sindaco in appello per il caso Miramare.

Non a caso l’idea della manifestazione si diffonde subito dopo la sentenza. Ma i cittadini non erano scontenti già da prima? Finora però non avevano pensato a scendere in piazza.

Il corteo

Espressione di libertà democratica, in un Paese democratico, il corteo partito dal cuore del centro storico: a guidare i reggini ci pensano degli animatori che coinvolgono, incitano a battere le mani, “come allo stadio” dicono. E coi cori: “Noi siamo Reggio Calabria”. Per un momento lo spettatore è smarrito: siamo in piazza o al Granillo? Perché la sensazione è esattamente quella di essere in curva Sud e tifare contro chi governa la città. Tra organizzazioni di centrodestra, tra seguaci di consiglieri dell’opposizione, anche loro i cittadini. Quelli indignati, quelli che si uniscono agli striscioni “Per amore della città andatevene”.

Gli assenti

Sarà stato il maltempo, ma in tanti hanno preferito non esserci. L’ha scritto il presidente di Confesercenti, Claudio Aloisio. «Il nome della manifestazione “Reggio è morta” per iniziare. Un concetto sul quale non sono assolutamente d’accordo. Reggio è in grandissima difficoltà, una città senza visione, senza una progettualità strategica, senza strumenti di gestione efficienti, dove troppi diritti sono negati e i servizi, quando ci sono, risultano mal gestiti. Ma Reggio non è assolutamente morta, non ancora quantomeno. Si deve rialzare per non sprofondare ulteriormente in un abisso dal quale sarebbe difficile uscire, certo. È una città ferita, mortificata, sofferente».

Anche la fondazione Mediterranea di Enzo Vitale non c’era. «Non si è partecipato alla manifestazione di piazza del 4 dicembre non perché non se ne condividesse lo spirito ma per un motivo che, apparentemente banale, per una persona di cultura non lo è. Si è sempre tentato di dare un peso alle parole e rispettarle per quello che sono o meglio che dovrebbero essere: dei segni, simboli di un’idea o di un progetto o di un modo di pensare. Lo slogan “Reggio è morta” è senza significato: se vi è un qualcosa di definitivo e non modificabile è la morte, quindi, se Reggio è morta non ha senso lottare per un qualcosa che non c’è più». 

In sintesi, è difficile pensare che un movimento che vuol far rinascere la città dalle macerie di questa amministrazione, come più volte sottolineato, possa invogliare le coscienze sotto lo slogan funereo “Reggio è morta”.

Un inizio

Trecento, quattrocento persone. “Buona la prima” dicono gli organizzatori che parlano invece di settecento presenze. La pioggia è una maledizione che ha giocato un brutto tiro, a loro avviso. E poi la frase inquietante «Se non se ne va con le buone». A seguire a ripetizione: «Questo è solo l’inizio, l’inizio di un percorso». A pronunciarle è Francesco Marcianò, uno degli organizzatori, animatore, megafono alla mano, protagonista del pomeriggio di protesta.

Il corteo e poi?

Sì l’inizio, magari adesso ci si ferma per le feste natalizie, si sta in famiglia e poi si torna ad incalzare gli amministratori perché si dimettano.
Di fatto, i consiglieri di centrodestra sono ancora sugli scranni di palazzo San Giorgio, non avendo dato per primi il buon esempio.

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