giovedì,Febbraio 29 2024

Polistena, il Comune si oppone ad Arrical e valuta il ricorso al Tar

Approvata in Consiglio comunale la deliberazione “Per l’acqua pubblica contro ogni privatizzazione”

Polistena, il Comune si oppone ad Arrical e valuta il ricorso al Tar

Il Consiglio comunale di Polistena ha approvato l’ordine del giorno “Per l’acqua pubblica contro ogni privatizzazione”, opponendosi di fatto al disegno nazionale e regionale di privatizzazione dell’acqua pubblica e dei servizi pubblici essenziali. Allo stesso tempo ha chiesto al presidente della Regione Occhiuto la moratoria delle procedure avviate e ha dato mandato ai legali di valutare un eventuale ricorso al Tar, avverso il decreto n. 60 del 30 dicembre 2022, a firma del Commissario dell’Autorita dei rifiuti e delle risorse idriche della Calabria.

La proposta di delibera

«È in atto un disegno di privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici essenziali esteso a tutti i livelli territoriali – si legge nella proposta di delibera -. La disciplina che regolamenta la materia è affidata dalla Costituzione alla legislazione dello Stato che nel tempo ha espressamente delegato le Regioni e gli enti locali a compiere sul territorio scelte verso il libero mercato e la concorrenza, ce però di sono dimostrate diametralmente opposte agli interessi e ai bisogni della popolazione. Il 5 agosto scorso,  il “Ddl concorrenza” è diventato legge, la n. 118, aprendo di fatto la strada a una nuova disciplina per l’attuazione di tale disegno che ancora non è compiuto totalmente, considerato pure che si attende l’approvazione di specifici decreti delegati che potrebbero novellare la materia.

La Regione, ignorando completamente l’evoluzione ulteriore della normativa in corso, che sicuramente non si distacca dall’impianto della deriva delle privatizzazioni, ma che potrebbe introdurre nuovi indirizzi alla governance dei bacini territoriali per la gestione associata dei servizi pubblici come l’idrico, ha approvato nell’aprile scorso, la legge n. 10 del 2022, che ha accelerato il vecchio processo avviato dalle Giunte e dai Consigli regionali precedenti di esternalizzazione dei servizi pubblici fondamentali, senza minimamente considerare però i mutamenti normativi in corso.

Il 28 dicembre scorso, è stata convocata dal presidente della Regione una riunione con i sindaci calabresi e successivamente il commissario straordinario della neonata “Autorità rifiuti e risorse idriche della Calabria”, dott. Gualtieri, ha emanato il decreto n. 60 del 30 dicembre 2022 con cui sono definite le procedure di subentro nella gestione del ciclo idrico della società Sorical Spa. Tale decreto prefigura uno scenario di cronoprogramma e alcune norme che fra le altre cose avocano all’Autorità la competenza all’incasso delle bollette, lasciando però in capo ai Comuni la fatturazione dei ruoli».

Il referendum ignorato

«Sulla gestione dei servizi pubblici locali – viene spiegato – il 12 e 13 giugno 2011 si è svolto un referendum, attraverso il quale la maggioranza del popolo italiano si è pronunciata contro la privatizzazione dell’acqua pubblica, dei beni/servizi comuni fondamentali ad assicurare la vita della popolazione, ma ciononostante il legislatore del 2011, ignorando la volontà popolare, ha cercato di neutralizzare gli effetti del referendum approvando contestualmente un decreto-legge poi convertito in legge, la n. 148 del 14 settembre 2011, cercando così di salvare lo scellerato disegno di privatizzazione dei servizi pubblici attraverso la riorganizzazione degli ambiti/bacini territoriali ottimali su base provinciale.

Ai sensi dell’art. 3 del Tuel, i Comuni, definiti quali enti locali che rappresentano la propria comunità, curandone gli interessi e promuovendone lo sviluppo, hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa e amministrativa, nonché impositiva e finanziaria nei limiti di legge e, ai sensi dell’art. 13 del Tuel, “spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto e utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico”. Proprio per la funzione “costituzionale” assegnata ai Comuni, il combinato disposto di tali norme appare inconciliabile e ogni norma che avoca a livelli sovraordinati la gestione dei servizi locali attraverso le c.d. “multiutility”, costituisce pregiudizio per le Amministrazioni locali nell’organizzazione, gestione, erogazione delle funzioni essenziali che dovranno per forza soggiacere alle logiche concorrenziali di mercato.

Quindi, valutato che la privatizzazione dei servizi pubblici fondamentali come il servizio idrico nell’attuale scenario politico internazionale, rappresenta un sicuro danno ai cittadini che come per l’energia elettrica dovranno di conseguenza subire rincari sulla tariffazione e aumenti salatissimi, e che la gestione integrata e associata del ciclo idrico, come per i rifiuti, implica l’esternalizzazione del servizio a gestori unici (multinazionali?) che badano al profitto e non ai bisogni primari della popolazione – tant’è vero che l’articolo 1 comma f) del “declaratoria” allegata al decreto n. 60 del commissario straordinario stabilisce una maggiorazione eventuale automatica rispetto alle tariffe del 2022 del 10,5% ma nessuna possibilità di diminuzione della stessa – non si comprende cosa dovranno fare i Comuni, ossia se continuare a contabilizzare i residui attivi e passivi derivanti dalla gestione del servizio avvenuta negli anni in autoproduzione».

I dubbi

Detto questo, ci si interroga se i «debiti e crediti saranno cancellati dai bilanci o rimarranno nella pancia degli enti. Sottolineato che la legge regionale n. 10/2022 risulta pertanto uno strumento già superato – si legge ancora nella proposta di delibera – poiché in attesa di approvazione dei decreti delegati come stabilito dall’art 8 della legge n. 118/2022, sarebbe ragionevole e più prudente attendere il completamento della disciplina normativa di settore ancora in disordine e in fase di assestamento. Questa invece, stabilisce un unico ambito regionale per la gestione dei servizi sotto l’egida dell’“Autorità rifiuti e risorse idriche della Calabria”, sottraendo così la maggior parte degli enti territoriali, ossia comuni, province, città metropolitane, al governo e al controllo sui servizi fondamentali che pure secondo le linee guida dello Stato avrebbero potuto salvarsi da questa imposizione, dimostrando l’efficienza e la virtuosità del servizio in autoproduzione.

Le norme presenti nella legge regionale 10 – secondo l’Amministrazione comunale di Polistena – appaiono in contrasto, a proposito di ambiti e bacini territoriali ottimali, con le indicazioni della legge del 14 settembre 2011 n. 148 art 3-bis, che così recita: “La dimensione degli ambiti o bacini territoriali ottimali di norma deve essere non inferiore almeno a quella del territorio provinciale. Le regioni possono individuare specifici bacini territoriali di dimensione diversa da quella provinciale, motivando la scelta in base a criteri di differenziazione territoriale e socio-economica e in base a principi di proporzionalità, adeguatezza ed efficienza rispetto alle caratteristiche del servizio, anche su proposta dei comuni, presentata entro il 31 maggio 2012 previa lettera di adesione dei sindaci interessati o delibera di un organismo associato e già costituito ai sensi dell’articolo 30 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267”. Ciò – sottolinea l’Amministrazione comunale – contraddice con quanto compiuto negli anni precedenti dalla Regione in tema rifiuti, ovvero con la costituzione di ambiti di dimensione provinciale corrispondenti ai confini rispettivi delle cinque province calabresi».

Servizi essenziali in autoproduzione

Dopo questa premessa, l’Amministrazione comunale di Polistena, tiene a sottolineare come negli anni abbia «sempre cercato di mantenere i servizi essenziali “in autoproduzione”, favorendo così la stabilizzazione di lavoratori ex di pubblica utilità e socialmente utili per assicurare la corretta erogazione, il cui costo del lavoro è in parte sostenuto dai bilanci degli enti locali; compiuto scelte e investimenti per assicurare la tendenziale autosufficienza dell’approvvigionamento idrico, minimizzando la spesa per l’acqua nei confronti di Sorical e garantito la piena efficienza delle fonti di captazione idrica h24, tant’è che per evitare la carenza nella stagione più calda a Polistena si è recentemente realizzato un pozzo nell’abitato di monte, investendo risorse aggiuntive nel bilancio 2022 per il collegamento nel serbatoio generale. Inoltre – afferma – abbiamo calmierato la tariffazione abbattendo il costo dei ruoli idrici e non abbiamo mai aderito a società consortili, appunto Sorical, con qualifica di gestore unico dei servizi d’ambito».

L’Amministrazione comunale chiede la moratoria delle procedure

Pertanto, «in ragione delle battaglie compiute sempre a tutela dei cittadini contro le politiche di privatizzazione dei servizi fondamentali come, acqua, gas, rifiuti», l’Amministrazione comunale di Polistena, «al fine di proteggere il lavoro dei dipendenti inquadrati negli organici del comune preposti all’assolvimento delle medesime funzioni, nonché i consumatori finali destinatari di sicuri rincari che dovranno coprire i profitti e gli investimenti del gestore unico», chiede «la moratoria di ogni procedura in corso relativa all’istituzione dell’“Autorità rifiuti e risorse idriche della Calabria” che prefigura la privatizzazione dei servizi fondamentali, primo fra tutti quello idrico con sottrazione del governo, del controllo, della gestione del ciclo idrico agli enti locali e territoriali e dunque anche al Comune di Polistena».

Eventuale ricorso al Tar

Infine, l’Amministrazione comunale ha dato mandato al responsabile del settore Affari generali del Comune di valutare, insieme al servizio legale, «ogni possibile profilo di incostituzionalità e di illegittimità della legge regionale n. 10/2022 con la conseguenza di riservarsi l’opposizione per via giudiziaria, in particolare ricorrendo avverso il decreto n. 60 del 30 dicembre 2022, con la censura di tutti i profili che spogliano gli enti locali di prerogative e competenze proprie», trasmettendo la deliberazione all’attenzione delle autorità nazionali e regionali, al Ministero competente, al presidente della Regione e agli organi di governo e gestione, al Consiglio regionale, ai prefetti di Catanzaro e di Reggio e al sindaco metropolitano f.f. di Reggio Calabria.

Articoli correlati

top