domenica,Febbraio 25 2024

De Micheli si fa strada nel Pd: «La mia è l’unica proposta di riforma del Partito»

La candidata alle Primarie del Pd in visita a Reggio nella sede di via Filippini è stata accolta dal segretario regionale Nicola Irto. Ribadito il no all’Autonomia e la fedeltà al 41-bis. Stop all’unanimismo di facciata: «Ha prodotto solo danni»

De Micheli si fa strada nel Pd: «La mia è l’unica proposta di riforma del Partito»

«Credo che ci si debba riposizionare sulle persone. La sinistra ha una misura sola: la trasformazione della vita delle persone. Quindi io credo che in questo congresso dovrebbero venire fuori le idee per rendere migliore la vita delle persone e trasformare la società. Questa è la missione del Partito Democratico».

Si presenta così Paola De Micheli, ex ministro candidata alle Primarie del Partito democratico, in visita oggi a Reggio Calabria. Ad attenderla nella sede di via Filippini c’è il segretario regionale Nicola Irto, e ci sono i dirigenti locali – il segretario provinciale Antonio Morabito e l’omologa cittadina Valeria Bonforte – ma anche il consigliere regionale Raffaele Mammoliti, atteso al congresso regionale della Cgil che si sta svolgendo in città; e gli ex parlamentare Enza Bruno Bossio e Nicola Adamo, e anche Sebi Romeo.

A fare gli onori di casa proprio il senatore Irto che ha salutato con soddisfazione la visita cittadina della De Micheli: «Nell’ultimo congresso nazionale di quasi quattro anni fa la Calabria è stata vista un pò come una terra in cui non bisognava andare a discutere del Congresso. Non venne nessuno in Calabria a chiedere il consenso, come se la Calabria non dovesse partecipare al Congresso nazionale. Il fatto che oggi tutti i candidati alla segreteria nazionale o comunque gran parte dei candidati vengano in Calabria stiano parlando con i nostri circoli, stiano girando la nostra regione, stiano parlando con la nostra comunità, sentendo le esigenze e le speranze di questa terra, io penso che abbia un valore enorme per il nuovo corso del Partito Democratico».

«Sono particolarmente contento che Paola sia qua – ha poi aggiunto Irto -, è una dirigente nazionale che conosce davvero nelle viscere il partito, è stata ministra della Repubblica alle infrastrutture, è stata vicina alla Calabria e attenta ai bisogni di questa regione. Ci ha sempre risposto al telefono, che non è una cosa scontata in questo partito, in questo paese e in questa regione. Le porte del Pd calabrese sono aperte per Paola De Micheli e per tutti i candidati, e stiamo lavorando con una forte spinta organizzativa per garantire un congresso nazionale non solo nel pieno rispetto delle regole ma nella più ampia e larga partecipazione possibile».

De Micheli: «L’unanimismo di facciata ha fatto solo danni»

De Micheli ringrazia e si dice convinta anche del fatto che la contendibilità e il confronto siano il sale della democrazia mettendo al bando quella “unanimità pelosa” che sa tanto di inciucio: «Io non sopporto più l’unanimismo di facciata. Abbiamo visto dimettersi o farli dimettere troppi segretari che pochi giorni prima avevano raccolto unanimità nella direzione nazionale, perché era unanimismo di facciata. Io non mi sono mai sottratta a dire quello che penso e a votare coerentemente con quello che penso. Questa libertà e questa valorizzazione delle differenze è una delle forze del Partito Democratico, e silenziarla trasformando la giusta doverosa e necessaria unità in unanimismo è stato un errore, perché non ci ha consentito di cambiare, di fare evolvere il nostro sistema, le nostre regole interne, e ha ridotto la trasparenza e la democrazia dentro il Partito Democratico. Quando e se sarò segretaria, non voglio avere attorno gente che mi dà sempre ragione, voglio avere attorno persone che mi dicono quando sbaglio, che mi aiutano a stare sempre fuori dalla zona di comfort».

«La mia mozione è diversa da quella di tutti gli altri. Non c’è niente di sovrapponibile alle mozioni degli altri candidati sulla riforma del partito. Io sono l’unica che fa una proposta di riforma del partito. Siamo ancora tutti legati al programma elettorale del 25 di settembre. Facciamo un passo in più. Io credo che questo il confronto anche conflittuale sia sano e che sia una delle forze del Partito Democratico che vada ripristinato. I miei competitor sono tutti fermi sul tema del paese al programma del 25 di settembre e gli ho detto, in televisione, nelle interviste, di persona, che devono andare oltre quel programma perché abbiamo già perso con quel programma e se non c’è qualcosa in più, cioè se restiamo lì a mestare, la gente non viene più a votare».

De Micheli: «Nel Pd maschilista c’è idea che le donne vadano scelte»

La sua non è l’unica candidatura rosa per le Primarie. Un fatto che in più occasioni è stato messo in evidenza, per esempio da Enza Bruno Bossio che in Calabria fa la spalla della candidata sin dal primo minuto della candidatura: «Io ho scelto Paola perché una donna – ha detto l’ex parlamentare – ma non una donna qualsiasi, una dirigente di partito che tra l’altro ha fatto tanto per la Calabria e per il mezzogiorno. Quindi credo che comunque vada Paola sarà il punto di forza del nuovo Partito Democratico».

De Micheli da parte sua non nasconde il machismo che ha contrassegnato la vita del Partito democratico, e va dritta al cuore del problema: «I dati parlano da soli, siamo arrivati al punto più basso negli ultimi 15 anni di rappresentanza femminile in Parlamento. Abbiamo un numero molto limitato di sindaci donne iscritte al Partito Democratico. Nel Pd c’è un maschilismo figlio dell’idea che le donne debbano essere scelte. Io non sono mai stata scelta per arrivare dove sono arrivata e ho scelto con chi stare, perché starci e quando starci, e questa mia scelta libera, senza correnti, della candidatura dimostra per l’ennesima volta un certo fastidio per le donne militanti. Il Partito Democratico tende a chiamare le donne dalla società civile e ha valorizzare meno le donne militanti. Tranne quando c’è da lavorare, da fare volantinaggi, banchetti, organizzare le iniziative per le campagne elettorali. Non può funzionare così. Il punto di vista femminile è un punto di vista che trasforma la società e le persone questo si aspettano».

De Micheli: «Trasformare il reddito di cittadinanza in reddito universale»

Oltre al cambiamento del partito De Micheli ha una lista di cose da fare “assolutamente”, a partire dalla politica del lavoro «molto più chiara, radicale e netta» con il nuovo Statuto dei lavoratori che riconosca i diritti a tutti, anche alle partite Iva; diritti universali, come anche il salario minimo, che però non è una misura solo economica per migliorare la condizione salariale ma è un diritto individuale e universale: «Credo che dobbiamo cominciare a ragionare della riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio; credo che dobbiamo riscrivere il reddito di cittadinanza e trasformarlo nel reddito universale e poi la transizione ambientale. Noi abbiamo due problemi, da una parte non ci sono abbastanza risorse per farla per davvero e dall’altra abbiamo un governo di destra che vuole trasformare la transizione ambientale in un nemico. Questa è un rischio gravissimo perché il condizionamento culturale sulla transizione ambientale può trasformare questo paese in un paese medioevale invece che un paese moderno che va verso uno sviluppo economico sostenibile. Per noi, addirittura la transizione ambientale non è solo l’ecologia integrale di Papa Francesco, il pianeta che si salva insieme alle persone e le persone che si salvano insieme al Pianeta, ma è anche un grande strumento di nuove politiche industriali»

De Micheli: «L’Autonomia è fuori dal tempo. Mantenere il 41-bis»

I temi dell’attualità politica non possono che influenzare il dibattito congressuale in corso. De Micheli lo sa, anche se la sua bussola rimane la rifondazione del Partito che comunque anche sul tema dell’Autonomia differenziata ha visto posizioni diversificate.

«La soluzione di applicazione dell’Autonomia, oggi, determinerebbe un peggioramento delle disuguaglianze che già attanagliano questo paese. È una questione del sud, ma non solo del Sud, anche delle aree interne del centro e del nord, perché oggi le disuguaglianze sono anche all’interno delle stesse regioni. Prendiamo il tema della sanità: è diverso curarsi in una città capoluogo di regione e curarsi in una città di provincia, anche al nord, non solo al sud, quindi l’autonomia è proprio fuori dal tempo. Credo che non ci sia, in questo momento, nessuna possibilità di applicare quella parte della Costituzione se vogliamo davvero rispondere con atti concreti per l’uguaglianza».

Argomento caldo del momento anche la riforma generale della giustizia, ma ancor di più i temi dell’opportunità o inopportunità del 41-bis. «Io sono per il mantenimento del 41 bis senza se e senza ma. Credo che la decisione su Cospito debba essere una decisione tecnica perchè ci sono delle regole e le applicano i magistrati e il Dap, penso che la discussione sul 41-bis sia molto pericolosa perché il 41-bis ha dato dei risultati. Io sono garantista, ma una volta che uno è stato condannato e c’è la certezza del reato su questioni di terrorismo e di mafia non si può che essere inflessibili. Attenzione oggi al 41-bis il 95% sono mafiosi»

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