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Reggio, la Regione chiede 30 milioni al comune per i rifiuti. Palazzo San Giorgio: «Abbiamo cancellato il nostro debito»

Dalla Cittadella recapitato un decreto ingiuntivo per riscuotere la tariffa dal 2016 al 2018, ma il Settore Ambiente rilancia: «Non avete aderito al Piano di rilevamento dei debiti commerciali»

Reggio, la Regione chiede 30 milioni al comune per i rifiuti. Palazzo San Giorgio: «Abbiamo cancellato il nostro debito»

Regione e Comune sono (di nuovo) ai ferri corti. Anzi cortissimi. L’ultimo scambio epistolare tra il Dipartimento Territorio e tutela dell’ambiente della Cittadella e il Settore Ambiente di Palazzo San Giorgio, la dice lunga su una norma – la procedura di rilevazione dei debiti commerciali certi, liquidi ed esigibili – che non ha convinto più di qualcuno.

Anche perché, la materia del contendere, è la Tariffa per il conferimento dei rifiuti riferita agli anni 2016-2017-2018. La Regione insomma batte cassa e lo scorso 13 marzo ha bussato al portone del Comune recapitando un decreto d’ingiunzione di ben 30.597.460,01 euro, oltre gli interessi maturati e maturandi.  

Il Piano di rilevamento dei debiti commerciali

Il Comune di Reggio Calabria è rientrato tra i beneficiari delle disposizioni contenute nella legge di Bilancio 2022 con la quale si dava il via libera alla predisposizione di un piano di rilevazione dei debiti commerciali certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2020. A tal proposito Palazzo San Giorgio ha pubblicato un avviso che assegnava ai creditori il termine di 60 giorni per la presentazione delle richieste di ammissione per il riconoscimento del credito che attraverso un’apposita transazione sarà pagato tra il 40 e l’80% della cifra riconosciuta, a seconda dell’anzianità dello stesso. In più, si stabiliva che la mancata presentazione della domanda nei termini assegnati da parte dei creditori determinava l’automatica cancellazione del credito vantato.

Nell’immediato, fu l’assessore al Bilancio Irene Calabrò a dichiarare che comunque la norma non era chiara quando stabiliva che Il creditore che non partecipa alla transazione, e quindi all’ammissione per il riconoscimento del credito, perdeva il diritto allo stesso. Tanto che furono chieste delucidazioni anche al Ministero, perché in tanti gridavano all’incostituzionalità della norma. Ma l’assessore si consolava con il fatto che le nuove disposizioni si sarebbero potute estendere soprattutto ai grandi creditori, e tra questi la Regione.  

Fatto sta che il Piano di rilevazione è stato approvato in giunta con delibera del 27 ottobre 2022 in fase “provvisoria”, registrando 3400 richieste di pagamento per un ammontare di quasi 180 milioni.

Le richieste della Regione

Lo scorso 13 marzo dalla Cittadella è partito un decreto d’ingiunzione per oltre 30 milioni con causale “Tariffa conferimento rifiuti anni 2016 2017 2018”, con l’avvertimento e diffida che, in mancanza dell’integrale pagamento entro i termini, si procederà ad esecuzione forzosa.

In realtà Comune e Regione hanno a lungo dialogato sul debito di Palazzo San Giorgio, e nel decreto in questione si ricorda che alla richiesta della Cittadella di predisporre il Piano di rientro per le annualità 2016/17/18.

Nell’ottobre 2022 dal settore Finanze ed Economato del Comune e dal settore Ambiente, è stato chiesto al Dipartimento di voler effettuare una verifica in merito alla correttezza della richiesta e alle attività da porre in essere, con l’avviso che in mancanza di riscontro, sarebbero state applicate le disposizioni di cui all’art 1 comma 574 della L.234/2021, cioè quelle relative alla rilevazione dei crediti commerciali, presupponendo quindi l’esclusione della Regione dai creditori dell’ente.

Il Dipartimento espresse «le ovvie motivazioni» per il quale non era stato chiesto l’inserimento del credito vantato per tariffa nella rilevazione dei debiti «vincolato prioritariamente al pagamento dei debiti commerciali».

In soldoni, per la Regione, non ricorrendo i presupposti dell’applicabilità di quella legge, avrebbero dovuto «provvedere al pagamento integrale di quanto dovuto per tariffa, coperta dalle correlate entrate vincolate per Tari, con fondi diversi dal contributo de quo». Insomma la tariffa sui rifiuti per la Cittadella non ha natura commerciale, perché la tariffa la pagano i cittadini e la Regione che incassa, poi le riversa alle discariche.

Una procedura non seguita invece per il debito idrico che, in virtù di una transazione già esistente, era sceso da 80 a 64 milioni e quindi rateizzato attraverso il ricorso al Piano di rilevazione dei debiti di Palazzo San Giorgio.

Il “niet” di Palazzo San Giorgio

Il Comune di Reggio Calabria però non ci pensa proprio a fare un passo indietro e ricorda nella nota di risposta al Dipartimento regionale che con nota del 14 novembre dello scorso anno, è stata motivata la mancata presentazione dell’istanza per «…l’impossibilità oggettiva ad adottare atti transattivi, che provocano inevitabilmente squilibri nel proprio bilancio…».

Motivazione che per Palazzo San Giorgio «non giustifica l’omesso adempimento obbligatorio di presentazione nel termine prescritto, a pena di decadenza, per cui il preteso credito, comprensivo di quello afferente a conguagli e ad altre annualità, è ormai automaticamente e irrimediabilmente cancellato, a tutti gli effetti di legge».

Insomma, anche la Dirigente ad interim, Loredana Pace, mostra i muscoli e invita il Dipartimento a prendere atto dell’intervenuta cancellazione, ex lege, «di tutti i crediti afferenti al “servizio di trattamento rifiuti” per tutto il periodo antecedente al 31.12.2020, e a provvedere alla revoca in autotutela dell’ordinanza – ingiunzione di pagamento, entro il termine di cinque giorni», specificando che in assenza di revoca si passerà alle vie giudiziarie.

Cosa succede adesso?

Cosa succederà adesso non è facile da prevedere. Tanto la Regione che il Comune ritengono di aver agito nei termini di legge. Ma per il momento il coltello dalla parte del manico sembra lo abbia la Regione che in una sorta di azione ritorsiva verso il Comune “canaglia” di Reggio Calabria, sembra essere intenzionato a bloccare alcuni importanti finanziamenti di altrettanti importanti opere tra cui – dicono i soliti ben informati – le pensiline del parcheggio del Cedir, il parcheggio di interscambio del nuovo Palazzo di Giustizia e l’ormai famigerato ponticello sul Calopinace che collegherà il lungomare al Parco lineare sud. Roba che si aggira tra i 10 e i 20 milioni di euro.

Palazzo San Giorgio dal canto suo deve fare i conti con il debito ormai decennale con la Regione tra i 64 milioni per l’idrico (rateizzato e per ora rispettato), gli oltre 50 milioni per i rifiuti (se si considerano gli anni mancanti 2019/20/21/22) e circa 20 milioni di partite restitutorie (vale a dire soldi che sono stati anticipati dalla Regione ma mai utilizzati dal Comune). Sullo sfondo un numero crescente di progetti decaduti che tradotto significa soldi persi per il Lido comunale, la strada dei Fortini o il “Metropolitan Mobility System” (MMS), storia iniziata più di dodici anni fa e conclusasi con un flop nel 2021, insieme ad una serie di progetti di edilizia pubblica.

Oltretutto se passa la linea del Comune, che prevede il non pagamento della tariffa dei rifiuti, ci si chiede che fine faranno quei 30 milioni richiesti dalla Regione e che sono sostanzialmente soldi dei cittadini che hanno pagato un servizio troppo spesso insufficiente.

Saranno forse utilizzati per abbattere i costi della tariffa per i prossimi anni, così come annunciato in pompa magna troppe volte in passato? Se fosse così sarebbe un grande successo di Palazzo San Giorgio e uno scivolone per la Regione.

Ma quasi sicuramente, ad oggi, a decidere saranno… i tribunali.

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