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Ponte sullo Stretto, Csoa Cartella contro Caminiti: «Dichiarazioni ambigue che ci hanno disorientato»

Durante la manifestazione per dire no alla mega opera dal palco dopo l’intervento del sindaco di Villa San Giovanni si è alzata una richiesta di chiarezza: «Indignati dell’amministrazione chee ha puntato più sulle pecche tecnico scientifiche che su una visione globale di città e territorio»

Ponte sullo Stretto, Csoa Cartella contro Caminiti: «Dichiarazioni ambigue che ci hanno disorientato»

«Parlo a nome del Centro Sociale Occupato Autogestito “Angelina Cartella” di Reggio Calabria e nel contempo come cittadina di Villa (Case Alte). Da 22 anni il Centro sociale è attivo nella difesa del nostro territorio ed ha rappresentato un punto nevralgico della lotta No ponte sul versante calabrese. Ci siamo resi conto che spesso le persone (almeno quelle che non sono sul libro paga delle lobby e delle clientele partitiche e politiche varie) sono favorevoli al Ponte sullo Stretto solo perché vogliono un cambiamento dello status quo. Ma il Ponte non è certo la soluzione per superare degrado, isolamento e mancanza di opportunità lavorative».

La manifestazione

Rosalba Marotta senza peli sulla lingua sul palco della manifestazione contro il ponte ha chiarito una posizione che non ha fatto sconti a nessuno. «Ottenere infatti infrastrutture necessarie ad una vita dignitosa non può e non deve essere oggetto di ricatto o di scambio. In questa trappola cadono facilmente molte amministrazioni, attirate dal meccanismo delle opere compensative. Argomenti come la costruzione del Ponte (così come di altre mega infrastrutture calate dall’alto e decise spesso in segrete stanze) non sono solo una questione tecnico-scientifica, ma coinvolgono le nostre comunità in modo diretto, dal punto di vista politico, sociale, economico e soprattutto ecosistemico.

Ed è per questo che ci hanno disorientato e fatto indignare l’ambiguità di alcune dichiarazioni dell’amministrazione di Villa San Giovanni, ché ha puntato più sulle pecche tecnico scientifiche che su una visione globale di città e territorio. Atteggiamenti e dichiarazioni ambigue hanno dato disorientamento e confusione tra i cittadini anche quelli che quest’amministrazione l’hanno votata. Prendiamo atto delle dichiarazioni della sindaca su questo palco».

Lo scontro

Uno scontro a muso duro che chiede, nonostante la presa di posizione attuale dell’amministrazione, di essere più incisivi nel sostenere le ragioni del no. Posizioni che negli anni hanno visto cambi di casacca che qualcuno, di buona memoria, ricorda ancora.

«Noi non vogliamo essere né la città sotto il Ponte, né tanto meno la città che guarda ai Ponte. Non ci riconosciamo nella posizione di chi vede il Ponte come opera non prioritaria o legata ad una presunta fattibilità tecnica. Non dimentichiamo che altri partiti Oggi qui presenti in questi anni hanno occhieggiato es una possibile resurrezione dell’opera ponte sullo stretto. Noi vogliamo un NO al Ponte che sia deciso e definitivo. Noi sul – progetto del Ponte e sulla società Stretto di Messina ci vogliamo mettere finalmente una pietra tombale. Perché il Ponte non è compatibile con la salvaguardia e la protezione della biodiversità naturale e sociale di questi luoghi, già profondamente compromessi».

Le divisioni

L’opera, insomma, continua a dividere, Il Ponte «propinato come un progetto indispensabile, una priorità al di sopra delle nostre case, delle nostre coste, dei nostri fondali, delle nostre vite. Quando avranno finito di espropiarci di tutto, di estrarre valore dalla nuda vita, cosa ci resterà? La priorità, per noi, è invece rivendicare una vita dignitosa, organizzando la nostra autodeterminazione. Scardinando un concetto di progresso arrogantemente antropocentrico e incamminandoci verso una strada in sintonia con la natura e la società tutta.

Questa manifestazione si inserisce in un nostro lavoro politico più ampio perché se almeno al momento siamo tutti d’accordo sull’irrealizzabilità di quest’Opera, altre in questi luoghi sono le minacce all’orizzonte, come per esempio la centrale di accumulo idroelettrico mediante pompaggi dell’acqua del mare che la multinazionale dell’energia rinnovabile Edison intende piazzare a 520 metri da Favazzina in piena zona di protezione speciale della Costa Viola. Ci vogliono zona di sacrificio e allora noi autorganizziamoci per contrastare l’esproprio del nostro futuro».

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