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“Ducale”, le recriminazioni di Minicuci: «Ho segnalato illegalità ma non è stato fatto nulla»

Per il candidato sindaco del centrodestra alle elezioni del 2020 c’è stata una «situazione coordinata e concertata che ha portato anche a fare cose illegali»

“Ducale”, le recriminazioni di Minicuci: «Ho segnalato illegalità ma non è stato fatto nulla»

Nino Minicuci oggi sarebbe Sindaco di Reggio Calabria, o meglio: lo sarebbe stato se non avesse perso “a causa dei brogli” al ballottaggio contro Giuseppe Falcomatà. A dirlo è proprio lui, il candidato sindaco del centrodestra alle scorse elezioni amministrative di Reggio Calabria, firmando una lettera aperta ai consiglieri comunali di centrosinistra.

A distanza di quattro anni, e con l’inchiesta Ducale a bussare alle porte di Palazzo San Giorgio, Minicuci torna sui fatti, li ricostruisce, cerca la sua rivincita morale per un’elezione a primo cittadino mancata. Ai nostri microfoni si lascia andare ad affermazioni per niente sibilline: c’era chi sapeva quello che stava succedendo, e non ha fatto nulla. Ed era stato lo stesso candidato sindaco del centrodestra, come ci racconta, ad informare chi di competenza.

«Informai il prefetto ma non fece nulla»

«C’erano un po’ di chiacchiere in giro – racconta Nino Minicuci a ilReggino.it – ma nessuno poteva presupporre che ci fossero stati brogli di questa dimensione. Non è solo una questione di brogli, ma anche di pressioni sui soggetti coinvolti per andare a votare Falcomatà. C’è stata una situazione coordinata e concertata che ha portato anche a fare cose illegali, che io avevo segnalato immediatamente anche al prefetto di allora».

Minicuci addebita quindi, seppur indirettamente, al mancato intervento del Prefetto di allora la sua sconfitta al ballottaggio.

«Il prefetto non fece nulla. Durante la campagna elettorale, Falcomatà ha inaugurato opere non completate e intitolato strade, cose che non poteva fare nemmeno se fossero state completate. Addirittura intitolando strade a parenti di persone che vivevano lì. Azioni che in campagna elettorale non poteva fare. Questa situazione l’ho prontamente segnalata alla prefettura che doveva fare degli atti che non ha fatto. Quando lo dissi al Prefetto di allora, lui si rivolse al Vice Prefetto che c’era lì chiedendo “ma non abbiamo fatto nulla?”. Poi, però, non mi hanno fatto sapere niente».

La situazione era, quindi, veramente pesante per Minicuci: se Klaus Davi avesse avuto il seggio in Consiglio Comunale «avrebbe fatto l’apparentamento con me e non con Falcomatà, perché aveva qualche notizia in più. Se quindi fossi stato avanti al primo turno, molte persone si sarebbero avvicinate a me e sarebbe stato tutto un altro mondo. Il problema è che le elezioni sono state alterate».

C’è un filo conduttore con il caso dossieraggio?

«Una persona onesta come me ha perso le elezioni a causa di queste porcherie», afferma Minicuci perentorio. A sapere di ciò che stava accadendo, per l’esponente della Lega, sarebbe dovuto essere il Partito Democratico che «avrebbe dovuto chiedere di rifare le elezioni».

Ma la “macchina diabolica” contro l’elezione di Minicuci passerebbe anche da Perugia, dove lo stesso ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica relativamente al caso Dossieraggio, di cui sarebbe stato oggetto in prima persona lo stesso Minicuci.

«Striano e Laudati, prima di Salvini e Crosetto, hanno iniziato con me – afferma -. E mi hanno attenzionato soprattutto dal momento in cui sono stato candidato fino a quando è finita la campagna elettorale, ed oltre. Non hanno trovato nulla da dire su di me, nemmeno una spilla».

Per Minicuci sembra quindi tutto collegato in un disegno – o un intreccio di disegni – al limite del trascendentale. Leggendo tra le righe, ci si pone la domanda: c’è un filo conduttore con il caso dossieraggio? Qualcuno ha spinto affinché Minicuci fosse attenzionato da questi presunti dossier per influenzare la campagna elettorale reggina?

«Situazioni anomale sono state registrate dai Pm – dichiara – quando dicono che c’era un certo soggetto che aveva dato una mano ed era, caso strano, il genero del boss. Capisco che, magari fosse capitato a me, ero “straniero”, ma io credo che Falcomatà o chi per lui lo sapesse chi fosse, tant’è vero che è andato, se è vero quello che dicono i Ros e cioè i Carabinieri, ed i Pm, a casa del boss per ringraziarlo. Ma di che cosa? Non lo so, lo stabiliranno i giudici, ma è qualcosa di molto grave».

Nuove elezioni? «Ho già dato»

Oggi, in quota Lega, il già candidato primo cittadino sembra volere una rivincita morale per Reggio. E così Antonino Minicuci, detto Nino per gli amici, la “svolta buona” deriverebbe dalle dimissioni in massa del consiglio comunale della città dello Stretto. Lo sguardo è già verso nuove elezioni. 

«Il Pd – conclude – applica due pesi e dieci misure. Toti, una persona per bene, viene incolpato per settantamila euro in tre anni di contributi tracciati al partito senza intascare un euro, mentre il disastro di Reggio Calabria viene ignorato. Il centrodestra deve procedere speditamente a verificare il programma elettorale. In occasione della presentazione del Dup ho fatto un lavoro enorme che può essere utilizzato per la rinascita della città. Saranno le forze politiche a individuare il programma e le persone per realizzarlo. Io ho dato il mio contributo onestamente e ho mantenuto le promesse fatte ai cittadini».

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