COVID 19. LETTERE A MIA MADRE – Il tempo della paura

Sensazioni, paure e speranze ai tempi del Coronavirus, nelle lettere che Valeria indirizza a sua madre. Il racconto di una quotidianità radicalmente cambiata dalla pandemia
Sensazioni, paure e speranze ai tempi del Coronavirus, nelle lettere che Valeria indirizza a sua madre. Il racconto di una quotidianità radicalmente cambiata dalla pandemia

di Valeria Guarniera – La musica mi ha sempre accompagnato, e sono tanti i momenti che hanno una colonna sonora. Del resto tu e papà ci avete abituato a vivere con la musica in sottofondo, in casa una collezione variegata con più di mille vinili, le musicassette per i viaggi in macchina e una canzone per ogni occasione.

“Time, waits for nobody…”, stavo ascoltando questa canzone, la voce di Freddie Mercury riempiva la stanza ed io, per la prima volta da quando Covid 19 è entrato nelle nostre vite, scoprivo di avere paura.

Time, waits for nobody, mentre Freddie cantava del tempo, il tempo – lento, annoiato, privato ormai del suo valore – passava senza lasciare traccia.

La giornata era cupa. Il cielo grigio. Le strade vuote. Una pioggia sottile scendeva silenziosa. Il tempo – ormai umile Caronte che semplicemente ci traghettava nel viaggio lento delle ore – sembrava sospeso…

Il suono di un’ambulanza. Due uomini coperti da capo a piedi, abiti bianchi sterilizzati, guanti e mascherine venuti a prendere e portar via altri “contagiati”.  Era la prima volta che assistevo ad una scena del genere, senza sapere che presto sarebbe diventata una triste abitudine.

Ogni giorno la conferenza stampa della Protezione Civile ci aggiornava sulla situazione, gli approfondimenti con le opinioni degli esperti esponevano teorie spesso contradditorie tra di loro, i tg raccontavano i fatti con le previsioni sulle varie fasi e i grafici sull’andamento della pandemia. In Italia. In Europa. Nel mondo. Numeri pazzeschi. Ma è stato quel momento – come uno schiaffo in pieno viso – che mi ha messo di fronte alla realtà. Freddie cantava, ed io, una terrona semplice trapiantata momentaneamente al Nord – con il naso dietro una finestra a piano terra, tristemente senza panorama, in una casa troppo lontana dalla mia  – prendevo consapevolezza che ciò che stavamo vivendo mi faceva paura. Che i  numeri, erano persone. E che quelle persone, potevamo essere anche noi…

“Persino il dolore più atroce si addomestica”, canta Carmen Consoli in una delle mie canzoni preferite. E’ vero, mà, l’ho provato sulla mia pelle. Ed ho scoperto, in questi mesi, che vale anche per la paura. Il suono delle sirene che, prepotente, entrava dentro casa, le ambulanze libere di andare per le strade per nulla trafficate, quel vociare al supermercato “oggi ne hanno presi altri due, sono risultati positivi, chissà con chi sono entrati in contatto, mi sembra di averli visti in farmacia, l’altro giorno”: con il passare del tempo, anche quella è diventata una routine che non mi sconvolgeva più. Ma è stato quel giorno che ho toccato con mano. Che ho avuto paura. Paura vera. Inaspettata. Prepotente e prorompente. Paura di non avere tempo. Paura di non fare in tempo. Paura di non essere padrona del mio tempo. Paura di non poterlo più vivere il mio tempo.

Ci sono momenti che segnano un prima e dopo nella sfera personale di una persona, che stravolgono e mettono tutto in discussione, quello è stato il mio. E ci sono momenti che entrano a far parte della memoria collettiva, che stravolgono persino i cuori più duri, che alimentano il senso di incertezza e di precarietà: quei carri armati per le strade di Bergamo che portavano i corpi dei tanti – troppi – morti, chi li potrà mai dimenticare? Dolore e lacrime. Quello è stato il tempo del silenzio…

Tempo: quello che più abbiamo avuto in questo periodo è quello che più ci è mancato… la frenesia del volere tutto e subito. La lentezza, nel godersi i singoli istanti. La noia di un tempo che cammina piano, appesantito dai pensieri, cullato dai ricordi…

Il Tempo, che è poco, non basta mai. E poi è troppo, e ti sembra di buttarlo via. E impone scelte: il tempo da dedicare e quello da sottrarre, il tempo da perdere e quello da recuperare…

Sono due facce della stessa medaglia, il tempo e la paura. Due dimensioni intrecciate che si influenzano a vicenda. E condizionano la vita di una personalità fragile e insicura, come la mia.

Il rimpianto del tempo passato.

L’attesa per quello futuro.

Mentre la vita scorre in quello presente, tra un “potevo” ed un “farò”.

“Time, waits for nobody”. Il tempo non aspetta nessuno, mà… e noi, purtroppo, lo sappiamo bene.

Chissà se lì, dove sei ora, il tempo esiste. Sicuramente esiste la musica…