venerdì,Giugno 14 2024

Reggio sprofonda, ma alla politica non importa

Reggio vive uno dei peggiori periodi della sua storia. Servirebbe un Governo di salvezza cittadino. Ma la sua classe dirigente pensa ai propri interessi

Reggio sprofonda, ma alla politica non importa

Reggio Calabria vive uno dei peggiori periodi della sua storia, ma il suo ceto politico, la sua presunta classe dirigente, non se ne occupa e preferisce il piccolo cabotaggio, i risibili posizionamenti personali, gli interessi spiccioli e perfino meschini, in un periodo come questo.

Una città piegata dalla recessione, dalla disoccupazione, dalla malavita organizzata, dagli effetti del Covid e ora da quelli della crisi ucraina, avrebbe bisogno di un Governo di salvezza cittadino, capace di tenere insieme tutte le forze politiche nel segno della responsabilità e con l’obiettivo di fare uscire Reggio dal pantano in cui si trova. 

Invece, niente. I politic(ant)i dello Stretto sembrano interessati solo a incassare i miseri dividendi elettoral-clientelari che derivano dai ripetuti fallimenti della parte avversa.

Lo spettacolo messo in piedi in questi ultimi giorni dal centrosinistra al potere è, in questo senso, mortificante. Consiglieri di maggioranza e personaggi in cerca di autore che – mentre attorno tutto crolla – si accapigliano e danno vita a crisi lunari, da cui emerge solo il loro affannarsi per ottenere qualche delega, uno strapuntino, una poltroncina in più.

È un teatrino tanto più deprecabile quanto animato da chi si riscopre leone proprio nel momento di massima debolezza del sindaco sospeso: checché se ne dica, Giuseppe Falcomatà, oggi, ha le mani legate e spera che, in un modo o nell’altro, la legge Severino finisca presto in soffitta. Fino ad allora, o fino al termine della sua sospensione, avrà zero margini di manovra e non potrà certo dimettersi mandando a casa tutto il circo. Se lo facesse, segherebbe il ramo su sui è seduto, non avrebbe più alcuna possibilità di riscatto e nemmeno una chance per tentare il salto in Parlamento (a parere di molti il suo obiettivo a medio termine).

Non è esente da colpe neanche il Pd, da mesi impegnato in un congresso fratricida del tutto avulso dalla città e dai suoi problemi. Un altro segno della diversità dem: si guardano l’ombelico mentre intorno tutto va a catafascio.

Non è edificante, tutt’altro, neppure l’azione politica di quel che resta del centrodestra locale, rappresentato da giovani rampanti piuttosto abili nelle schermaglie dialettiche a mezzo stampa, ma che scontano un vuoto di proposte a dir poco sconcertante. Così come sono imbarazzanti i loro solerti e puntuali osanna in occasione degli annunci – celebrati come fossero risultati – della Giunta Occhiuto, oppure quando c’è da spacciare come successi sensazionali conquiste minime, come i due voli al giorno sulla tratta Reggio-Milano.

In questo bailamme quotidiano che prelude al disastro, nessuno sa dire quando verranno riasfaltate strade degne di un villaggio africano attraversato dalla guerra o quando le periferie torneranno a essere luoghi decorosi; nessuno sa spiegare cosa succederà la prossima estate, quando, con ogni probabilità, i rifiuti torneranno ad accumularsi per le strade; nessuno sa prevedere l’esito dei progetti per lo sblocco dei fondi del Pnrr, ammesso che esistano; nessuno sa ipotizzare cosa avverrà quando la Regione pretenderà il saldo dei debiti del Comune; nessuno sa qual è il piano per arrestare lo spopolamento certificato giusto pochi giorni fa dall’Istat; nessuno sa immaginare un rilancio dell’economia cittadina, la ripartenza delle imprese, confezionare una speranza per i produttori, gli artigiani, le partite iva, costruire un futuro per i giovani, per l’aeroporto dello Stretto, per l’ospedale metropolitano. Eccetera eccetera eccetera.

Si rischia il qualunquismo, a cimentarsi in questi elenchi. La situazione è di certo più complessa di così e ricca di esempi positivi, di modelli da seguire. Reggio è, oggi più che mai, città dolente dolentissima, ma è abituata a resistere e resiste ancora, malgrado tutto.

Il punto è che dovrà farlo chissà per quanto altro tempo. Perché da questo ceto politico, da questa classe dirigente autoreferenziale, bisogna aspettarsi poco, forse niente.

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