martedì,Dicembre 6 2022

Resistere, ma poi?

Il sindaco di Reggio Falcomatà ha l’obbligo di avviare la svolta annunciata nel 2014

Resistere, ma poi?

Il paradosso è enorme: il Pd di Falcomatà ora spera che il neo ministro della Giustizia Nordio, esponente del Governo Meloni, il più destrorso della storia repubblicana, tenga fede ai suoi propositi e lavori per cancellare il reato di abuso d’ufficio, da cui deriva la sospensione del sindaco di Reggio per effetto della Legge Severino. La norma anticorruzione, che prevede l’incandidabilità e la decadenza dei politici condannati per reati gravi, tra cui quelli contro la pubblica amministrazione, fu approvata nel 2012 anche con i voti di un Pd al tempo votato al giustizialismo più sfrenato.

Oggi i dem (dopo aver esultato per la decadenza di Berlusconi) sono un po’ più cauti sul tema, sicuramente più dei 5 stelle, anche se questo nuovo mood non ha impedito al segretario Letta di suggerire di votare “no” in occasione dell’ultimo referendum sulla Giustizia, azzoppato dal mancato raggiungimento del quorum. Uno dei cinque quesiti prevedeva, appunto, l’abolizione della Severino.

Il paradosso è tutto qua: il Pd, che nella scorsa legislatura si era impegnato – senza esito – per rivedere l’abuso d’ufficio nella parte in cui penalizza oltremodo gli amministratori locali, adesso spera che sia il garantista Nordio a risolvere i problemi di Falcomatà e dell’intera amministrazione di centrosinistra che guida il Comune di Reggio.

Una cosa sembra comunque certa: Falcomatà, per la prescrizione o per l’intervento risolutore del Governo Meloni, non rimarrà sospeso per tutti i 12 mesi previsti. Tornerà in sella prima. Lui stesso, pochi minuti dopo la nuova sentenza di condanna, ha chiesto alla città di «resistere ancora un po’». E, d’altra parte, non è che i reggini abbiano altra alternativa, dal momento che né Falcomatà né i suoi assessori sembrano avere la benché minima intenzione di fare un passo indietro e di riportare Reggio al voto.

Allora le domande da fare sono diverse: resistere, bene, ma perché? Questo tempo sospeso, che dura dal 19 novembre 2021, giorno della prima sentenza del processo Miramare, sarà almeno servito a qualcosa? Falcomatà, in questo anno di inattività forzata, ha avuto modo di riflettere sui limiti – fin troppo evidenti – della sua amministrazione e di studiare quei correttivi in grado, come minimo, di avviare quella svolta annunciata nel lontano 2014?

I reggini sono obbligati a resistere, ma tutto avrà un senso solo se, alla fine, potranno contare su un’amministrazione rigenerata e davvero decisa a cambiare il volto di questa città, anche attraverso azioni impopolari, oltre che lungimiranti, ispirate, frutto di una visione politica davvero innovativa. Il tempo di Falcomatà, non solo quello relativo alla sospensione, sta scadendo. Il sindaco deve rendersene conto. Altrimenti la resistenza che ha invocato non sarà stata soltanto disperata, ma anche inutile.

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