giovedì,Ottobre 21 2021

Covid, a Londra un test che infetta volontariamente le persone

Il Royal Free Hospital ha infettato 36 volontari per studiare meglio le caratteristiche dell’infezione. Ecco i primi risultati della sperimentazione

Covid, a Londra un test che infetta volontariamente le persone

Nel Regno Unito, 36 persone si sono fatte infettare volontariamente con il Covid-19 per dare la possibilità a medici ed esperti di studiare meglio le caratteristiche del virus e come si diffonde tra la popolazione. Secondo quanto riferito da Il Giornale, il progetto è stato organizzato dal Royal Free Hospital di Londra, ma potrebbe essere avviato anche da altri centri di ricerca. I dati ufficiali non sono ancora stati resi noti, ma qualche anticipazione è stata fornita da Andrew Catchpole, responsabile del progetto della società hVIVO, specializza in questo tipo di test. Catchpole ha fatto sapere che i volontari infettati hanno sviluppato sintomi lievi e senza complicazioni, con molti elementi in comune.

Le persone che si sono sottoposte a questo test, sono state infettate attraverso l’inalazione di una soluzione contenente particelle virali del coronavirus, poi hanno trascorso un periodo in ospedale nell’attesa che diventassero contagiose e che eventualmente sviluppassero sintomi. Nella fase di contagio e in quella successiva alle dimissioni, i volontari sono stati seguiti da medici e ricercatori per valutare le evoluzioni dell’infezione e se ci fossero esiti non previsti a distanza di tempo.

I test clinici con l’impiego di agenti infettivi su volontari umani si chiama Hct (Human challenge trial), ossia studio di infezione umana controllata, ed è un tipo di sperimentazione clinica per un vaccino o un altro farmaco che comporta l’esposizione intenzionale del soggetto alla condizione testata. Attraverso questo test, i ricercatori hanno potuto appurare che la diffusione di particelle virali, ossia quelle che diventano contagiose per gli altri, inizia solitamente entro quattro giorni dall’inizio dell’infezione e aumenta velocemente. Il test però, non è stato effettuato con la variante Delta, che è più contagiosa e pericolosa, ma con le prime particelle del virus emerse nel 2020 quando prese il via la pandemia.

La sperimentazione ha l’obiettivo di verificare quanto tempo sia necessario, in media, per rilevare un’infezione in corso attraverso i test disponibili come gli antigenici e i molecolari. Attraverso la sperimentazione inoltre, è stato possibile analizzare i luoghi in cui vivono le persone infette, valutare quante particelle virali si depositano effettivamente sulle superfici e con quali fattori di rischio, così da capire meglio gli effetti del Covid-19 sull’organismo. Oltre alla risposta immunitaria e ai tempi di reazione delle difese, i ricercatori intendono valutare quali siano le conseguenze neurologiche del Coronavirus e il loro legame con il “Long Covid”, cioé la durata di sintomi come stanchezza e mal di testa (i più frequenti) anche a mesi di distanza dalla guarigione.

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