sabato,Giugno 15 2024

Vaiolo delle scimmie, ecco cosa c’è da sapere

L’infezione non ha niente a che vedere con il vaiolo umano, col quale ne condivide solo la “famiglia”

Vaiolo delle scimmie, ecco cosa c’è da sapere

Sta creando molto allarmismo in questi giorni la diffusione del vaiolo delle scimmie. Si tratta di una malattia infettiva causata da un virus, diffuso principalmente in Africa nelle scimmie e in alcuni roditori, soprattutto in Ghana e Nigeria. Il serbatoio dell’agente patogeno di questa infezione – che non ha nulla a vedere con il vaiolo umano, molto più grave, eradicato nel mondo nel 1980, col quale condivide solo la “famiglia” – secondo il Centro americano per la prevenzione delle malattie infettive, è ancora sconosciuto ma dipende sempre dalla promiscuità uomo-animale.

Si può trasmettere all’uomo?

Questa infezione raramente può passare dall’animale all’uomo e poi essere trasmesso per via aerea, tramite piccole lesioni della pelle e le mucose. La trasmissione sessuale non è mai stata descritta, però è plausibile il contagio durante i rapporti intimi, anche se servono altri dati per averne la certezza. Al momento non viene considerato contagioso un individuo senza sintomi, ma per precauzione i contatti stretti dei contagiati vengono monitorati.

Quali sono i sintomi?

I sintomi più comuni sono febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. I linfonodi del collo si ingrossano e dopo qualche giorno compaiono bolle sulla pelle che inizialmente si presentano come piccole macchie. La malattia, la cui incubazione dura circa due settimane dal contagio, guarisce spontaneamente, senza terapie specifiche, si protrae dalle due alle quattro settimane e generalmente non lascia strascichi.

Si può diffondere facilmente?

La malattia è stata diagnosticata sporadicamente in Europa e negli Usa, in viaggiatori provenienti da zone endemiche. Il fenomeno non ha mai costituito allarme e anche ora che è balzata alle cronache, secondo gli studiosi, non bisogna drammatizzare. Il Governo britannico sottolinea che la malattia non si diffonde facilmente nella popolazione, e il rischio viene definito basso.

Finora sono stati segnalati alcuni casi in Portogallo, Spagna, Regno Unito, e tre in Italia. In Inghilterra l’Oms ha rivelato recenti episodi tra chi ha avuto rapporti sessuali occasionali, in particolare riscontranti in luoghi di incontri gay, anche se un piccolo focolaio è stato individuato anche in una famiglia. La stranezza è che non c’è un collegamento con viaggi recenti nelle zone dove il virus è normalmente diffuso.

Esiste un vaccino?

Al momento non esiste un vaccino contro il vaiolo delle scimmie. Si è però visto che quello contro il vaiolo dell’uomo può essere usato con successo come profilassi nelle persone venute a contatto con individui contagiati. L’efficacia è dell’85%. Esiste una similitudine infatti, tra il virus umano e quello delle scimmie, tant’è che ci sono evidenze che l’antivaiolosa (la vaccinazione contro il vaiolo umano obbligatoria fino al 1981) offra un certo grado di protezione. Intanto in Italia, l’Istituto superiore della sanità, ha attivato un gruppo di esperti per seguire l’evolversi della situazione.

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