Prevenire lo sfruttamento demansionale dell’infermiere

Al centro della discussione c’è stata la figura dell’infermiere “generico” e tematiche relative alla falsa abrogazione del mansionario, al concetto-chiave della dignità professionale
Al centro della discussione c’è stata la figura dell’infermiere “generico” e tematiche relative alla falsa abrogazione del mansionario, al concetto-chiave della dignità professionale
La sede dell'Ordine professioni infermieristiche

Un corso per prevenire lo sfruttamento demansionale dell’infermiere. L’evento si è svolto lo scorso sabato l’aula “Spinelli” del Gom (Grande ospedale metropolitano) di Reggio Calabria. Il corso sul tema “Lo sfruttamento demansionale dell’infermiere”, è stato organizzato dall’Opi (Ordine professioni infermieristiche) di Reggio Calabria e dall’Aadi (associazione Avvocatura Diritto infermieristico).
Al centro della discussione c’è stata la figura dell’infermiere “generico”, e ancora altre tematiche relative alla falsa abrogazione del mansionario, al concetto-chiave della dignità professionale. Si sono toccati poi i temi riguardanti la figura dell’ausiliario, la rilevante tematica della colpa sindacale del demansionamento, la più ‘larga’ questione che attiene alle mansioni dell’infermiere e i profili di tutela anti-demansionamento. Al termine delle quattro sessioni di lavori, si è aperta una tavola rotonda, il dibattito, un test di valutazione e la consegna degli attestati di partecipazione.
Come è già accaduto per altri specifici corsi dall’Aadi, più profondamente, questo incontro ha avuto come finalità quella di liberare l’infermiere dalle catene dell’ignoranza e del timore, istruendolo per affrontare sul piano giuridico le problematiche professionali.

Accade spesso che l’infermiere sia iniquamente considerato un factotum dalle mal definite conoscenze teorico-pratiche e, per questo motivo, subisce una negativa “duplicità”, una sorta di sdoppiamento di personalità: da un lato viene indebitamente utilizzata quale operatore sociosanitario “di fatto” costretto a compiti del tutto differenti dalle sue competenze specifiche, dall’altro già a ogni aspirante infermiere si decanta l’imprescindibilità di responsabilità, autonomia e indipendenza professionale. Due profili che, secondo le risultanze dell’incontro, mal si conciliano tra loro e la cui coesistenza forzata rendono ben difficile raggiungere il traguardo di un’assistenza sanitaria di qualità. A relazionare il professor Mauro Di Fresco, presidente dell’Aadi e docente a contratto di diritto del lavoro sanitario presso la I e II facoltà di medicina e chirurgia dell’università “La Sapienza” di Roma, in master di II livello della corte suprema in diritto sanitario, oltre che responsabile della sezione di diritto sanitario della rivista giuridica “La previdenza”, iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma e rappresentante d’ateneo presso il comitato per il fenomeno del mobbing.