mercoledì,Febbraio 28 2024

Come un film di Dario Argento. L’ospedale horror di Polistena

VIDEO | Viaggio nel nosocomio della Piana fra strutture fatiscenti, degrado, incuria e rifiuti abbandonati. Medici stremati da turni insostenibili: vicini al collasso.

Come un film di Dario Argento. L’ospedale horror di Polistena

Brividi. Entrando in una struttura accessibile a chiunque senza alcun tipo di controllo, la prima sensazione che si ha è quella di essere finiti per sbaglio sul set cinematografico di un film di Dario Argento. In realtà siamo solo entrati in quello che dovrebbe essere un presidio ospedaliero. Siamo a Polistena e qui la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione e le parole non possono bastare a spiegare come, un ambiente che per eccellenza dovrebbe essere pulito, si presenta in uno stato di totale abbandono e degrado. Un serio problema di igiene e sanità pubblica? No, non eravamo andati per questo, ma quello che ci aspettavamo di trovare a Polistena non è nulla rispetto a quello che abbiamo constatato. È evidente che, più di qualche norma non è stata rispettata, ma, ciò che più preoccupa è che almeno la dignità dei pazienti sia rispettata. Sia chiaro, le problematiche non riguardano solo i diritti dei malati ma anche quelli di tutto il personale sanitario, ridotto a lumicino, costretto a lavorare in condizioni estreme.  Infatti, domani mattina tutto il personale medico sanitario si presenterà a lavoro ignaro di quale sia la turnistica del mese di novembre. Non è da escludere un’azione eclatante da parte di medici, anestesisti, rianimatori, infermieri e operatori socio sanitari costretti a ritmi insostenibili a prova d’ispezione ministeriale. Rendere bene l’idea di cosa abbiamo visto non è semplice a parole, ma le immagini che abbiamo raccolto parlano chiaro e lasciano ben poco spazio ai dubbi. E sia chiaro: nessuno punta l’indice contro i vertici dell’ospedale. Tutti conoscono le condizioni al limite con cui i manager sono costretti a fare i conti, così come le condizioni assolutamente proibitive di medici e infermieri. Ma quando il rischio è quello di compromettere la vita di pazienti e operatori sanitari, allora bisogna fare qualcosa. 

Rifiuti sanitari fuori dall’0ospedale di Polistena

Incontriamo una persona venuta da fuori a trovare un proprio caro. Impallidisce esclamando: «E questo voi avete il coraggio di chiamarlo ospedale?». Come dare torto all’anziana signora del Trentino, ci vuole coraggio a definire così una struttura che, se a vederla dall’esterno dà una sensazione di abbandono totale, più simile a una discarica, all’interno mette i brividi. Ma andiamo con ordine, perché a Polistena a non andare bene sono tante cose: carenze strutturali evidenti, macchinari e reparti che funzionano a singhiozzo ma, soprattutto, personale ridotto all’osso senza la possibilità di rispettare una turistica a norma di legge. 

Turni ridotti all’osso, personale stremato

Poco meno di 30 anni fa quella di Polistena era riconosciuta come un’eccellenza, il fiore all’occhiello della sanità reggina. I cambi di gestione, il passaggio in mano all’Asp 5 di Reggio Calabria hanno senza dubbio influito in un lento decadimento che ha portato alla situazione attuale. Il controsenso è evidente perché se da un lato il lavoro è incrementato in virtù della chiusura di diverse strutture sul territorio, dall’altro il personale non è mai stato adeguato e i posti letto sono stati dimezzati. In meno di 12 anni si è passati da oltre 150 posti letto a 80. È stata ridotta tutta l’attività medica e operatoria e questo non fa altro che far presagire una chiusura. Quest’ospedale, di fatto, oggi sopravvive solo grazie al sacrificio enorme di tutto il personale che, pur di dare risposta alla tanta utenza, si sobbarca doppi e tripli turni, spesso senza neanche poter riposare. Basti pensare che il reparto di pediatria, quest’estate, per poter coprire i turni ha dovuto reperire i medici tra i pediatri di base del territorio. Per non parlare degli anestesisti rianimatori, che, a fronte di un grande reparto con 12 posti letto, dovrebbe avere a disposizione circa 18 unità e, invece, sono rimasti in 6, più un settimo part-time. Solo proclami, dunque, mentre la gente muore e i medici sono costretti a turni di 18 ore senza riposo. Tutto questo valica i confini della legalità ed è profondamente ingiusto nei confronti dei pazienti che inevitabilmente non avranno un medico perfettamente lucido a seguirli. Ma è ingiusto anche per tutto il personale medico che, a sua volta, non ha più una vita, una famiglia, una serenità necessaria ad affrontare un così delicato lavoro. Una situazione che è degenerata nel corso degli anni, ma l’azienda sanitaria non pare aver preso mai adeguati provvedimenti, anzi, dopo lo sbandierato “Decreto Calabria” l’ospedale di Polistena ha perso 8 ulteriori unità. 

Tra i reparti dell’Ospedale di Polistena

 I reparti funzionano a singhiozzo perché tra il personale trasferito e quello pensionato, grazie anche a “Quota 100”, le poche risorse rimaste non riescono a garantire il servizio. Le unità venute a mancare non sono mai state rimpiazzate e da domani in turnazione effettiva sono rimasti solo 3 medici per la rianimazione e 3 per l’anestesia con una sala operatoria di ortopedia, una di chirurgia, una di ostetricia e tanto altro. Dettaglio da non trascurare: Polistena ha un punto nascita che conta circa 1000 parti l’anno senza una guardia attiva di anestesia. Cosa vuol dire questo? Qualsiasi emergenza legata al parto, un distacco di placenta, una sofferenza fetale o qualsiasi complicazione che richiede un intervento d’urgenza non può essere effettuata senza questa figura necessaria che, al momento, a Polistena è solo reperibile. Da domani questi angeli con il camice non saranno più in grado di fornire assistenza perché non avranno più neanche la possibilità di smontare dal turno di notte e riposare, dovrebbero lavorare tutti i giorni per 12 ore a testa, soprattutto in rianimazione. L’azienda è al corrente di tutto questo ma la risposta tarda a mancare e domani l’ospedale di Polistena potrebbe non essere più in grado di fornire l’assistenza medica essenziale per il vasto territorio della Piana. 

Struttura fatiscente, fra degrado e incuria

Ma i guai relativi alla turnistica insostenibile, non sono gli unici a Polistena. All’inizio del nostro viaggio, infatti, non abbiamo potuto fare a meno di notare come all’esterno vi sia una discarica a cielo aperto.

L’esterno della struttura

E, se da un lato non preoccupa la presenza di intere aree al piano terra stracolme di cartone e un lungo cordone di materiali abbandonati facilmente visibili, dall’altro destano non poche perplessità le montagne di sacchi di rifiuti sanitari abbandonati in bella vista in un passaggio accessibile a tutti considerando che lo stesso porta ai parcheggi della struttura. Ma questa è solo la punta dell’icerbeg. Continuando indisturbati il nostro viaggio, siamo riusciti ad entrare, senza alcun controllo, in stanze colme di prodotti sanitari abbandonati, archivi cartacei e altro materiale a cui chiunque ha libero accesso. 

La struttura ormai è un covo di ruggine all’esterno con tettoie che presentano una vegetazione spontanea degna di nota. Ma è dentro, partendo proprio dal primo piano, che si mostra tutto il degrado di questa struttura che si presenta come pronto soccorso, per certi tratti somigliante ad un girone infernale di dantesca memoria.

Scritte su muri logori, reparti segnati con i pennarelli, fili scoperti, grate arrugginite, pavimentazione disastrata, ascensori in disuso con cavi scoperti, lettini abbandonati, arredamento di ogni tipo e magazzini aperti alla mercé di tutti. Per non parlare della strumentazione e dei reparti che funzionano a singhiozzo e i pazienti si trovano costretti a fare la spola tra Polistena e Locri per una Tac o una risonanza. E in molti casi parliamo di esami salvavita. Potremmo continuare ancora. Ma, per adesso, il nostro viaggio si conclude qui. Se questo è un ospedale…

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