martedì,Novembre 24 2020

«L’Asp non paga più i rimborsi. Cento posti di lavoro a rischio»

Centro radiologico di Siderno, la dura (e inconsueta) presa di posizione del Movimento rinascita del Pci nei confronti della struttura privata, polo d'eccellenza della sanità calabrese che potrebbe chiudere

«L’Asp non paga più i rimborsi. Cento posti di lavoro a rischio»

È vero, storicamente i comunisti si sono sempre battuti per una sanità pubblica. Ma i tempi cambiano ed ora è giunto il tempo di difendere anche un polo d’eccellenza privato. Parliamo dello studio radiologico di Siderno. Ad intervenire è il Movimento per la rinascita del Pci e dell’unità dei comunisti. «Non possiamo tacere davanti alla situazione di enorme disagio in cui si trovano i lavoratori di detta struttura – spiegano – i quali, da giorni e giorni sono in stato di agitazione; da mesi e mesi non ricevono gli stipendi. Infatti, l’Asp di Reggio Calabria non corrisponde le somme dovute alla struttura per i servizi sanitari prestati, in regime di convenzione, ai cittadini che si sono rivolti negli ultimi mesi alla struttura».

Il dato è eloquente: l’Asp non eroga rimborsi da marzo. Un atteggiamento non giustificabile secondo Totò Sgambelluri del coordinamento della Locride e Lorenzo Fascì del coordinamento provinciale. «Per quanto è dato sapere, lo studio radiologico ha una convenzione ancora attiva; sta lavorando regolarmente; e l’Asp se da un lato ha sospeso i pagamenti dall’altro non ha mai sospeso l’attività lavorativa. Anche laddove vi sia una indagine in corso; la sospensione delle erogazioni da parte dell’Asp per il periodo attuale non trova giustificazione alcuna. Le indagini sicuramente faranno il loro corso come è giusto che sia (piena e totale fiducia nell’azione della magistratura) ma ciò non toglie il diritto costituzionale dei lavoratori di essere retribuiti e tale adempimento non può avvenire laddove i commissari che dirigono l’Asp non  provvedono al pagamento delle prestazioni rese dalla struttura radiologica. Perché, va detto, la struttura di cui parliamo – privata che sia la conduzione – rappresenta un punto di riferimento qualificato professionalmente per i cittadini della Locride e non solo».

La chiusura, però, se le cose proseguiranno in tal senso, è vicina e che fine faranno i lavoratori altamente qualificati? «Sia bene inteso – chiariscono – nella Locride insiste una struttura sanitaria pubblica: l’Ospedale di Locri dove, peraltro, si trovano anche ottimi professionisti. Ma lo studio Radiologico costituisce una giusta integrazione e completamento di un sistema sanitario che deve offrire ai cittadini un ventaglio di servizi completo. In questa vicenda pesa come un macigno il Commissariamento della Sanità calabrese che ormai costituisce non una situazione provvisoria, ma piuttosto un atavico vincolo allo sviluppo di una buona sanità in Calabria».