Melito, così muore un ospedale: dai trasferimenti alla noncuranza

VIDEO | Succede ormai da diversi anni, ma nessuno ne parla, che il personale (già sotto organico) del "Tiberio Evoli" venga spostato per far fronte alle emergenze delle altre strutture
VIDEO | Succede ormai da diversi anni, ma nessuno ne parla, che il personale (già sotto organico) del "Tiberio Evoli" venga spostato per far fronte alle emergenze delle altre strutture

Alle nostre latitudini si suole dire “spogliano la chiesa per vestire la sacrestia”. Ecco, se volessimo spiegare sinteticamente cosa sta accadendo negli ospedali della provincia di Reggio Calabria, diremmo proprio così. Ma noi abbiamo raccolto elementi in più, molti, per andare oltre la sintesi e provare a spiegare il paradosso che sta vivendo l’ospedale di Melito Porto Salvo.

Quello che poteva essere…

Quello che poteva diventare, con poco impegno e investimenti già pronti, un fiore all’occhiello della sanità reggina è finito per essere il serbatoio degli ospedali “di frontiera” di Locri e Polistena. Andiamo con ordine perché le cose da dire sono veramente tante, così come tante sono le voci che ci hanno aiutato a ricostruire il percorso incidentato di questo ospedale.

Da Melito a Polistena. Il ruolo dei medici

Vi abbiamo raccontato pochi giorni fa la nostra visita all’ospedale di Polistena. Quello che vi abbiamo mostrato era un quadro inquietante. Ma, a fare scattare l’allarme di molti, compreso l’Ordine dei Medici, è la condizione degli stessi, costretti a lavorare con una turnistica massacrante per coprire la carenza di personale. Una situazione arrivata al collasso nei primi giorni di novembre, quando si è palesata l’impossibilità di effettuare qualsiasi prestazione in assenza del personale, per garantire la rotazione e il riposo dalle notti di medici, rianimatori e anestesisti soprattutto. E qui entra in scena l’ospedale di Melito.

Succede ormai da diversi anni, ma nessuno ne parla, che il personale (già sotto organico) del “Tiberio Evoli” venga spostato per far fronte alle emergenze delle altre strutture. Questo capitava, ad esempio, due anni fa quando con un ordine di servizio “temporaneo”, tutto il team medico del reparto di Ortopedia di Melito è stato dirottato a Locri per tamponare la grave emergenza. Era il 2017 e ancora oggi il reparto di ortopedia a Melito è chiuso, hanno staccato anche l’etichetta dalla porta. Oggi la storia si ripete con rianimatori e anestetisti, mandati a “salvare” Polistena, ma lasciando scoperto Melito. Questo basterebbe a spiegare l’affermazione iniziale, stanno spogliando Melito (la chiesa) per vestire la sacrestia (Polistena e Locri).

Che senso ha questa manovra?

Di primo acchito verrebbe da pensar male e dire che dietro questi spostamenti ci sia la malcelata volontà di eliminare almeno una di queste fondamentali strutture territoriali. Per non essere mal pensanti abbiamo scavato oltre e i dati raccolti sembrano darci una triste conferma. 
L’Ospedale di Melito è già in sottorganico e, nonostante tutto, vive mensilmente la migrazione di diverse figure chiamate a tamponare le emergenze. Ma non è tutto. Il Tiberio Evoli è classificato come ospedale generale, status che rischia di perdere con la chiusura continua di reparti fondamentali, uno su tutti l’ortopedia. Ecco cosa abbiamo visto passeggiando dentro l’ospedale di Melito, anche questo come Polistena aperto a tutti senza alcun tipo di controllo o vigilanza. Una scatola vuota, una struttura enorme desolata, abbandonata, tra muri dalla tinteggiatura approssimativa, infissi arrugginiti e reparti chiusi.

Un potenziale di 110 posti letto utilizzato per meno della metà.

Il problema? Sempre lo stesso, la carenza di organico. Succede qui, come a Polistena, che al pensionarsi di un primario non avviene la sostituzione, così i reparti inesorabilmente cessano l’attività uno dopo l’altro. È successo e succederà ancora. Eppure, per questa struttura diversi sono stati gli appelli considerando che esisterebbero 40 milioni di euro che non sono ancora stati impiegati. E pensare che per ottimizzare il tutto ne basterebbero meno della metà. Quello che serve è il personale, sono i medici. Perché qui si parla di blocchi operatori potenzialmente funzionanti ma fermi, perché, oltre al personale, manca la strumentazione di base.

Che fine ha fatto la risonanza magnetica acquistata e mai installata? Che fine ha fatto la tac guasta da altre 8 mesi? Ricordiamo che a Melito è stato chiuso anche il punto nascite e le emergenze vengono gestite facendo la spola tra gli altri ospedali, con un servizio di trasporto basato sostanzialmente sul privato perché la postazione del 118 ha solo un’ambulanza. Melito ha un pronto soccorso, anch’esso con 2 unità in meno che non può rischiare la chiusura.

Un destino segnato

Parliamo di circa 500 ricoveri in un anno. Domani ci sarà la manifestazione a Polistena, in quell’occasione qualcuno si ricorderà anche dell’ingloriosa fine a cui è stato condannato il Tiberio Evoli o questa struttura è destinata a finire nel dimenticatoio come lo “Scillesi d’America” non più ospedale e non ancora Casa della Salute? La strada sembra tristemente tracciata, già oggi con la chiusura dei tanti reparti Melito non ha più le caratteristiche di ospedale generale. Urge l’assunzione del personale o, a furia di tamponare emergenze, a breve per Melito il tracciato sarà piatto.