martedì,Novembre 24 2020

«Coronavirus, noi del 118 in prima linea a rischiare. Chiediamo rispetto»

Tutta la passione di Daniela, operatrice del 118, nel suo sfogo su Facebook: «Pagheremo il prezzo più alto, ma non ci tiriamo indietro»

«Coronavirus, noi del 118 in prima linea a rischiare. Chiediamo rispetto»

Coronavirus, un’emergenza che ha colto tutti alla sprovvista, abituati com’eravamo a pensarlo lontano dal nostro Paese. Ed ecco allora misure straordinarie, come il decreto del governo, per evitare che il focolaio si allarghi. Ma c’è chi, inesorabilmente, col coronavirus avrà da fare. Il riferimento è ai medici, al personale sanitario, interfaccia alle prime avvisaglie del problema.

«In queste ore – scrive Daniela Dattola del 118 di Reggio Calabria – la paura è tanta ed è giusto attenzionare il problema COVID-19 . L’Italia paga il più alto numero dei casi e dei morti. Credo che una “quasi” Pandemia non abbia colore non appartiene alla sinistra non appartiene alla destra. La globalizzazione e l’alto numero di viaggiatori nel mondo ha reso difficile se quasi impossibile il contenimento.

Una “quasi” pandemia non ha confini. C’è! L’unica arma che abbiamo sono le buone pratiche di igiene, l’isolamento dei casi e di tutti coloro che hanno avuto contatti con il paziente e il buonsenso. La sanità Italiana è efficiente ed efficace. La sanità reggina saprà affrontare il problema eventuale. Punto.

Il mio pensiero va agli amici infermieri, medici, operatori, fino all’ultimo che lavora in Ospedale. Il mio pensiero va agli amici volontari della Cri che operano negli aeroporti Calabresi ogni giorno in silenzio misurando la temperatura. Rispetto, chiedo rispetto per tutti noi che lavoriamo in prima linea.

A noi del 118  (112 in alcune regioni), a noi dei Pronto soccorso, dei reparti dedicati, a noi che saremo chiamati alla risposta immediata se necessaria. A noi che pagheremo il prezzo più alto. Ai nostri colleghi Lombardi, Veneti e Piemontesi. A noi Calabresi e del mondo intero. Nessuno si è tirato indietro, nessuno!

A poco serve alimentare fobie e a poco serve denigrare il sistema alimentando la paura in chi legge e che poco conosce. Screditare da una tastiera è facile senza essere promotori di educazione sanitaria e  cambiamento nella realtà.

Ci aspettavamo l’uomo nero ed è arrivato l’uomo bianco. Non ha gli occhi a mandorla e parla il dialetto del nord. È un uomo, è una donna. Punto.Un piccolo ospedale del nord ha pagato un caro prezzo perché non se l’aspettava ma non era impreparato. La macchina è partita e intere Comunità sono state isolate, chiuse in casa, spaventate e sole ma è stato necessario.

L’isolamento è l’unica arma che abbiamo per ora.Pensiamo ad essere positivi divulgando il più possibile le buone pratiche, aiutiamo il Servizio Sanitario Nazionale. Ci sarà tempo per analizzare la falla ma non adesso. Adesso serve Unità.

Lasciamo lavorare chi ne sa più di noi e ci dice che bisogna: lavarsi le mani; evita contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute; non toccare occhi naso bocca con le mani; copri bocca e naso se tossisci o starnutisci, starnutire su fazzoletto o gomito; non prendere farmaci come antibiotici senza prescrizione medica; pulire le superfici con disinfettanti con cloro o alcol; usare la mascherina se infetti; i prodotti Made in China non sono pericolosi; gli animali di compagnia non diffondono il virus e, infine, contatta il 1500 se hai febbre o tosse E sei tornato dalla Cina da meno di 14 gg.

Quindi, in conclusione «Ricordiamoci che gira l’influenza stagionale ma non stiamo morendo. Non ci estingueremo per ora. Seguiamo i consigli degli esperti e quando leggiamo guardiamo le fonti».