sabato,Novembre 28 2020

Coronavirus a Reggio, l’Usb lancia l’allarme: «Non siamo pronti»

Il sindacato concorda con l'affermazione del ministro della salute Roberto Speranza: la Calabria è l’unica regione d’Italia che non è in grado di affrontare l’emergenza COVID-19

Coronavirus a Reggio, l’Usb lancia l’allarme: «Non siamo pronti»

«Iniziamo sgombrando il campo da qualsiasi dubbio, concordiamo in pieno con l’affermazione del ministro della salute Roberto Speranza: la Calabria è l’unica regione d’Italia che non è in grado di affrontare l’emergenza COVID-19».

L’Unione Sindacale di Base non è mai stata tenera con chi «ha le leve del potere in mano ma in questo caso, conoscendo dall’interno la situazione dei presidi sanitari regionali, per onestà intellettuale non possiamo che concordare con il ministro.
Non vogliamo spargere il panico tra la popolazione della nostra regione ma non possiamo esimerci dal lanciare un forte grido d’allarme prima che la situazione precipiti facendo pagare ai calabresi, per l’ennesima volta, le conseguenza di scelte politiche scellerate fatte negli ultimi decenni.

Il fatto che la Calabria nel 2020 non sia in grado di affrontare una epidemia, non è una casualità o un dramma creato da una situazione imprevedibile, ma una diretta conseguenza di precise scelte fatte da governatori, assessori e commissari negli ultimi anni. Scelte che hanno avuto come unico scopo non la salvaguardia del diritto alla salute dei calabresi, ma la distribuzione di denaro nelle tasche dei soliti noti.

Sono anni infatti che viene progressivamente indebolito il sistema sanitario pubblico regionale dirottando i finanziamenti verso il finto-privato convenzionato. Mentre si chiudevano i punti di primo intervento sparsi sul territorio, mentre si riducevano i posti letto nei reparti di terapia intensiva e malattie infettive, mentre si abbatteva il numero di unità S.S.U.E.M spuntavano (e spuntano tutt’ora) decine di cliniche e ambulanze private non predisposte, né per volontà né tanto meno per legge, ad affrontare questa emergenza.

Proprio adesso che l’emergenza è alle porte sarebbe il caso che chi ha provocato questa situazione si assumesse le proprie responsabilità difronte al fatto che nessuna delle strutture finte-private sparse sul territorio ha le competenze e le capacità, o semplicemente voglia, di prendere in cura un paziente COVID-19 positivo.
Il dilagare della paura del coronavirus dimostra ancora di più che per la sanità pubblica calabrese “il Re è nudo” e purtroppo chi si deve assumere le responsabilità o è sparito, o è afono, o semplicemente se ne frega.

Analizzando i dati dell’OMS si evince che solo nel 5% dei casi il virus provoca una sindrome respiratoria acuta tale da dover richiedere il ricovero nei reparti di terapia intensiva. Dato sicuramente confrontante per una qualsiasi regione italiana che abbia un sistema sanitario degno di questo nome, dato allarmante se si considera la situazione calabrese, in cui i posti letto nei reparti di terapia intensiva sono storicamente carenti, producendo già allo stato attuale un cronico sovraffollamento.
Ma dato ancor più preoccupante è l’esiguo numero di posti letto nei reparti di malattie infettive: una cinquantina in tutta la regione, molti dei quali già occupati!

Inoltre ci preoccupa anche il cronico sovraffollamento dei pronto soccorso. Sono anni infatti che i PS della regione sono diventati, complice la carenza di posti letto negli altri reparti, dei veri e propri luoghi di degenza più che di primo intervento. Edifici strutturalmente non idonei ad ospitare un numero alto di pazienti vengono usati come “deposito” in attesa che si liberi un posto. Non c’è bisogno di un infettivologo per capire che tale situazione in questo momento estremante delicato fa aumentare esponenzialmente il rischio di contagio e diffusione del virus all’interno degli ospedali e di conseguenza in tutta la regione».