martedì,Novembre 24 2020

Coronavirus, medici reggini in prima linea nell’inferno di Bergamo

Fra i tanti eroi che in questi giorni stanno salvando quante più vite possibili, ci sono anche professionisti della nostra città. Mentre qui i genitori guardano con orgoglio e apprensione

Coronavirus, medici reggini in prima linea nell’inferno di Bergamo

«Nella guerra contro questo virus micidiale ricordiamo anche i tanti medici e operatori sanitari calabresi, un pezzo di sud che sta dando una mano per curare e assistere il profondo nord!. Sono i nostri figli che negli anni hanno lasciato la Calabria, che hanno raggiunto spesso ruoli di responsabilità nel sistema sanitario dimostrando competenze di cui la nostra regione avrebbe avuto un grande bisogno». A scriverlo Mario Nasone.

E prosegue “Oggi ci raccontano in diretta quello che sta accadendo, al di là delle fredde statistiche che ogni sera ci comunicano. Schegge di un dramma quotidiano come questa i parenti non possono più entrare, la mia tutor stanotte ha dovuto dire alla figlia del signore di 88 anni che non potevano fare più niente. E in tutto questo lui era lucidissimo e non aveva capito minimamente che stava andando a morire”.

Uno dei tanti messaggi serali di mia figlia medico specializzando che da un ospedale della provincia di Bergamo, come una corrispondente di guerra, mi racconta le storie di chi soccombe alla furia devastante del coronavirus ma anche della lotta eroica di un esercito di operatori sanitari che cerca di salvare più vite possibili, spesso disarmati, privi di mezzi e di spazi necessari per potere curare tutti.

Di ammalati che avrebbero bisogno della terapia intensiva ma i posti non ci sono per tutti. Di un lavoro senza sosta, con un pronto soccorso rimasto senza barelle dopo avere riempito perfino il corridoio. Il bollettino dei contagiati e delle vittime scandisce ormai le nostre giornate e quello che sentiamo alla tv suona ormai come un elenco di numeri. Non sono numeri, sono le storie dietro quei numeri.

Io come tanti genitori che hanno figli e parenti in quelle zone ovviamente siamo molto preoccupati perché sappiamo di tantissimi operatori sanitari contagiati, ad oggi duemila, ma stranamente loro lo sono ancora di più per noi che viviamo in una regione che ha un sistema sanitario lontano anni luce da quello di regioni come la Lombardia o l’Emilia Romagna.

La speranza è che quello che sta accadendo diventi una scossa per il nuovo governo regionale che scelga finalmente di mettere al centro i diritti dei calabresi, soprattutto di quelli più vulnerabili, di adoperarsi per avere finalmente sistema sanitario libero dalla occupazione dei partiti, affidato alle migliori competenze che escono dalle nostre università e non solo, senza ricorrere a commissariamenti rilevatesi finora tutti fallimentari. Sarà questo uno dei banchi di prova per la governatrice Iole Santelli – conclude Nasone – che sarà chiamata a fare scelte coraggiose di discontinuità verso un sistema che ha visto finora i partiti occupare e lottizzare la sanità in Calabria».