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Assistenza domiciliare interrotta. A Reggio scoppia la protesta dei malati cronici: «Ci hanno abbandonato»

Il Comitato per i Diritti degli Ammalati Cronici di Reggio Calabria, è stato costretto ad adire alle vie legali intimando l'Asp a provvedere «all'immediato ripristino dei servizi ADI»

Assistenza domiciliare interrotta. A Reggio scoppia la protesta dei malati cronici: «Ci hanno abbandonato»

A Reggio Calabria si consuma l’ennesimo scempio a danno dei cittadini più deboli. Abbiamo segnalato più volte il blocco dell’assistenza domiciliare da oltre un anno ma dall’Asp arriva solo silenzio assordante. Una mancata risposta che sta gravando sui malati cronici reggini che adesso si chiedono perché a Reggio lo Stato non si prende cura di loro. Sono malati cronici hanno bisogno di infermieri, fisioterapisti e cure continue ma tanto l’Asp quanto la Regione non sembrano avere a cuore la loro sofferenza. Come racconta Franceco Mazza che a causa di un incidente ha perso l’uso delle mani.

Le storie

Dolori atroci e nessuna assistenza e i costi per garantirsi le cure private sono l’ennesima mazzata spiega l’ingegnere Patrizia Colonna affetta da una tetraparesi spastica. 

Ma le storie sono infinite, vite fatte di sofferenze aggravate dall’assenza totale delle istituzioni. C’è Francesca che a 62 anni è immobilizzata a letto da una tetraparesi spastica, Graziano affetto da una malattia, Antonino che a 26 anni a causa della microcefalia è costretto a muoversi solo in sedia a rotelle, Luciano che da qualche anno a causa di un trauma midollare è immobilizzato in tetraplegia. Potremmo continuare ma l’intento non è commuovere o far impietosire, l’intento è avere giustizia e dignità. I malati cronici reggini rivendicano solo quello che è un loro sacrosanto diritto, l’assistenza domiciliare.

Le richieste del comitato

Il Comitato per i Diritti degli Ammalati Cronici di Reggio Calabria, è stato costretto ad adire alle vie legali intimando «l’immediato ripristino dei servizi di Assistenza Domiciliare Integrata con l’avvertenza che, in mancanza di positivo riscontro entro quindici giorni dal ricevimento della presente, si attueranno forme più incisive di tutela anche nelle sedi giudiziarie».

Nell’ambito di una ricognizione dei dati disponibili riguardanti le varie patologie croniche sul nostro territorio, appare evidente la mancanza di una politica regionale centrata sulle reali esigenze dei malati, risultando disattesi i principali obiettivi connessi alla territorializzazione delle cure e dell’assistenza.

In un periodo in cui il nostro Paese si è tecnicamente fermato a causa dell’emergenza Covid 19, risulta ancor più scoraggiante la constatazione che le difficoltà del Servizio Sanitario Regionale di rispondere alle esigenze dei cittadini affetti da cronicità fossero già presenti parecchio tempo prima dell’inizio della pandemia.

La Commissione Straordinaria che gestisce l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, infatti, dopo lo scioglimento per infiltrazioni della ‘ndrangheta e la dichiarazione di dissesto finanziario dell’Ente risalente al 2019, non ha posto in essere alcuna azione tesa al ripristino dell’Assistenza Domiciliare, pur facendo la suddetta parte degli obiettivi fissati dall’Atto Aziendale. L’ASP non ha mai voluto riprendere il servizio, il cui accordo quadro è scaduto al 31 dicembre 2018, ed i Commissari Straordinari (preoccupati dalle responsabilità erariali), hanno interrotto senza preavviso ogni attività di assistenza domiciliare.

Siamo di fatto davanti ad una vera e propria violazione dei diritti costituzionali (artt. 2 e 32 Cost.) e dei Lea fissati dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017.L’art. 22 del Decreto del presidente del consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 comma 1, infatti, recita: “Il Servizio sanitario nazionale garantisce alle persone non autosufficienti e in condizioni di fragilita’, con patologie in atto o esiti delle stesse, percorsi assistenziali a domicilio costituiti dall’insieme organizzato di trattamenti medici, riabilitativi, infermieristici e di aiuto infermieristico necessari per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale e migliorare la qualita’ della vita. L’azienda sanitaria locale assicura la continuita’ tra le fasi di assistenza ospedaliera e l’assistenza territoriale a domicilio”. Nel comma 2 vengono poi definite le cure domiciliari quali “risposta ai bisogni delle persone non autosufficienti e in condizioni di fragilita’, che si integrano con le prestazioni di assistenza sociale e di supporto alla famiglia”.

E’ dunque chiaro che vi è una grave violazione dei diritti costituzionali dei malati cronici, lasciati totalmente privi di assistenza ed abbandonati a se stessi. La denuncia del Comitato è infatti proprio incentrata sulla completa assenza nell’ultimo anno solare di servizi ADI nel territorio provinciale di Reggio Calabria. Ciò risulta particolarmente grave se si pensa alla malattia cronica, alle difficoltà vissute dai pazienti affetti da una cronicità e alle loro famiglie come una sorta di paradigma di tutte le carenze del sistema sanitario regionale: il paziente malato cronico che deve frequentemente ricorrere ai servizi sanitari è particolarmente esposto a stress, dovuto alle difficoltà interpretative sui percorsi da seguire e alla conflittualità di mancate sinergie tra i diversi “pezzi” del sistema di cura. Molti di loro poi, a livello economico, sono costretti a vivere in condizioni ai limiti della dignità, dovendosi privare di tutto per poter sostenere spese sanitarie private elevatissime atte a sopperire all’assenza dei servizi ADI di loro diritto.

Ciò che il Comitato vuole fortemente evidenziare a tutte le Autorità alle quali è destinata questa missiva è che le cure che l’ASP sta sottraendo ai malati cronici non sono collaterali ed accessorie, bensì interventi sanitari imprescindibili per la sopravvivenza degli stessi.

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