venerdì,Novembre 27 2020

Coronavirus al Gom, il PCI: «Il sistema sta rischiando di implodere»

Per il movimento per la rinascita e l'unità dei comunisti «Che senso ha spostare personale superspecializzato in luoghi a reparti laddove invece non si sono mai cimentati?»

Coronavirus al Gom, il PCI: «Il sistema sta rischiando di implodere»

Riceviamo e pubblichiamo:

Solo pochi giorni come Movimento per la Rinascita del P.C.I. e l’unità dei Comunisti avevamo provato ad accendere i riflettori sulla complicatissima situazione in cui si versa la sanità calabrese ed in particolare quella riguardante il territorio della città metropolitana reggina.

In questa sede – riservando un ulteriore approfondimento che riguarderà la sanità territoriale occorre tornare a puntualizzare la schizofrenia che attraversa la gestione del Grande Ospedale Metropolitano. Come è giusto – e come avevamo provato a spiegare con la precedente presa di posizione –  nei giorni scorsi ha riaperto il Reparto COVID.

Visto l’aumento vertiginoso dei contagi la riapertura del centro COVD era assolutamente necessaria. Ma per attrezzare un reparto relativo ad una patologia così delicata e carica di rischi occorre individuare risorse economiche, strutture, mezzi, strumentazione e personale.

La Direzione Ospedaliera negli scorsi mesi aveva presentato alla struttura del Commissario alla Sanità Calabrese un “Piano dei Fabbisogni” (carenze di organico da coprire con nuove assunzioni) laddove evidenziava la necessità di procedere immediatamente a 400 assunzioni di personale nelle varie qualifiche (medici, biologi, tecnici, infermieri).

Per ragioni mai rese pubbliche il Commissario ha bocciato il Piano. Così nelle scorse settimane allorchè si è registrato il ritorno della Pandemia, il GOM si è trovato con vuoti di organico enormi.

Nel tentativo di trovare una soluzione, il sig. Prefetto, interessato dalla Direzione Ospedaliera e da ben 5 primari, aveva assunto posizione pubblica chiedendo l’intervento del Commissario il quale, ha autorizzato l’assunzione di n. 200 unità di personale ma in maniera alquanto opinabile; ha previsto il seguente piano di interventi:

  1. Le 200 unità vanno divise tra ASP e GOM; quindi all’Ospedale sono state assunzioni in numero di 100 (anzicchè 400);
  2. Le assunzioni sono solo funzionali all’emergenza COVID19 e, pertanto, sono assunzioni limitate ad un periodo di soli 3 mesi;
  3. Quindi, queste assunzioni (o meglio autorizzazioni alle assunzioni) non hanno nulla a che vedere con il piano assunzionale che prevedeva la copertura dei tanti posti vacanti (cioè manca personale) nei vari reparti;
  4. nelle intenzioni del Commissario le 200 pseudoassunzioni dovrebbero servire solo ed esclusivamente a coprire i bisogni del Centri COVID;
  5. Rimangono invece sul tappeto i tanti vuoti di organico.

Per quel che è dato sapere, quasi tutti i tentativi di importare personale infermieristico, medico, ed altre figure di dirigenti sanitari (biologi, chimici) non ha prodotto alcun effetto.

A quanto pare la gran parte del personale sanitario contattato ha rifiutato la chiamata. D’altronde, era immaginabile che nessuno si sarebbe trasferito da altre città, spesso da fuori Regione per soli 3 mesi non prorogabili e per affrontare una attività ad altissimo rischio quale è quella di operare all’interno di un Centro COVID. Stringendo i tempi l’Azienda si è vista costretta a far ricorso alle risorse interne per organizzare l’avvio del Centro COVID.

Ed allora il sistema sta rischiando di implodere perché togliere – come sta già avvenendo – personale specializzato a reparti che curano patologie gravi come per esempio il settore onco-ematologico, significa ridurre e rendere ingestibile la cura di ammalati affetti da gravi patologie.

Perché pensare di concentrare l’attenzione solo sulla cura del COVID dimenticando le altre patologie rappresenta una scelta miope e davvero irrazionale.

Per reparti con grandissimi numeri di ammalati, già con personale a ranghi ridottissimi, laddove vengono ancora di più ridotti i numeri del personale significa non poter curare; significa rinviare le terapie – che sono in realtà irrinviabili -; significa, di conseguenza mettere a rischio la vita degli stessi ammalati.

No. Non può essere questa la soluzione. Anche perché, considerato che l’espandersi della pandemia riduce la possibilità degli spostamenti e quindi aumenta il numero di cittadini che rinuncia a curarsi negli Ospedali del NORD e contrariamente a quanto avvenuto in passato si rivolge al locale GOM il quale quindi, in questa fase è indotto ad una implementazione maggiore che in passato; per cui avrebbe bisogno di un numero di operatori maggiore anche per l’aumento considerevole della domanda sanitaria.

Ma c’è di più. Che senso ha spostare personale superspecializzato (molto spesso si tratta di operatori che da anni sono stati formati per fare quella specifica attività: curare ammalati oncologici o ematologici) in luoghi a reparti laddove invece non si sono mai cimentati? Questo è schizofrenico ed irrazionale. Ed invece ogni giorno che aumentano i contagi viene sottratto personale per essere trasferito al Centro COVID. Sembra trovarsi in una emorragia senza fine che fa saltare ogni giorno i piani di lavoro.

Come si conciliano queste scelte con i principi di “Efficienza, efficacia, razionalità” che dovrebbero presiedere l’azione della Pubblica Amministrazione (art. 97 Costituzione)?

La soluzione non può che essere una ed una sola: assumere personale ma con contratti a tempo indeterminato e\o a tempo determinato ma per periodi certamente più lunghi (almeno 1 anno come prevede la Legge vigente) e con possibilità di rinnovo.

La struttura Commissariale ha risorse finalizzate a tal guisa; l’Ospedale ha risorse da investire e comunque avendo riportato in pareggio i bilanci può assumere nuovo personale (sempre se autorizzato dal Commissario).

Peraltro, facciamo presente che il Ministero della Salute non può limitarsi a dire che al sud i rischi della pandemia sono più elevati viste le strutture non adeguate, rimanendo inerte ed inattivo, senza mettere in campo strategie idonee e misure concrete per ridurre i rischi e rilanciare la sanità pubblica nel mezzogiorno.

Da anni diciamo che se i problemi del Sud non vengono assunti come problema Nazionale il nostro Paese non riuscirà a progredire civilmente e socialmente. Ecco. Questa della sanità può e deve essere un’occasione: provi il Governo a ridurre il GAP nord-sud; avvii un programma di sviluppo della sanità Meridionale; oggi è l’occasione giusta e non rimandabile: cosa succederà se i contagi aumenteranno ancora?

E qui, davanti ad una “apatia congenita del Commissario\ragioniere alla Sanità Calabrese, registriamo l’assenza della Politica Sanitaria Regionale. Davanti a un tale drammatico momento di emergenza sanitaria il Governo Regionale non fa nulla; non stanzia risorse; non implementa le strutture esistenti; lascia le strutture periferiche abbandonate a se stesse.

E poi: non può rimanere nascosta la politica calabrese; non può rimanere “muta e sorda” la deputazione parlamentare Calabrese; non può rimanere muta e sorda la deputazione regionale; non può rimanere muta e sorda l’Amministrazione metropolitana e comunale.

E’ incredibile in questa terra che ogni volta che ci sono difficoltà (e questa del COVID è più che una difficoltà) non venga fuori forte e chiara una presa di posizione di chi è stato nominato rappresentante istituzionale da parte dei cittadini calabresi e reggini.

Per questo li chiamiamo all’appello e chiediamo che facciano sentire concretamente la voce del territorio nelle istituzioni.

Movimento per la Rinascita del P.C.I. e l’Unità dei Comunisti. Coordinamento Provinciale di Reggio Calabria