domenica,Novembre 29 2020

«Reggio, fare il tampone è un’odissea. Avere i risultati un’impresa»

La lettera di una giovane reggina rientrata in città: dal censimento alla difficoltà di fare un tampone. E poi nel limbo per ottenere i risultati: «Così si affronta l'emergenza?»

«Reggio, fare il tampone è un’odissea. Avere i risultati un’impresa»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Alessia Vadalà.

Sono una ragazza di vent’anni, una reggina doc, innamorata del posto in cui è nata. Oggi però mi ritrovo a trarre delle conclusioni che mi tolgono di bocca tutte le belle parole che sempre ho speso per la mia città.

Nei giorni passati ho deciso di tornare a casa, per prendere una boccata d’aria pulita che, nonostante il virus fuori, dal balconcino di casa ero certa sarei riuscita a sentire.

Nel buio della notte in cui sono arrivata, sono scesa dal bus e mi sono sentita inspiegabilmente al sicuro; peccato che questa percezione sia durata veramente poco.

Nei giorni prima del mio ritorno, come da indicazione regionale, ho compilato il “censimento” in cui mi veniva chiesto, tra le varie informazioni, se volessi fare la prova tampone. Avendo risposto affermativamente ho aspettato una e-mail e cercato un qualsiasi avviso online sulle modalità e i tempi per sottopormi al tampone, ma niente.

Riesco a trovare dei numeri di telefono ma ovviamente sono perennemente occupati (chissà, magari del tutto fuori posto).

Senza arrendermi, la mattina dopo mi sveglio, mi preparo nel bagno che i miei genitori mi hanno riservato e, su loro consiglio e di nessun’altra fonte, mi reco all’aeroporto per fare il tampone.

Arrivando, apprendo da un cartello che i tamponi vengono fatti solo dalle 14 alle 17.

Torno a casa e il pomeriggio sono nuovamente in aeroporto.

L’infermiera, rigorosamente senza camice e con un caldo maglioncino arancione cerca di trovare dei parametri in grado di stabilire una preferenza, a causa del numero limitato dei tamponi disponibili.

“Solo chi ha un titolo di viaggio”, “solo chi arriva in aereo”, “solo chi arriva da zone con tanti casi”, mi aspettavo solo di sentire che di lì a poco lo avrebbero fatto solo a chi sarebbe arrivato in città con l’asino (come da rappresentazione di Muccino).

C’è chi si agita, chi racconta dei figli a casa e della paura, insomma, serve vendere una buona storia per essere ammessi a questo lusso: sua signoria il tampone.

Dopo varie discussioni riesco a fare il tampone e mi viene detto che riceverò notizie entro 4-5 giorni solo in caso di positività.

Tutto ciò accadeva Domenica 25 Ottobre e da quel giorno aspetto un responso chiusa nella stanza dove sto facendo la quarantena per evitare ogni contatto, nonostante nessuna norma lo preveda.

Mi sembra impensabile uscire di casa, anzi, da questa stanza se l’ASP non si fa sentire. La puntualità non mi sembra essere il punto forte della nostra gestione dell’emergenza, con che sicurezza posso intendere di essere negativa se non ne ricevo avviso?

Ovviamente come i migliori siti di truffe i contatti sono perennemente irraggiungibili e la casella di posta elettronica al momento non riceve più e-mail, è piena.

Domande a chi sostiene che Reggio sia in grado di affrontare l’emergenza:

•i bollettini che vengono pubblicati ogni giorno a che tipo di tamponi si riferiscono se i tempi risultano essere così lunghi?

•se non siamo in grado di processare i tamponi in tempi decenti come pensiamo di poter correre al passo dell’emergenza?

•ho fatto bene a tornare a casa?

Con profondo dispiacere,

Alessia Vadalà