mercoledì,Dicembre 2 2020

Cotticelli a La7: «Non so cosa mi sia successo. Stavo male. Il piano anticovid l’ho fatto io»

L'ex commissario ad acta da Giletti: «Non mi riconosco in quell'intervista. Sto indagando per capire cosa mi sia accaduto»

Cotticelli a La7: «Non so cosa mi sia successo. Stavo male. Il piano anticovid l’ho fatto io»

«Sembrava la mia controfigura. Non so in quel momento cosa mi sia successo. La mia famiglia non mi ha riconosciuto. Non connettevo. Il piano anticovid l’ho fatto io». Così Saverio Cotticelli, ex commissario ad acta per la Sanità in Calabria a “Non è l’arena” di Massimo Giletti, su La7.

«Mi deve credere: non mi riconosco in quell’intervista, sto cercando di capire, con un medico, se ho avuto un malore o un’altra cosa, perché quell’intervista è preceduta da una serie di attacchi che mi arrivano per via mediatica e istituzionale. È la conclusione logica di un attacco di delegittimazione di una persona, che aveva fatto in Calabria, quando tocchi degli interessi devi essere eliminato», rimarca Cotticelli. Il generale a riposo dell’Arma ribadisce: «Tutti si domandano: chi era? Non ero io. Dopo quell’intervista mi sono dimesso immediatamente perché mi sono vergognato di quella cosa. Quando un uomo sbaglia deve pagare e metterci la faccia. Cosa che ho fatto per rispetto della mia famiglia, del mio passato, della mia storia. Sono qui per spiegare, perché lo devo ai calabresi».  

Chi ha fatto il piano anticovid?

Ma è davvero in quel momento che apprende di dover fare il piano Covid? «Bisogna fare una distinzione fra il piano anticovid previsto dal Dl 34 di maggio che all’articolo 2 prevedeva la revisione dell’organizzazione ospedaliera rispetto a quella territoriale. A giugno elaboriamo questo progetto e lo mandiamo al ministero per l’approvazione. La Calabria è una delle 13 persone che si dota di questo piano Covid. Quella cosa a cui fa riferimento il giornalista Molino è un’altra cosa. Io faccio il piano ospedaliero che viene approvato dal Ministero della Salute e la fase operativa viene demandata al commissario Arcuri che fa i bandi di gara e a fine ottobre delega le aziende sanitarie delle regioni come soggetti attuatori».

Cosa è successo nell’intervista?

Ma cos’è allora quel piano di cui si parla nell’intervista? «La Calabria – rimarca Cotticelli – ha un piano ospedaliero e uno territoriale, approvato dal ministero e operativo. Preliminarmente vorrei rendere onore alla presidente Santelli. Perché se non fosse morta, non ci saremmo trovati in tutto questo. Abbiamo sempre collaborato e quando viene nominata soggetto attuatore delle operazioni anticovid, io collaboro con lei in ogni fase, dando la mia disponibilità, esperienza e supporto. Durante l’intervista ero in uno stato confusionale su cui sto indagando. Ho vomitato e passato una notte terribile. Non sono stato bene la notte successiva».

Il piano operativo

Cotticelli racconta come, nel mese di giugno, «mi venne il dubbio che siccome non era ancora stato fatto un programma operativo Covid, con approvvigionamento di ciò che serviva, e allora volevo dare il mio contributo. Faccio un quesito alla direzione generale della programmazione sanitaria a giugno. La risposta arriva a fine ottobre e la leggo quel pomeriggio, poiché io non ho segreteria. La struttura commissariale è fatta di pochissime persone. Eravamo io e la dottoressa Crocco (la famosa Maria, ndr)».

Un vecchio debito

Cotticelli spiega che qualcuno avrebbe voluto accollargli un debito di 100 milioni risalente al 2014 appartenente all’azienda ospedaliera Mater Domini di Catanzaro, facendo così pesare questo importo sulla sua gestione commissariale.

Chi è l’usciere?

Colui il quale si fa chiamare “usciere”, invece, è Saverio Mosciaro che, afferma Giletti, «sappiamo non essere un usciere».

«Io drogato? Non credo»

Domanda diretta al generale Cotticelli: «Lei pensa di essere stato drogato?». Il generale replica: «Non me lo spiego, ma no, non lo penso».