sabato,Novembre 28 2020

Sanità, Comitato difendiamo l’Ospedale di Locri: «Nove mesi di emergenza senza risultati»

Il comitato: «Come cittadini ci auguriamo che emerga la verità, anche perché siamo stanchi di assistere al solito gioco del rimpallo delle responsabilità»

Sanità, Comitato difendiamo l’Ospedale di Locri: «Nove mesi di emergenza senza risultati»

«Come cittadini, stiamo pagando un prezzo altissimo, anche in termini economici, per le molteplici responsabilità di tutti coloro che, ai vari livelli, gestiscono la nostra Sanità». In una lunga nota il Comitato difendiamo l’Ospedale di Locri fa una disamina completa della situazione sanitaria dopo l’impatto col coronavirus.

«Gli avvenimenti di questi ultimi giorni, che hanno prepotentemente occupato la ribalta mediatica nazionale, hanno acceso i riflettori sulle incompetenze, sulle negligenze, sulle contrapposizioni, sugli interessi, che girano intorno ad un sistema complesso che utilizza gran parte delle risorse del bilancio regionale. Non sappiamo se questo clamore porterà a qualche cambiamento, tante volte ce lo siamo augurato dopo episodi di forte denuncia e, purtroppo, tutto è sempre rimasto come prima. Emblematico, a nostro modo di vedere, è proprio il caso dell’ emergenza Covid.

Soggetti attuatori

Per affrontare l’ emergenza Covid sono stati nominati due soggetti attuatori. Il Commissario ad acta per il Piano di rientro sanitario, nominato dal Consiglio dei Ministri il 7 dicembre 2018, ed il Presidente della Regione, nominato dal Capo del Dipartimento della Protezione civile, con DPC n° 631 del 27.02.2020, per ” il coordinamento delle attività poste in essere dalle strutture della Regione Calabria, competenti nei settori della protezione civile e della sanità”.Dopo qualche giorno dalla sua nomina, il Presidente della regione individuava i suoi delegati nelle persone del Dirigente della Protezione Civile e del Dirigente Generale del Dipartimento Tutela della Salute.

Unità di crisi e task force di esperti

Con ordinanze della Presidente della Regione, il 10 marzo viene istituita l’Unità di crisi calabrese, di cui fanno parte il Presidente stesso, il Dirigente della Protezione civile, il Dirigente del Dipartimento Sanità ed il Referente sanitario regionale; il 16 marzo viene, a supporto tecnico-scientifico, nominata una task force composta da  un gruppo di esperti.

I Piani per l’emergenza COVID-19

Nel corso di questi mesi, vengono predisposti tre Piani per affrontare l’emergenza COVID-19 :

il primo, del marzo 2020, porta la firma del Presidente della Regione, in qualità di soggetto attuatore, e predispone  “in accordo con il Commissario Straordinario per il Piano di rientro e con il supporto del Dipartimento Salute “, l’attivazione di 400 posti letto di terapia intensiva e subintensiva per le aree nord, centro e sud della regione;

il secondo, del giugno 2020, a firma del Commissario Straordinario, è redatto su ” proposta del Direttore generale/Dirigenti dei Settori del Dipartimento Tutela della Salute e del Diaprtimento Infrastrutture,Lavori pubblici, Mobilità”, e prevede il riordino della rete ospedaliera calabrese in emergenza COVID-19;

il terzo, del luglio 2020, sempre a firma del Commissario Straordinario, preliminarmente oggetto di  ” disamina con le Aziende Sanitarie Provinciali mediante appositi incontri che si sono tenuti presso il Dipartimento Tutela della Salute e Servizi Sociali e Socio-Sanitari, prevede il potenziamento e la riorganizzazione della rete di assistenza territoriale.

Lo scontro con il governo

Man mano che si va avanti,  come si legge nei  Piani citati, ” il comune accordo” tra i soggetti attuatoridiventa,dopo appena quattro mesi, solo una “disamina” tra il Commissario Straordinario e le Aziende Sanitarie Provinciali.

Soldi per l’emergenza covid

Nel frattempo, a parte gli 86 milioni di euro stanziati dalla Legge 60/2019, il c.d. ” Decreto Calabria”, per l’acquisto di apparecchiature sanitarie (TAC/RMN/PET/Mammografi/Angiografi ecc.), ancora da spendere, arriva alle Regioni un fiume di soldi per l’emergenza Covid :

– con il Decreto Legge n° 18 del 17 marzo 2020 , il c.d. ” Cura Italia”, vengono assegnati alle Regioni 1,410 miliardi a valere sul fondo sanitario 2020 ed altri 1,610 miliardi per potenziare il fondo della Protezione civile, destinati a misure specifiche come il reclutamento di personale, il potenziamento dei posti letto in terapia intensiva, in pneumologia e in malattie infettive, la requisizione di spazi per la creazione di aree sanitarie temporanee, la requisizione anche di strutture alberghiere e similari per ospitare persone in sorveglianza sanitaria.

– con il Decreto Legge n° 34 del 19 maggio 2020 , il c.d. “Decreto Rilancio”, vengono destinati ed assegnati alle Regioni altri 1,467 miliardi per il potenziamento degli ospedali  e 1,256 miliardi per il potenziamento della rete di assistenza territoriale.  

Risultato

A distanza di nove mesi dall’inizio dell’ emergenza, il Governo ufficializza che la Calabria è da considerarsi “zona rossa” per le carenze del suo sistema sanitario. A dire il vero, già da tempo, tutti sapevano che la Sanità calabrese fosse “zona rossa”. Forti iniziative ed accorati appelli del territorio sono rimasti sempre inascoltati. Noi stessi abbiamo raccolto le firme di oltre 20.000 cittadini, provvedendo ad inviarle ai più alti livelli Istituzionali, ma, purtroppo, non abbiamo avuto neanche una risposta.  

La Calabria, ed il nostro territorio più di altri, sulla questione Sanità, ha bisogno che venga fatta chiarezza. E’ di questi giorni la notizia che varie Procure hanno aperto indagini per valutare se esistono responsabilità per i ritardi e le inadempienze con cui è stata gestita l’emergenza Covid. Come cittadini ci auguriamo che emerga la verità, anche perché siamo stanchi di assistere al solito gioco del rimpallo delle responsabilità. Dall’esperienza Covid sappiamo solo, con certezza, che, nonostante un fiume di soldi utilizzabili, sia ieri che oggi, il nostro territorio era ed è “zona rossa”».