venerdì,Maggio 14 2021

Strutture psichiatriche, ultimatum dell’Usb reggina al commissario Longo

L’unione chiede un incontro al commissario: «Dopo diverse mobilitazioni e un’inchiesta giudiziaria ancora in attesa della riorganizzazione della Rete psichiatrica territoriale»

Strutture psichiatriche, ultimatum dell’Usb reggina al commissario Longo

Il disagio psichico fanalino di coda nella Regione. I malati di psichiatria trattati come l’ultima ruota del carro della sanità che annaspa. Per questo dall’Usn di Reggio Calabria, dopo l’assemblea dei lavoratori delle strutture psichiatriche reggine iscritti, il sindacato di base lancia un ultimatum al Commissario alla Sanità calabrese Guido Longo. I sindacalisti chiedono di essere ricevuti per affrontare l’annoso problema del servizio di residenzialità psichiatrica della Città Metropolitana di Reggio Calabria, uno dei nodi più spinosi del ginepraio della sanità reggina, commissariata per mafia e sempre sull’orlo del dissesto.

«Dal 2008 – si legge in una nota –  si sarebbe dovuto definire il percorso di definitivo accreditamento delle strutture, la cui gestione mista pubblico-privata, creata agli inizi degli anni ‘90 dopo la chiusura del manicomio di Reggio Calabria, era stata resa illegittima dall’evoluzione normativa.

Dopo diverse mobilitazioni e l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura reggina nel 2018 l’allora Commissario Scura definisce un iter per arrivare alla riorganizzazione della Rete psichiatrica territoriale». Finora però nessun cambio di passo e si va avanti proroga dopo proroga.

«Questo non comporta solamente l’incertezza del domani per i tanti operatori che da decenni prestano il loro servizio in questo delicato settore, ma il vero danno è che questa situazione di illegalità ha generato il blocco dei ricoveri, con tutto quello che ne consegue per quelle famiglie che hanno bisogno di un supporto di questo tipo e sono costrette a rivolgersi fuori provincia o a ad affrontare la malattia in casa.

È ora che chi di competenza rompa gli indugi e risolva questa situazione: che queste strutture vengano riportate nell’alveo del pubblico, internalizzando servizi e personale come noi ci auguriamo, o che si proceda speditamente agli accreditamenti, in modo da poter sbloccare i ricoveri e dare risposte all’intera Città metropolitana».

Se dovesse continuare il silenzio, l’USB si dice pronta a tornare in piazza e difendere la dignità dei propri iscritti, dei lavoratori tutti, dei pazienti e delle loro famiglie.

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