mercoledì,Giugno 19 2024

Malati psichiatrici abbandonati in strutture inadeguate e senza personale

L'associazione Unasam si è appellata al commissario Longo affinchè la pandemia non faccia scomparire del tutto la salute mentale e i tanti pazienti fragili

Malati psichiatrici abbandonati in strutture inadeguate e senza personale

Il covid ha messo a dura prova tutti. Ma una tra le categorie più fragili, quella dei pazienti psichiatrici, è stata letteralmente devastata da un contesto difficile da gestire per chi vive imprigionato nelle trappole della mente. L’ennesimo grido d’aiuto arriva da Immacolata Cassalia rappresentante dell’associazione di Coesione Internazionale Insieme per la Disabilità e Consigliera Nazionale dell’associazione UNASAM ( Unione Nazionale Associazioni Salute Mentale) con l’incarico di Coordinatrice per la Regione Calabria. Una lettera al commissario Guido Longo per non far scomparire nel limbo persone fragilissime che rischiano il totale isolamento. Prima di essere malati mentali sono persone che, in Calabria, sono costrette a vivere in condizioni di precarietà.

«In questo periodo non agevole per le persone che esprimono una fragilità di salute mentale causa pandemia, in collaborazione con la sottosegretaria  Sandra Zampa e con il benestare del ministro della Salute Roberto Speranza s’è costituito un tavolo tecnico: salute mentale cui noi facciamo parte come promotori di riforme per il miglioramento dei servizi fin ora depauperati da restringimenti, linee guida e da risorse che non favoriscono l’incontro tra  domanda  e l’offerta a partire a fare conoscere i servizi ed eliminando gli ostacoli che ancora oggi esistono, investendo sul bisogno inteso come potenziamento dei servizi di cura e di assistenza per le persone con condizione di salute mentale.

Le carenze

La Cassalia nel suo appello evidenzia come «Molti cittadini hanno contatti con le strutture che si occupano di salute mentale e da sostanze, la Calabria è l’unica regione ramificata nella comunità, priva di strutture verso la ripresa. Mancano gli specialisti si contano pochi psichiatri, psicologi, assistenti sociali, infermieri nei dipartimenti di salute mentale per ogni 100 mila abitanti. Le persone in contatto con i dipartimenti richiedendo assistenza hanno risposta solo il 55% del fabbisogno assistenziale. Bisogna porre attenzione, il benessere psicologico che deve ottenere una traduzione concreta, lo afferma anche l’Organizzazione Mondiale della sanità: “ Non c’è ripresa senza Salute Mentale”».

Isolamento e detenzione

La Calabria da questi mesi di pandemia è molto provata, la popolazione non è mai stata sottoposta a tali condizioni, l’isolamento, la detenzione e l’emergenza hanno fatto affiorare maggiori criticità non controllate con reazioni individuali e collettive. «Riuscire a intervenire su questi aspetti di maggiore criticità nei nostri sistemi sociali e sanitari che sono venuti in osservazione, è uno degli aspetti che ci poniamo con una proposta di delibera per la costruzione di un Osservatorio della Salute Mentale Regionale, un organismo che può ridare quell’energia sia umana che strumentale alla rete dei servizi impoverita nel corso degli ultimi anni. Le strutture, da anni, dimostrano massima vulnerabilità vanno riprogrammate l’affermano i numerosi esposti dei famigliari, la concentrazione del malessere in questi luoghi crea una sofferenza maggiore».

Strutture inadeguate

Ma l’appello rivolto a Longo include anche il già noto problema relativo all’inadeguatezza delle residenze stanno nella concentrazione della patologia e sul medico, che nonostante le buone intenzioni portano solo a un costo dispendioso e non attività verso l’inserimento nella società, quindi rimarcano l’espressione di contenitori perenni e distributori farmacologici che depauperano di risorse economiche il sistema sanitario, risorse che dovrebbero essere utilizzate all’abitare, all’autonomia della persona, a progetti d’inserimento lavorativo, cioè aiutare le persone con condizione di sofferenza mentale a sviluppare abilità che le rende capaci di partecipare pienamente come cittadini alla vita comunitaria».

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