giovedì,Ottobre 21 2021

Allarme al Gom, l’esperto: «Si muore più di altre malattie che di covid. Amputazioni aumentate»

I malati reggini hanno pura di contrarre il virus e trascurano malattie importanti mentre l'ospedale fa i conti con reparti accorpati, posti letti dimezzati e sale operatorie inutilizzabili per la carenza di personale

Allarme al Gom, l’esperto: «Si muore più di altre malattie che di covid. Amputazioni aumentate»

«Fondamentalmente possiamo dire che si rischia di morire più per malattie non covid che per il covid». È drammatica l’emergenza salute a Reggio Calabria e a far allarmare non è più solo l’aumento dei contagi covid. Anche i reparti che rappresentano un’eccellenza, e che raccolgono per questo pazienti da tutta la regione, sono ora in affanno. E a confermarlo è il primario del reparto di Chirurgia vascolare e endovascolare del Gom il dottor Pietro Volpe.

Carenza personale, reparti accorpati e posti letto dimezzati

«Bisogna partire dal presupposto che negli ultimi tre anni nel mio reparto sono andate in pensione 5 persone su 8 che erano in servizio e ne sono state integrate solo due di cui una è in maternità possiamo ben capire come stiamo gestendo in questo periodo la nostra attività con sole 3 unità più il primario – ha confermato Volpe – Questa è una situazione che comporta, oltre a un impegno e un carico di lavoro estenuante per gli operatori, un rischio anche per quanto riguarda il problema dell’assistenza ai pazienti. Purtroppo la chirurgia vascolare è un tipo di attività votata all’urgenza e all’emergenza, i pazienti che noi stiamo trattando adesso sono più che urgenti, eppure, siamo costretti a selezionare perché, sempre a causa del covid, il nostro reparto è stato accorpato e dai 20 posti letto che avevamo adesso ne possiamo utilizzare 6 che abbiamo portato a 9. In ogni stanza ci sono tre persone ed è chiaro che è una situazione che dal punto di vista umano purtroppo non è accettabile e gradevole per i pazienti ma è a loro che stiamo chiedendo collaborazione per poter assicurare un minimo di sanità».

Il covid fa paura ma si muore di altre malattie

Un dato preoccupante e tristemente noto che vede tutto risalire alla carenza di personale della quale alla regione non sembra importare «Già nei primi periodi del covid avevo sollevato l’attenzione sulle problematiche non afferenti il virus – ci ha ribadito il primario – Il paziente vascolare ma anche di chirurgia generale o neurochirurgia ha avuto inizialmente il terrore a ricoverarsi e quindi ha tardato le proprie cure. Adesso si è aggiunta una carenza, non solo di spazi adeguati ma, soprattutto, di personale medico, infermieri e oss che possano assicurare le prestazioni. Fondamentalmente possiamo dire che si rischia di morire più per malattie non covid che per il covid sia perchè il paziente ha paura di ricoverarsi in un ambiente dove esiste la possibilità del contagio sia per i ritardi organizzativi. Ma devo dire la verità, i nostri ambienti sono sicuri basti pensare che non abbiamo avuto alcun caso di contagio interno ai reparti. Casi isolati possono sempre accadere ma la maggior parte delle volte il contagio arriva da fuori. E questo va detto perchè è stato un merito della direzione strategica che è riuscita a motivare il personale e creare dei percorsi sicuri».

Liste d’attesa infinite e sale operatorie chiuse

Una situazione che vede ancora una volta penalizzati i malati reggini privati della necessaria assistenza  e costretti a lunghe liste di attesa perché anche le sale operatorie sono ridotte. «Il paziente se due anni fa veniva con un problema ischemico con una claudicazione (andamento zoppicante), oggi ci arriva in una situazione di cancrena perhè ha trascurato a causa della paura legata al covid che in determinate condizioni e età può essere fatale. La nostra percentuale di amputazioni di arto è aumentata nell’ultimo biennio proprio in virtù di questi ritardi che dipendono dalla paura e dalla carenza di personale».

Ma la carenza di personale si riflette inevitabilmente anche l’attività operatoria e mentre i pazienti aspettano e le liste d’attesa si allungano, si continua a morire. «Fino a due anni fa noi avevamo 8 slot significa che 4 giorni a settimana erano impegnati per l’attività di chirurgia vascolare, oggi abbiamo solo tre slot quindi non è stata semplicemente dimezzata l’attività operatoria ma molto di più e purtroppo occupiamo gli spazi delle altre attività chirurgiche per le emergenze che arrivano dal pronto soccorso quando ormai abbiamo poco da fare e quel poco lo dobbiamo fare in fretta».

Così, anche un reparto come quello della chirurgia vascolare, fiore all’occhiello di questo ospedale ed eccellenza riconosciuta, non può dare le risposte che potrebbe ai pazienti. «Va anche considerato – ha concluso il primario Volpe – che da noi affluiscono anche pazienti da tutta la Calabria perchè siamo gli unici a fare una determinata chirurgia dell’aorta addominale e questo ci pone da un lato in una posizione di vantaggio per il servizio di qualità che diamo ma di svantaggio perchè purtroppo non possiamo garantirlo in tempi ristetti ma parliamo di una patologia che può essere mortale se si ritarda».

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