sabato,Ottobre 16 2021

Pronto soccorso chiuso a Gioia Tauro, il vertice in Prefettura non trova la soluzione

Il direttore sanitario dell'Asp conferma che la carenza di medici non è l'unica strada da percorrere e si appella alla politica mentre si attende l'esito del concorso per il reclutamento di nuovo personale

Pronto soccorso chiuso a Gioia Tauro, il vertice in Prefettura non trova la soluzione

«Ovviamente, tanto noi quanto il sindaco Alessio, per cui è chiaro che da quell’incontro in Prefettura non poteva uscire una soluzione. Abbiamo verificato alcuni possibili percorsi perché è nostra intenzione restituire la funzionalità del pronto soccorso pur con tutti i limiti, perché, ribadisco, alle spalle non ha una struttura di supporto. Stiamo continuando a lavorare indefessamente nella ricerca di una soluzione». 

La chiusura del pronto soccorso di Gioia Tauro ha sollevato proteste e polemiche e si parla di interruzione di pubblico servizio ma ieri, durante il vertice convocato in Prefettura, è stato cristallizzato come, la grave carenza di organico e l’impossibilità di reperirne in breve tempo, non è un problema di poco conto e facilmente risolvibile e il direttore sanitario dell’Asp Domenico Minniti conferma i passi fatti per scongiurare la chiusura. E il direttore sanitario dell’Asp rispedisce al mittente le accuse circa la mancata messa a bando di posti a tempo indeterminato a favore di contratti a tempo determinato che non fanno gola a nessuno.

«Vorrei precisare una cosa perché qui le notizie circolano incontrollate. Si dice che i medici non vengono perchè non sono stati banditi concorsi a tempo indeterminato ma solo a tempo determinato. Questa potrebbe essere una chiave di lettura se fosse vera ma se andate a guardare, a scorrere l’albo pretorio vedrete che noi abbiamo bandito un concorso a tempo indeterminato per 3 posti di medici per il pronto soccorso di Locri dalla cui graduatoria potremmo attingere se ci fosse un numero sufficiente di domande anche per il pronto soccorso di Gioia di Polistena e di Melito. Non è assolutamente vero che non siamo stati banditi concorsi, anzi, contestualmente è stato bandito anche un avviso a tempo determinato che è una procedura molto rapida che ci avrebbe consentito, se fossero state presentate le domande, di reclutare medici nel giro di 20 giorni ma a questo secondo avviso non abbiamo avuto alcuna risposta. Quindi, non è assolutamente che non sono stati banditi concorsi. Noi quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto in tempo in tempo utile». 

Minniti chiarisce che ormai manca poco alla conclusione delle procedure per il concorso a tempo indeterminato ma è chiaro che il solo reclutamento dei medici non può bastare. «Il nostro ufficio sta valutando le mail certificate con le istanze dei partecipanti per cui a breve sapremo quante domande sono state presentate. Gioia Tauro ha un ospedale classificato come generale per cui se dal punto di vista politico quell’ospedale deve esserci, allora deve essere messo nelle condizioni di garantire una risposta sanitaria sicura. Riaprire quel pronto soccorso senza avere alle spalle tutto ciò che il DCA64 prevede e, quindi, la chirurgia, l’ortopedia e l’anestesia, una radiologia con una tac, un laboratorio degno di tale nome, espone il sei cittadino che si dovesse presentare a quel pronto soccorso con soli sei medici di pronto soccorso e senza un adeguato supporto alle spalle, a un elevato rischio. Per cui si riapriamo il pronto soccorso ma non è quella la soluzione.

Dal punto di vista politico abbiamo bisogno di una mano per ricostruire un ospedale generale con tutto ciò che il decreto ministeriale 70 del 2015 prevede che ci sia all’interno con organici pieni. Noi abbiamo ereditato una situazione che è pesantissima, con un miliardo di deficit e, quindi, non è neanche semplice mettere pezze. Il Prefetto è stato impeccabile, nel senso che ha fatto una disamina assolutamente asettica e ha detto che non è questo il momento di individuare delle responsabilità, anzi, questi sono i momenti in cui è necessario rimboccarsi le maniche tutti per arrivare ad una soluzione che sia condivisa».

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