lunedì,Gennaio 24 2022

Coronavirus, l’Ema: «No ai vaccini booster ogni 3 o 4 mesi»

Il capo della strategia vaccinale Marco Cavaleri: «Ci preoccupa andare avanti con le vaccinazioni a distanza di poco tempo»

Coronavirus, l’Ema: «No ai vaccini booster ogni 3 o 4 mesi»

«Non possiamo continuare con booster ogni 3-4 mesi», dice il capo della strategia vaccinale dell’Ema, Marco Cavaleri. «Non abbiamo ancora dati sulla quarta dose per poterci esprimere, ma ci preoccupa una strategia che prevede di andare avanti con le vaccinazioni a distanza di poco tempo», ha spiegato.

«Ovviamente quando si tratta di vulnerabili, e persone immunodepresse, è un caso diverso e per loro la quarta dose più essere considerata già da ora», ha aggiunto Cavaleri. «Sta emergendo il confronto su una seconda dose di richiamo (quarta dose, ndr) con gli stessi vaccini attualmente in uso. Non sono stati ancora generati dati a sostegno di questo approccio. Tuttavia mentre l’uso di una quarta dose potrebbe essere considerato parte di un piano di contingenza, le vaccinazioni ripetute a breve tempo di distanza non rappresenterebbero una strategia sostenibile a lungo termine».

Secondo Cavalieri, «gli antivirali orali ed endovenosi come Paxlovid e remdesivir mantengono la loro efficacia contro la variante Omicron e possono aiutare a limitare il carico di malattia associato a questa variante». La variante Omicron, altamente trasmissibile, è comparsa alla fine dello scorso anno e ora si sta diffondendo velocemente lungo il nostro Continente. «Sta diventando la variante dominante».

Sembra che Omicron causi meno gravi malattie rispetto alla Delta. Spiega lo stratega dell’Ema: «Gli studi da Sudafrica, Gran Bretagna e da alcuni Paesi europei mostrano che il rischio di essere ricoverato dopo il contagio con Omicron è di circa la metà rispetto alla variante Delta. La situazione epidemiologica nell’Unione europea continua a essere molto preoccupante. Assistiamo a un rapido aumento dei casi in tutti gli Stati membri, la situazione è largamente guidata dalla circolazione della variante Delta e la rapida diffusione della variante Omicron in diversi Paesi».

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