lunedì,Febbraio 26 2024

San Ferdinando, l’Avis fa tappa alla moschea: raccolte 22 sacche di sangue

Sono stati in tutto 13 i componenti della comunità marocchina che hanno donato

San Ferdinando, l’Avis fa tappa alla moschea: raccolte 22 sacche di sangue

Ventidue sacche di sangue raccolte e tanti valori…dispensati. Intanto quello dell’altruismo, dice il marocchino Abdel – subito dopo essere uscito dall’autoemoteca dell’Avis parcheggiata di fronte alla moschea che lui frequenta – grato alla sezione di San Ferdinando che ha promosso il coinvolgimento della comunità islamica locale. «In passato ho avuto bisogno di sangue – spiega il ragazzo – e mi sembra giusto, ora che posso restituire l’aiuto».

Sono stati in tutto 13 i componenti della comunità marocchina che hanno donato, nel mezzo fatto arrivare dall’Avis provinciale fino al Centro islamico Assalam, nel quartiere Praia del piccolo centro. Due realtà, sia il luogo di culto che la sezione avisina guidata dal presidente Vincenzo Laruffa, entrambe giovani – formatesi da poco più di un anno – eppure capaci di produrre numeri importanti, in un paese che ha poco meno di 4 mila abitanti. «Avevamo notato – spiega il presidente – che ad ogni nostra raccolta erano tanti gli amici marocchini che si presentavano per  donare, così abbiamo pensato anche di creare un segno tangibile e fisico per l’ulteriore integrazione che vogliamo».

Nella mattinata dell’Avis ci sono state ben 8 prime donazioni, segno che il radicamento organizato dai soci del direttivo continua a dare frutti positivi, in una frangente nel quale è ormai cronica – specie dopo gli anni della pandemia – la mancanza di sangue presso i presidi ospedalieri. Gigura centrale nella collaborazione tra l’Avis e la comunità dei fedeli islamici, è stata senz’altro Nedia Siraji – giovane italo marocchina figlia di una coppia mista – che contemporaneamente fa parte del direttivo avisino e del Centro culturale islamico sanferdinandese. «la nostra religione – è il suo commento – ha tra i principali capisaldi il bene che si fa per gli altri e l’iniziativa ha riscosso successo perché hanno voluto donare anche per fronteggiare una emergenza che riguarda tutti, al di là della fede e della nazionalità: un modo quindi per sentirsi utili all’intero sistema sanitario calabrese». 

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