giovedì,Gennaio 27 2022

Villa San Giovanni, in 40 al sit-in davanti al Comune dopo “Cenide”

La richiesta è di «occupare gli spazi del volontariato e della politica». La rete dice "no" alle strumentalizzazioni. Maria Grazia Richichi: «Non ci dimettiamo, andiamo avanti». E rimane pure la minoranza

Villa San Giovanni, in 40 al sit-in davanti al Comune dopo “Cenide”

Probabilmente non è il numero che si aspettavano alla vigilia di questa manifestazione. Rete per la Legalità, infatti, riesce a portare in piazza a Villa San Giovanni una quarantina di persone al sit-in che si è tenuto pochi minuti fa davanti alla sede del Comune villese, dove, in questi minuti sta prendendo il via il Consiglio. Una protesta che aveva visto non poche polemiche per via di alcune sigle della rete che non avevano dato la loro adesione alla manifestazione. «Riprendiamoci la città e la legalità», questo uno dei cartelli esposti. «Impariamo il gusto della legalità», recita un altro cartello. Un altro cittadino presente ha esposto un messaggio più diretto: «La legalità prima ancora di essere predicata va agita». Ed ancora: «Politica e mafia o si fanno la guerra o si mettono d’accordo».

La nota di Re.Le.

«Il senso di questa presenza qui stasera, nella sala del consiglio comunale, casa di tutti i cittadini – spiega la nota di Re. Le. – altro non è che l’aver voluto raccogliere l’invito del procuratore antimafia Gratteri che ci chiede di andare oltre il nostro lavoro e impegnarci ad “occupare” gli spazi del volontariato, della politica, della cosa pubblica e in un momento così delicato per la Città Rete Legale non poteva che lanciare una “campagna” per la Città, un invito ad un’azione comune e dal basso, che ci porti a riappropriarci di quei valori troppo spesso offuscati e dimenticati: dignità, etica, indignazione! Oggi questa non è assolutamente, come qualcuno strumentalmente ha inteso scrivere e dire, un’occupazione fisica, né potrebbe esserlo per il rispetto che tutti i cittadini devono avere verso le istituzioni: questa presenza è il segno tangibile di una Città che sta soffrendo, una comunità in cui regna preoccupazione, amarezza, inquietudine, ma che non può non reagire con forza e profonda indignazione al terremoto giudiziario avvenuto nella nostra città».

«No alle ambiguità»

L’affondo si fa più duro: «Non rispondiamo neppure alle provocazioni di queste ultime 48 ore e invitiamo tutti a riflettere sul vero senso della democrazia che deve determinare ogni scelta e che ha determinato la nascita di Re.Le. e le modalità che hanno portato a questo impegno. Non ci può riempire la bocca di legalità, libertà, democrazia e poi contraddire se stessi con la non partecipazione o peggio ancora continuando a mantenere posizioni ambigue, in palese conflitto di interessi, negando l’evidenza o peggio ancora con atteggiamenti omertosi e di pressione. Non ci interessano le strumentalizzazioni politiche se non per censurare i comportamenti di quanti hanno tentato di mettere a tacere la voce libera di una rete di cittadini e associazioni che vogliono promuovere, affiancare, sostenere altre 10, 100, 1000 voci libere di cittadini».

Richichi: «Andiamo avanti»

Subito dopo il sit-in, il gruppo è entrato in Consiglio. La seduta, aperta pochi minuti fa, ha visto il presidente del Consiglio, Antonio Giustra, richiamare un fatto preciso: «Ci sono uomini, donne, padri, madri, figli. No al tritacarne mediatico», ha spiegato Giustra che ha poi passato la parola al sindaco facente funzioni Maria Grazia Richichi: «La delicatezza di questo momento – ha spiegato – ci impone di essere al servizio della città». Ed ha richiamato anche il momento già vissuto con l’epoca Cassone, altro momento delicato della vita amministrativa di Villa San Giovanni. Il sindaco facente funzioni ha poi rimarcato le opere effettuate. «Non è una situazione bella – ha spiegato – capisco il vostro disagio, ma non possiamo assolutamente dimetterci in questo momento. Continueremo ad amministrare fino a quando le condizioni lo permetteranno. Saremo noi i primi a dimetterci quando queste condizioni non ci saranno più».

Anche la minoranza in Consiglio ha annunciato di non volersi dimettere.

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