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Bronzi di Riace, tra scandali e traslochi, sempre al centro dell’attenzione

Un altro decennio si chiude e loro, i guerrieri, lo hanno attraversato, per un motivo o per un altro, sempre da assoluti protagonisti della scena culturale

Bronzi di Riace, tra scandali e traslochi, sempre al centro dell’attenzione

Bronzi di Riace, tra scandali e traslochi, sempre al centro dell’attenzione. Un altro decennio si chiude e loro, i bronzi di Riace, lo hanno attraversato, per un motivo o per un altro, sempre da assoluti protagonisti della scena culturale. Amati, chiacchierati, fortemente voluti, osannati hanno riempito pagini e pagine di giornali.

Il soggiorno a palazzo Campanella

A palazzo Piacentini, sede del museo archeologico di Reggio Calabria, nel 2009 cominciano i lavori di ristrutturazione. Quale migliore occasione, nel frattempo per operare un nuovo restauro conservativo per le due preziose statue? Dopo varie alternative la scelta cade su palazzo Campanella, sede del consiglio regionale. Quello che doveva essere un soggiorno breve, si trasformerà in un lunghissimo periodo di lavoro, ma anche di attesa. I bronzi lasciano il museo reggino il 22 dicembre del 2009 per essere sottoposti a restauro conservativo in una sala appositamente predisposta del consiglio regionale della Calabria. A palazzo Campanella, chiusi dietro a un vetro, i restauratori campiono il loro lavoro. Dal Giappone, in più tappe arrivano anche illustri studiosi, in primis il professor Koichi Hada che conduce un’indagine sulle terre di fusione per meglio comprendere come erano stati creati i due guerrieri. Ma è soprattutto il pubblico ad essere estasiato dallo spettacolo delle due statue che, seppur mortificate in posizione supina, non riescono a nascondere la loro sublime bellezza.

Hada Koichi del team degli studiosi giapponesi a palazzo Campanella

Il trasporto in massima sicurezza

Un soggiorno per un tempo che era sembrato infinito, terminato solo molti anni più tardi il 21 dicembre 2013. In quella data, una sala speciale nel restaurato palazzo Piacentini non ultimato, viene allestita per i bronzi. Il loro arrivo (così come la partenza dal museo nel 2009) avviene nottetempo, adottando ogni precauzione, nella massima sicurezza, con un corteo ed una scorta degna del più importante presidente degli Stati Uniti.
Le statue vengono sistemate su speciali piedistalli antisismici a più strati, con una prima parte ancorata al pavimento sulla quale poggiano 4 sfere di marmo sopra le quali è stato fissato il basamento con il guerriero. C’è anche un sistema di contrappesi per bilanciare la statua. Ispirata alla concezione antisismica giapponese, è una struttura sperimentale fortemente italiana anche nella scelta del materiale, che è marmo di Carrara.

Sgarbi e Maroni vogliono i bronzi per l’Expo

Ci aveva provato nel febbraio del 2009 Silvio Berlusconi presidente del Consiglio che aveva chiesto le statue di Riace al G8 in Sardegna. I bronzi però non si possono muovere. È la scienza che lo afferma, esse reggono su un equilibrio così delicato che la minima variazione di temperatura o le sollecitazioni meccaniche azzardate potrebbero metterle a rischio. Ma a qualcuno questo non importa. Così prima dell’Expo, il critico Vittorio Sgarbi, spalleggiato da Roberto Maroni appena nominato “Ambasciatore alle Belle Arti” per l’Esposizione internazionale, ingaggia una battaglia fatta di parolacce e proclami, che riguardano l’inutilità dell’esposizione a Reggio delle due statue che, invece all’Expo avrebbero potuto collezionare un boom di visitatori. Al di là dei desideri di qualcuno i bronzi dal museo di Reggio non si sono più mossi.

Lo scandalo(so) Bruneau e i grandi numeri

Ma il soggiorno al museo è appena cominciato quando uno scandalo investe le due statue di Riace, soprese e fotografate in boa e piume di struzzo dal francese Gerald Bruneau. Il reporter non è nuovo a questo tipo di dimostrazione artistica: già qualche tempo prima aveva adagiato tulle e nastri rossi alla Paolina Borghese del Canova nell’omonima Galleria romana. Le statue di Riace in tanga animalier, sono state umiliate secondo qualcuno, è stata invece un’ottima mossa pubblicitaria secondo altri. Fatto sta che la soprintendente dell’epoca, Simonetta Bonomi non si era scandalizzata più di tanto e aveva spiegato (salvandosi forse per il rotto della cuffia) che le era stato chiesto solo di poter far posare i Bronzi con un velo bianco. Il resto delle foto invece erano state fatta in maniera forzata, fino a che, gli stessi custodi del museo non avevano percepito la scena come un vero oltraggio e avevano mandato via tutti. Pubblicità o meno, con la riapertura completa di palazzo Piacentini, il 30 aprile 2016, i visitatori cominciano da arrivare. Fino al boom di 50mila presenze, nel solo mese di agosto 2016, sotto la nuova direzione di Carmelo Malacrino.

Una delle immagini di Bruneau pubblicate da Dagospia

I bronzi erano soli?

Il decennio si chiude sempre all’insegna dei Bronzi. Erano soli o in compagnia nel mare di Riace quando vennero ritrovati? E ancora, mancano pezzi: l’elmo, lo scudo? Anche la trasmissione “Le Iene”, con la buona spinta del giornalista reggino Antonino Monteleone, ha acceso un nuovo dibattito che ha appassionato l’intero Paese. Segno inequivocabile che il nome “Bronzi di Riace” è inscindibilmente legato ad una magica e grande fascinazione. Un incantesimo che attrae chiunque ad essi s’avvicini. Forse però quelli che lo hanno capito meno di tutti sono i reggini amministratori che, in tutti questi anni, poco o nulla hanno fatto per agevolare ed aprire una strada verso il turismo che, anche per merito dei due guerrieri, avrebbe la strada già spianata.

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