giovedì,Marzo 4 2021

Omicidio Cordì, ad aiutare gli investigatori anche… il maltempo

I particolari emersi dall'ordinanza sul delitto del cameriere, il cui corpo è stato trovato carbonizzato all'interno della sua auto a San Giovanni di Gerace

Omicidio Cordì, ad aiutare gli investigatori anche… il maltempo

Spesso non tutti mali vengono per nuocere. Se nella sera dell’11 novembre scorso non si fosse abbattuta una violenta ondata di maltempo sulla Locride, probabilmente gli investigatori starebbero ancora indagando sulla morte di Vincenzo Cordì, il cameriere trovato carbonizzato all’interno della sua auto a San Giovanni di Gerace. E invece, proprio quella notte, il bagliore di un lampo ha permesso di illuminare l’auto a luci spente di Susanna Brescia, la donna accusata insieme all’amante Giuseppe Menniti e al figlio Francesco Sfara dell’omicidio del marito. Il dettaglio ha consentito agli investigatori di collocare nel tempo l’orario di partenza della vettura, una Punto grigia, verso il distributore di benzina di cui si sarebbero serviti i presunti responsabili per riempire la tanica e dare alle fiamme il corpo e l’auto della vittima.

Ma c’è di più. Perché ad incastrare Giuseppe Menniti, l’amante della donna, secondo quanto riporta l’ordinanza, sarebbe stata la sua calvizie, comparsa agli occhi degli investigatori attraverso le telecamere di videosorveglianza durante il suo secondo passaggio al distributore dopo che primo, sebbene con gli stessi vestiti, sia stato eseguito da incappucciato. Dalla ricostruzione del fatto, il residuo dell’importo (10 euro) utilizzato per riempire la tanica di benzina, sarebbe stato sfruttato in un secondo momento per il rifornimento dell’auto della donna guidata dal figlio Francesco Sfara. Particolari fondamentali che hanno permesso di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle su uno dei più efferati omicidi avvenuti nella Locride negli ultimi anni.

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