venerdì,Aprile 16 2021

“La bellezza del crocifisso”, si rinnova il dialogo tra fede e arte contemporanea

Al museo diocesano di Reggio la mostra con le opere di Devotio 2019 e una serie di eventi per festeggiare il decennale

“La bellezza del crocifisso”, si rinnova il dialogo tra fede e arte contemporanea

“La bellezza del crocifisso”, si rinnova il dialogo tra fede e arte contemporanea con la mostra inaugurata venerdì, al museo diocesano di Reggio Calabria. L’esposizione è stata curata da Andrea Dall’Asta s.j., Claudia Manenti e Lucia Lojacono. Dopo esser state esposte nell’ambito di Devotio 2019 a Bologna e recentemente presso la Galleria San Fedele di Milano, giungono in città due opere di giovani artisti contemporanei. Saba Masoumian e Luca Pianella hanno partecipato all’iniziativa “Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero
cristiano”

«Riceviamo qui a Reggio, due opere di due artisti contemporanei che hanno partecipato al percorso – spiega Lojacono che del museo è il direttore – il soggetto iconografico è il mistero della croce sono stati selezionali nel 2019, le opere già esposte alla galleria San fedele di Milano, resteranno fino al 15 aprile a Reggio per poi proseguire verso il museo diocesano di Faenza.

Festeggiamo quest’anno il nostro decennale e questo è il primo di un ciclo di eventi che promuoveremo. Con questo evento il museo diocesano si apre al contemporaneo. Per la seconda volta in dieci anni: nel 2017 era già successo con la mostra “Rinasce dal dolore”, un’opera di Claudio Parmiggiani, dedicata alla memoria di don Pino Puglisi. Abbiamo voluto che l’arte contemporanea incontrasse non solo il museo ma anche il territorio.

E sul filo del tema iconografico del crocifisso, abbiamo selezionato due opere provenienti da chiese diocesane, tanto importanti quanto poco note: un calice fiorentino, toscano, ottocentesco, preziosamente raffigurante storie della passione nel sottocoppa, che proviene dalla chiesa di Scilla, noto come calice Ruffo e poi una preziosa stauroteca in cristallo di Rocca, seicentesca custodita nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Pentidattilo.

«Negli eventi precisa Lojacono – è coinvolto anche un altro ente del territorio, il conservatorio Cilea che il 31 marzo offrirà un concerto La via Crucis al Duomo: così come l’Accedemia di Belle Arti che ha sposato questo progetto e con la quale intrecceremo degli eventi nel periodo di esposizione delle opere».

Alla presentazione c’erano anche padre Andrea Dall’Asta, architetto e teologo gesuita, direttore della Galleria San Fedele di Milano; Claudia Manenti, architetto e direttore del Centro Studi per l’Architettura sacra e la città di Bologna; Valentina Zattini, exibition manager di Devotio, organizzazione Officine 20 che organizza la manifestazione.

A raccontare la nascita delle due opere esposte padre Dall’Asta: «Il tema centrale è il crocifisso, le opere sono state realizzate dopo un percorso spirituale. Gli artisti sono stati accompagnati in un cammino, analizzando le implicazioni di carattere teologico, e partendo dalla loro poetica hanno saputo realizzare delle immagini di forte impatto espressivo ed emotivo. Si è tentato di superare le immagini consumistiche della contemporaneità, fatte di volti emaciati e struggenti. Si è tentato di andare a fondo, in un tema centrale per la fede cristiana proprio quello della croce.

Pianella ha lavorato partendo dalla riflessione del Cristo Sofferente, attraverso una tecnica particolare che si basa sul modo in cui la grafite, la matita ed il suo orientamento viene tracciato sulla carta. L’opera si gioca in un contrasto di luci e ombre e il corpo prende vita dal movimento dell’osservatore e dall’inclinazione della luce che riesce a creare un effetto drammatico.

Saba Masoumian riprende un tema di carattere paleocristiano, il Cristo dalle cui ferite esce il sangue della redenzione per irrorare la Terra. L’opera è realizzata attraverso la tecnica del mosaico e attraverso una capillarità di infinite tessere, il sangue crea un flusso come fossero dei semi a cui si abbeverano una moltitudine di uccelli, chiaro il riferimento paleocristiano a Ravenna, immagine trascendente, surreale, assoluta».

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