giovedì,Dicembre 2 2021

Aeroporto dello Stretto, Enac rassicura ma il futuro dello scalo è incerto e pieno di incognite

Il presidente Zaccheo dice che il Tito Minniti rimane strategico e riaprirà dopo l'emergenza. Alitalia e Sacal però sembrano andare in tutt'altra direzione

Aeroporto dello Stretto, Enac rassicura ma il futuro dello scalo è incerto e pieno di incognite

Le parole del presidente di Enac Paolo Zaccheo hanno in qualche modo rassicurato sul futuro dell’aeroporto dello Stretto, ma di sicuro non sgombrano del tutto il campo da pesanti equivoci.

Zaccheo, rispondendo al deputato di Fi  Francesco Cannizzaro, ha assicurato che al termine dell’emergenza Coronavirus lo scalo riaprirà perché rientra tra quelli strategici per Enac. E fin qui nulla da obiettare.

Ma il Tito Minniti sarà strategico anche per Alitalia e Sacal? Al momento non sembra. Alitalia ha messo i suoi dipendenti in cassa integrazione fino al 31 ottobre prossimo e, soprattutto, ha intenzione di ridurre la flotta a una cinquantina di aerei per una sorta di “newco” ridotta di almeno un terzo rispetto al periodo precedente al Coronavirus.

Proprio mentre riduce i voli e mette i dipendenti in cassa integrazione, la compagnia di bandiera aumenta i voli per Roma dall’aeroporto di Lamezia che li vede aumentare da cinque a sei. Non è un’operazione per sostituire i voli reggini?

Né qualcuno ha spiegato come mai dagli altri aeroporti italiani chiusi a causa dell’emergenza Coronavirus, sia possibile prenotare voli per l’estate, mentre da Reggio Calabria no.

La sensazione che si giochi al gioco delle tre carte sull’aeroporto dello Stretto, del resto, viene da lontano e si protrae nel tempo. Anche a causa della gestione Sacal, affidata ad Arturo De Felice, che non ha mai chiarito quale dovrebbe essere il ruolo dello scalo reggino nell’ambito della rete aeroportuale calabrese. Erano stati annunciati nuovi voli e, perfino l’arrivo di Ryanair. Niente di tutto ciò si è verificato, né qualcuno ha spiegato le ragioni.

Anche il governo nazionale dovrebbe chiarire se l’aeroporto dello Stretto, oltre alle stringenti logiche di mercato, dovrebbe essere salvaguardato utilizzando lo strumento della continuità territoriale per garantire il diritto alla mobilità di una Provincia che è sempre più tagliata fuori dal resto del Paese.

Servono scelte politiche di fondo e un piano industriale chiaro da parte della società di gestione. Altrimenti si continuerà soltanto ad inseguire le emergenze e, in questo caso sì, a spendere denari pubblici e privati senza garantire alcun servizio. E soprattutto serve trasparenza nei confronti di cittadini e lavoratori.

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