domenica,Ottobre 17 2021

Moti di Reggio, Amorese: «I protagonisti furono i reggini, non i fascisti, non i mafiosi»

Appuntamento organizzato dal Coordinamento per il 50° Anniversario dei moti, ieri a piazza Sant'Anna, presentato il libro "Rivolte"

Moti di Reggio, Amorese: «I protagonisti furono i reggini, non i fascisti, non i mafiosi»

È la storia di una rivolta che nacque spontanea, come rivolta di popolo quella raccontata a piazza s. Anna nel corso della presentazione del libro, in anteprima nazionale, “Rivolte” di Alessandro Amorese, autore, giornalista. Un libro che racconta tutte le rivolte che, in quel periodo storico, ci furono nel Sud Italia (Avola e Battipaglia, Pescara, L’Aquila), una sorta di movimento meridionale che non spiccò il volo. Un libro in cui la parte fondamentale è quello che riguarda i moti di Reggio, un evento che non ha eguali nella storia repubblicana, o nella stessa Europa: una città che coralmente si ribella allo Stato che decise di reprimere la richiesta d’aiuto, di tutto il Sud.

Tocca ad Anna Franco, come rappresentante della famiglia Franco, aprire uno degli appuntamenti organizzati dal Coordinamento per il 50° Anniversario della rivolta di Reggio Calabria, cui aderiscono: Alleanza Calabrese, Associazione Sbarre Per Sempre, Casapound, Centro Studi Tradizione Partecipazione, Fiamma Tricolore, Forza Italia, Forza Nuova, Fratelli D’Italia, Fronte Nazionale, Lega, Nfp, Reggio Futura, Stanza 101, Udc, per celebrare questo importante momento storico e per ricordare e onorare la memoria delle vittime.

«È indubbio – spiega Anna Franco – come mio zio Ciccio sia stato l’anima della rivolta che ha visto unito un popolo reggino nella difesa dei propri diritti, un popolo che con orgoglio si è unito per lottare contro gli scippi politici che stava subendo. In questi giorni per motivi familiari ho ripreso l’archivio di mio zio, per farmi un’idea della rivolta che non fosse derivata dai racconti suoi, di mio fratello o delle persone che si incontrano per strada e che quando sanno che sono la nipote di Ciccio Franco mi raccontano sempre un aneddoto sulla rivolta.

Un’attenzione ai documenti storici, agli articoli di giornale: sempre di più in me si fa strada il convincimento che è stato un meraviglioso momento per la città di ribellarsi a ciò che le veniva calato dall’alto, un momento che è da contestualizzare in un più ampio periodo di rivolte. In particolare, l’ultima intervista in occasione dei 20 anni dalla rivolta dopo poco tempo è venuto a mancare, collegato ad una lettura ampia di quella che è stata la rivolta, una lettura della rivolta da parte di chi l’ha veramente fatta».

La rivolta come l’abbiamo concepita è stata la rivolta contro governo e partiti politici insieme impegnati a mortificare il cuore della città” scriveva Franco. «Dobbiamo auguraci che alla rivolta si ridia la dignità essa ha avuto, che si faccia un’attività a favore dei nostri giovani affinchè la leggano per ciò che è stata e capiscono il popolo unito può ogni cosa, combattere ogni sopruso e scrivere una pagina indelebile della propria storia».

Parla Amorese: «Tornare a Reggio a tre giorni dall’anniversario dall’insurrezione di Reggio Calabria – spiega l’autore – è chiaramente un onore ed una responsabilità storica per quanto mi riguarda. All’epoca vennero dei ragazzi all’Università di Pisa a raccontarci cosa fu la rivolta di Reggio Calabria e io mi sono sempre chiesto come mai la storia della più duratura rivolta, della più violenta sommossa (o insurrezione) della nostra Italia fu sempre mortificata e sminuita. Mi sono fatto un’idea sul perché questa rivolta popolare interclassista, assolutamente unitaria è stata mortificata.

All’inizio non fu comprensibile per coloro che avevano in mano la comunicazione in Italia nel luglio del’70 e che purtroppo ce l’hanno ancora 50 anni dopo. Una rivolta spuria per i sociologi, che non aveva nulla a che fare con ciò che accadeva al Nord in cui studenti e operai andavano a braccetto, alzando facce venivano da Oltreoceano, o comunque era una rivolta popolare, vicino agli operai c’erano i commercianti, gli imprenditori. Chi furono i protagonisti dell’insurrezione di Reggio Calabria? Rispondo con una parola: i reggini, non i fascisti, non i mafiosi come si è detto».

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