sabato,Novembre 28 2020

Codice rosso, giovane avvocato reggino co-autore di uno studio sul tema

La riflessione di Antonietta Maria Altomonte sulla nuova norma. «Limitazione del diritto di difesa»

Codice rosso, giovane avvocato reggino co-autore di uno studio sul tema

E’ considerato uno dei testi più completi e consultati dall’avvocatura sul codice rosso, recante le nuove disposizioni finalizzate a prevenire la violenza nelle relazioni familiari e affettive, pubblicato da Andrea Conz e Luigi Levita. Accanto alle firme di autorevoli magistrati e avvocati da tutta Italia c’è anche quella Antonietta Maria Altomonte, giovane avvocato di Bruzzano Zeffirio, laureatasi appena ventitreenne alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

«Fin da piccola – racconta – a casa mia ho sempre respirato diritto e legalità. Crescendo ho sviluppato la convinzione che non ci possa essere affermazione del diritto senza la garanzia di un giusto processo, che deve essere garantito a chiunque. Il tema trattato da Altomonte nell’opera collettanea riguarda i requisiti della prova in casi particolari, «Fondamentale – sostiene il legale – per la formazione del libero convincimento del giudice, all’interno della dialettica tra accusa e difesa. Una delle eccezioni previste nel codice di procedura penale riguarda i delitti di criminalità organizzata. È evidente come tale disciplina non consenta, al giudice che adotterà la decisione, di apprezzare direttamente i testimoni, formandosi una propria opinione circa la credibilità degli stessi. In questi processi, dunque, vi è una limitazione del diritto di difesa, connessa alla gravità dei reati ed alla necessità di non sottoporre a stress testimoni delicati».

Il tema del cosiddetto ‘Doppio binario processuale’ nei reati di criminalità organizzata rappresenta, per il giovane avvocato calabrese, «Una rischiosa limitazione delle garanzie, a fronte della necessità dell’accertamento giudiziale di reati particolarmente odiosi. Nei meandri di questa disciplina c’è il rischio di una diminuzione dei diritti della difesa. E, sebbene la legittimità di questa disciplina sia stata ripetutamente ribadita dalla Corte Costituzionale e dalla Cedu, è fondamentale che non venga mai meno l’equilibrio tra fini (la lotta alle mafie) e mezzi (limitazione delle garanzie)».