martedì,Ottobre 19 2021

Villa San Giovanni, cittadini pronti a manifestare per salvare il poliambulatorio Asp

Quello cittadino rappresenta «un presidio territoriale fondamentale per i cittadini di 13 comuni dell’ambito che si stanno vedendo privati di prestazioni sanitarie fondamentali»

Villa San Giovanni, cittadini pronti a manifestare per salvare il poliambulatorio Asp

«La sanità Calabrese è al collasso. 11 anni di piano di rientro dal debito hanno prodotto il taglio indiscriminato di tanti preziosi presidi ospedalieri che hanno costretto i numerosi utenti a rivolgersi ai grandi ospedali anche per semplici prestazioni ambulatoriali e domiciliari. Eppure, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i soldi per sistemare la sanità calabrese ci sono sempre stati per mettere a norma i presidi ospedalieri, acquistare tecnologie sanitarie e costruire nuovi ospedali (si pensi ai Fondi POR Calabria 2007/2013).Il differimento di tutte le prestazioni non urgenti che per forza di cose andranno accumulandosi almeno fino alla fine dell’anno, di cui tante persone stanno purtroppo facendo esperienza negli ultimi mesi, è la cartina di tornasole dello stato drammaticamente critico del comparto sanitario regionale e anche nazionale».

A protestare annunciando una manifestazione il 3 agosto, sono un gruppo nutrito di cittadini villesi che vogliono certezze circa le sorti del poliambulatorio Asp di Villa San Giovanni.

«Il covid-19 sembra non aver insegnato nulla ai nostri governanti che continuano imperterriti a tagliare servizi fondamentali per la collettività impoverendo di fatto i nostri territori e costringendo la gente ad emigrare altrove per curarsi. In risposta ai recenti decreti nazionali emanati durante l’emergenza Covid-19, i d.p.g.r. della Regione Calabria che consentivano lo sforamento di budget e stabilivano l’incremento del personale per la gestione della pandemia non hanno visto alcuna concretizzazione.

La triade commissariale, poi, insediatasi dopo lo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria l’11 marzo 2019, altro non ha fatto che indire bandi di assunzione a tempo determinato per un massimo di sei mesi. Questi bandi sono andati quasi tutti deserti, e ne comprendiamo la ragione: piuttosto che cogliere l’occasione per stabilizzare il personale, si è andati alla ricerca di carne da macello da esporre a rischio durante la pandemia, per poi lasciare questi lavoratori dell’ambito sanitario e amministrativo in mezzo ad una strada.

Emblematica è la situazione del Poliambulatorio di Villa San Giovanni: un presidio territoriale fondamentale per i cittadini di 13 comuni dell’ambito che si stanno vedendo privati di prestazioni sanitarie fondamentali. E’ chiaro a tutti che l’intento dei vertici è quello di voler portare alla chiusura della struttura, volontà testimoniata dal mancato rimpiazzo del personale medico o amministrativo che negli anni ha progressivamente lasciato la struttura. Negli ultimi anni è stato un susseguirsi di perdite di servizi: prima la medicina dello sport, poi le cure odontoiatriche e successivamente il ridimensionamento di cardiologia.

Infine, il recente pensionamento di un medico ha lasciato scoperta la specialistica internistica. La situazione è ancora più grave dal punto di vista del settore amministrativo. Negli ultimi tempi i pensionamenti di diverse figure hanno fatto venir meno o reso carenti una serie di servizi tra cui il rinnovo delle esenzioni per reddito e le prenotazioni delle visite specialistiche (riattivate solo ora presso lo sportello a causa del Covid-19 e per le sole prestazioni con carattere d’urgenza), con un solo medico a gestire l’ A.A.I.H. (Assistenza Anziani Invalidi e Handicappati ). Quale aggravio di spesa comporterebbe l’assunzione di personale medico specialistico dato che si tratterebbe di sostituire chi è andato in pensione, consentendo peraltro di ridurre le liste d’attesa?

Inoltre, una sola impiegata amministrativa si occupa delle scelte e delle revoche dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Quando quest’ultima è assente l’intera struttura è totalmente priva di personale amministrativo e viene meno anche la possibilità di una semplice riscossione di un ticket per una prestazione specialistica.

Non è più possibile assistere inermi allo smantellamento della sanità pubblica. L’indifferenza della politica tutta deve spingere i cittadini a scendere in piazza per rivendicare diritti e lottare affinché anche nei nostri territori ci possa essere una sanità pubblica di qualità che permetta alla gente di esigere che venga garantito l’art. 32 della costituzione. La recente pandemia ha dimostrato che modelli di sanità privata celebrati come virtuosi (pensiamo alla Lombardia) sono in realtà incapaci di garantire l’effettiva presa in carico della salute dei cittadini!».

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