martedì,Novembre 30 2021

Omicidio Scopelliti, Bombardieri: «C’è un filo comune con le stragi di mafia»

Il procuratore alla commemorazione del giudice ucciso nel 1991: «La rivendicazione di Falange armata è la stessa. Ancora tanti punti oscuri. Si continua ad indagare sull'arma»

Omicidio Scopelliti, Bombardieri: «C’è un filo comune con le stragi di mafia»

C’è un filo comune che lega l’omicidio Scopelliti alle morti provocate dalla cosiddetta Falange armata. Così il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri alla commemorazione del giudice Antonino Scopelliti, ucciso 29 anni fa a Piale di Villa San Giovanni.

«È un anniversario importante perchè segue di poco una sentenza importante, anch’essa a distanza di tantissimo tempo dai fatti, la sentenza del processo “’Ndrangheta stragista” ai mandanti degli assassini dei carabinieri alle fine del 1993 e inizio 1994. Un anniversario importante che segue all’affermazione giudiziaria di responsabilità per su questi fatti gravissimi che risalgono a quegli anni. Fatti che si legano all’omicidio Scopelliti per una circostanza di grande rilievo, sia quegli omicidi, sia l’uccisione del collega furono rivendicati dalla stessa sigla, la Falange armata, che ha molti punti oscuri, e che già era apparsa qualche tempo prima con l’omicidio di Umberto Mormile a Milano, sempre legato alla ‘Ndrangheta.

L’anniversario – prosegue Bombardieri – segue una serie di verifiche che stiamo facendo. Purtroppo le perizie balistiche sono state fatte sull’arma di cui si è detto, un’arma indicata da un collaboratore. Purtroppo per il tempo trascorso gli esami non hanno dati grandi risultati. Ma l’attività del giudice Lombardo procede anche con rogatorie all’estero.

Questa giornata ci ricorda il sacrifico di un uomo dello Stato e che ancora oggi la gente ricorda e ama per l’esempio che ci ha dato.

C’è un grande impegno e tanti risultati per sconfiggere la ‘ndrangheta, ma manca il salto di qualità. Manca un impegno maggiore nel rafforzare le forze di polizia, gli organici della magistratura giudicante. Manca una presa di posizione ancora più forte e compatta da parte della società civile. Una reazione che auspichiamo da tempo e che speriamo arrivi presto».

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