martedì,Gennaio 18 2022

Omicidio Scopelliti, la figlia Rosanna: «Si arrivi in fretta alla verità»

La commemorazione a 29 anni da un delitto rimasto ancora oggi irrisolto. Per la figlia «l’appello che rivolgo ai magistrati è quello di continuare a fare bene ma fare in fretta, perché una verità giudiziaria, una verità così ritardata, è una verità che perde un po’ di valore»

Omicidio Scopelliti, la figlia Rosanna: «Si arrivi in fretta alla verità»

Ventinove anni fa, a Piale di Villa San Giovanni, veniva ucciso il giudice Antonino Scopelliti. Un delitto rimasto ancora oggi irrisolto e che sembra doversi inquadrare in quel contesto mafioso che ha caratterizzato gli anni che vanno dal 1990 al 1994. Chi e perché ha ucciso il sostituto procuratore generale della Cassazione, a poche settimane dal maxi processo a Cosa Nostra che avrebbe dovuto sostenere dinanzi ai giudici della suprema Corte? La figlia Rosanna, che da anni ha avviato una ricerca della verità e di educazione alla legalità anche attraverso la Fondazione Scopelliti, chiede che possa essere finalmente scritta una verità giudiziaria.

La lapide che ricorda il giudice

«Sono passati 29 anni – spiega la figlia di Scopelliti – nella speranza che il prossimo anno possa essere quello decisivo. E’ arrivato il momento in cui l’appello che rivolgo ai magistrati è quello di continuare a fare bene ma fare in fretta, perché una verità giudiziaria, una verità così ritardata, è una verità che perde un po’ di valore. E’ qualcosa che non è dovuto ai noi famigliari, ma è dovuta alla Calabria intera, al nostro Paese, alle persone che si fidano dello Stato, nelle istituzioni e della magistratura. Riuscire a mettere la parola fine al caso Scopelliti, ottenere una verità oggi è veramente importante, lo chiediamo come cittadini alle istituzioni che vogliamo sentire più partecipi e più forti.

La Calabria è la terra del “non si può fare perché…”, per la politica corrotta, perché non c’è fiducia nelle istituzioni, io vorrei che la Calabria diventasse la regione del “Si fa nonostante” perché con l’operosità, con l’impegno, con le scelte che ognuno fa sì si può operare la rinascita.

Siamo abituati al fatto che i nostri figli a 18 anni abbaino già il biglietto pronto per andare via: io non so contraria ad andare via, sono contraria all’andare via per sempre, io penso che la Calabria sia ripopolata da persone operose che vogliono investire in questo territorio ed il compito dello Stato è quello di riuscire a stare accanto a questi giovani e fornire qui gli strumenti per poter crescere in un territorio a cui non manca nulla, forse c’è solo troppa rassegnazione e troppa paura, quando invece ci serve l’entusiasmo che ci rende una regione che può farcela, non come ultima ma come una delle prime».

Articoli correlati

top