sabato,Ottobre 16 2021

Bronzi di Riace, oggi 48 anni dalla scoperta in fondo al mare. E il mistero continua…

La mattina del 16 agosto venivano trovati dal sub romano Mariottini. O almeno questa, finora, è stata la versione ufficiale, intorno alla quale ruotano tante domande, tra le quali: c’è davvero una terza statua?

Bronzi di Riace, oggi 48 anni dalla scoperta in fondo al mare. E il mistero continua…

Era il 16 agosto del 1972 quando dal mare di Riace, dopo secoli di riposo, tornavano a far parlare di sé i Bronzi di Riace, perla del MarRc, il museo archeologico di Reggio Calabria. Tornavano sì, perché la loro bellezza e il loro incanto l’avevano già suscitato secoli fa, in esposizione in altre parti della culla del Mediterraneo.

Bronzi di Riace, un mistero che dura da 48 anni

E sono stati 48 anni durante i quali i Bronzi ne hanno viste, e rischiate, di tutti i colori. Hanno viaggiato a Roma e Firenze, si sono rifatti il look. Dal 2009 hanno fatto una lunga sosta in trasferta dal museo archeologico ( che era in ristrutturazione) a palazzo Campanella, dove sono stai sottoposti ad accurate indagini per confutare le tesi sulla loro genesi anche da importanti esperti venuti dal Giappone, in primis il professor Hada Koichi. Hanno rischiato di essere trasferiti al G7 alla Maddalena e poi all’Expo di Milano del 2015. Per fortuna le loro precarie condizioni di salute hanno evitato inutili viaggi che avrebbero potuto mettere a repentaglio la loro stessa tenuta.

I bronzi

Ma quello che non si spegne è il clamore del mistero suscitato dalla storia delle due statue di Riace. Un clamore tornato in auge lo scorso autunno grazie anche alla trasmissione “Le Iene”, in cui il giornalista reggino Antonino Monteleone, ha riacceso i riflettori su uno dei principali interrogativi relativi ai bronzi: erano soli o ci sono altre statue ed altri pezzi pregiati che prima che i bronzi fossero ripescati sono stati portati via dalle acque di Riace?

Bronzi, quella mattina in cui Mariottini li trovò. O no?

Vi avevamo raccontato che avevano fatto riflettere alcune dichiarazioni riportateci qualche anno fa da Stefano Mariottini, sedicente primo scopritore dei Bronzi. Un Mariottini diventato invece reticente davanti al pressing giornalistico e all’incalzare di domande su come fossero davvero avvenuti i fatti il 16 agosto 1972 a Riace. «Qualche giorno prima avevo fatto delle altre scoperte ma l’eccezionalità della cosa (la compresi, nds) in sé direi immediatamente perché statue di quella fattezza non erano state mai trovate». Queste le parole del sub romano che suscitano perplessità. Parole sulle quali s’impunta il carro.

Ed è lo studioso Giuseppe Braghò a sollevare la questione, dando carne al fuoco per l’ipotesi che “qualcuno”, prima o dopo la denuncia, ma sicuramente prima che i carabinieri tirassero fuori i bronzi dal mare, possa aver rubato qualcosa. Mentre rimane il mistero della terza statua. Quindi secondo un testimone, i fatti non sarebbero andati come aveva riportato Mariottini, ma il ritrovamento delle due statue sarebbe avvenuto giorni prima.

I bronzi di Riace erano soli?

«Sono convinto che i bronzi sono arrivati lì (a Riace, nds) a causa di un naufragio: sono stati fatti ad Argos, come documenta l’anima interna». La terra di fusione è di Argos, furono restaurati a Roma (a confermarlo le tecniche utilizzate, nds) in età imperiale, per poi sparire nel III secolo d.C.. Da quel momento «non ho più riscontri documentali a Roma e più nessuna autore ne parla. Non concordo affatto con chi sostiene che furono realizzati a Locri». Così invece lo storico e docente di numismatica all’università di Messina, Daniele Castrizio che spiega «Ho la bronzite dal 1982, quando li vidi per la prima volta. Da 25 anni pubblico studi scientifici a livello internazionale e indago sulla storia del ritrovamento».

Daniele Castrizio

Secondo Castrizio (https://www.ilreggino.it/cultura/2019/11/01/bronzi-il-giallo-della-terza-statua-dalle-braccia-aperte-e-la-madre/), le due statue rappresentano Eteocle e Polinice, del cosiddetto gruppo dei fratricidi, formato dalle statue dei due fratelli con in mezzo la madre Euryganeia, le cui preghiere a nulla valsero (perché i fratelli si uccisero in duello) e poi più in là Tiresia l’indovino e la sorella Antigone. Le due statue sarebbero frutto del lavoro di Pitagora da Reggio e sarebbero state create, come lo dimostra la terra in essi contenuta, ad Argo. Se si prova a ricostruire un unico volto con le metà degli altri due si nota la simmetria perfetta del taglio degli occhi, del naso, della bocca. Vediamo a quali conclusioni supportate da documentazione è arrivato Castrizio. «Se do una risposta pensando al gruppo delle statue dei fratricidi, escludendo Antigone e Tiresia di cui non ho la certezza della presenza, perché non tutte le immagini che ho ritrovato a Roma riportano il gruppo a cinque, tutte però riportano almeno tre personaggi. Allora dei tre personaggi, uno è sempre arrabbiato ed è la statua A. La terza di sicuro è la mamma».

Le teorie sul terzo bronzo

Coma mai viene da pensare ad una terzo bronzo? «Perché nel verbale del ritrovamento delle statue viene descritto un terzo bronzo non in maniera consona ai due bronzi ritrovati, visto che si legge “la gamba sopravanzante e le mani aperte”». Posizione che non è attribuibile in alcun modo alle due statue oggi note. «Conoscendo Pitagora di Reggio e capendo che il pathos e la tensione erano tutti sulla madre, se ha fatto la statua A che è il capolavoro, che cosa sarebbe stata l’altra statua? Può essere che, una volta fatta la denuncia di ritrovamento, almeno due statue dovevano essere consegnate, e secondo me, una terza “scappò” e non era la più brutta, ma era la più bella, Euryganeia, la madre». Come racconta Antonino Montaleone la terza statua sarebbe finita oltreoceano, a Malibù, al Getty Museum. Una teoria questa portata avanti da Braghò, nel suo libro “Facce di bronzo”. 

Intanto, anche oggi, al fresco della loro sala del MarRc, i Bronzi di Riace godono della compagnia dei visitatori che arrivano da ogni parte del mondo per vedere le due meraviglie. In programma a lungo temine per loro una caparbia sinergia per sponsorizzare Tropea città della cultura italiana nel 2022. Ma il mistero continua…

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