lunedì,Giugno 27 2022

Elezioni comunali, Tripodo: «Che fine ha fatto l’Udc?»

Giovani Democratici: «è segno della totale assenza di dialogo all’interno di quella coalizione, di una discussione pressoché assente, che ha portato anche alle dimissioni della Commissaria metropolitana Paola Lemma»

«Che fine ha fatto l’Udc?». Se lo domandano i Giovani Democratici che, in una nota stampa, sottolineano: «Il partito di centro per antonomasia, quello che nella coalizione di centrodestra ha sempre bilanciato gli estremi, e che della moderazione ha fatto il proprio stigma, si è sciolto sotto il sole cocente della deriva populista e leghista presa dallo schieramento che sostiene il primo candidato sindaco forestiero (per sua stessa ammissione) e “padanomelitese”, che la storia politica della città ricordi».

«Alle elezioni Comunali di settembre – affermano – gli elettori non troveranno il simbolo del partito di Lorenzo Cesa. Eppure, soltanto qualche mese fa, lo scudo crociato fissava un 12,3% di preferenze alle elezioni regionali. Sono stati poco più di 8.800 reggini ad aver scelto uno dei candidati della lista in corsa nella circoscrizione Sud». «E che fine hanno fatto quei candidati?», si chiedono ancora i Gd analizzando le liste che, alle Comunali, sosterranno la formazione trainata dalla Lega Nord: «Per la maggior parte sono ricandidati direttamente o indirettamente in altre formazioni che compongono la sgangherata armata Brancaleone della destra cittadina, padana e “forestiera”».

Per i Giovani Democratici, «è segno della totale assenza di dialogo all’interno di quella coalizione, di una discussione pressoché assente, che ha portato anche alle dimissioni della Commissaria metropolitana dell’Udc Paola Lemma che, al momento di rimettere il proprio mandato, ha denunciato l’assenza di condizioni politiche per proseguire l’impegno politico all’interno del partito centrista».

«Insomma – proseguono – assistiamo plasticamente a partiti usati come autobus, dove si sale e si scende solo ed esclusivamente per accaparrarsi un posto al sole e consolidare posizioni che nulla hanno a che vedere col destino ed il futuro di Reggio e dei reggini, ma che palesano il predominio dell’interesse personale a quello collettivo».

«Tutto questo – secondo i Giovani democratici – svilisce il ruolo della politica che è di servizio e di prossimità nei confronti dei problemi della popolazione. È questo il centrodestra che si presenta all’appuntamento elettorale di settembre: un’accozzaglia di sigle e siglette, che mirano a “restaurare” e “rendere presentabile” un modello che ha già portato sfascio, desolazione e povertà, dissanguando il bilancio comunale soltanto per accrescere la figura dell’uomo “solo al comando” circondato da stelline, nani e ballerine».

«Quello che oggi deve far riflettere – concludono i giovani del Partito Democratico – è dover assistere all’imposizione nordista di nuove sagome fino ad ora sconosciute alle nostre latitudini: il padano che scende dalle langhe per occupare i piani d’Aspromonte, per imporre lo stile di Rimini e Riccione sulle nostre coste bagnate dal Mediterraneo, del drink al “Papete” elevato ad esempio di sobrietà e gestione della cosa pubblica. La violenza verbale e la prepotenza politica con la quale il leghismo si è insinuato in città, tanto da spaccare lo stesso centrodestra, è visibile nella scelta dell’Udc di tirarsi fuori dalla contesa. L’estremismo padano ha già fatto i suoi danni. I reggini lo sanno e sanno pure che non vincerà. Non potrà vincere».

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