lunedì,Marzo 8 2021

Medaglia d’onore al carabiniere di Varapodio internato nei lager nazisti

Era il 4 marzo del 1933 quando Bruno Polifroni, a soli 21 anni, divenne soldato del 57° Reggimento Fanteria

Medaglia d’onore al carabiniere di Varapodio internato nei lager nazisti

Di Teresa Cosmano – Una medaglia d’onore per il carabiniere eroe di Varapodio Bruno Polifroni. L’onorificenza che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha voluto conferire a titolo di risarcimento morale per essere stato deportato e internato nel lager nazista di Neinburg, nella Bassa Sassonia, è stata consegnata ieri, al nipote omonimo, da parte del viceprefetto vicario di Reggio Calabria Maria Stefania Caracciolo, nel corso di una cerimonia pubblica. Bruno Polifroni, classe 1912, era il papà di Antonino – l’imprenditore edile ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1996, per non essersi mai piegato alle continue richieste estorsive – e fa parte di quei 600.000 militari italiani che dopo l’8 settembre 1943, furono internati nei lager tedeschi per non aver voluto aderire alla Repubblica sociale italiana e per aver rifiutato di combattere a fianco dei nazisti.

Era il 4 marzo del 1933 quando Bruno Polifroni, a soli 21 anni, divenne soldato del 57° Reggimento Fanteria. Due anni dopo venne mandato a Massaia in Eritrea con l’ottavo Battaglione complementi speciali mobilitato per l’Africa Orientale. Dopo una breve pausa venne richiamato alle armi e inviato a combattere con il 208° Reggimento Fanteria a Pinerolo e successivamente nel 420° Battaglione Costiero a Ribera, in provincia di Agrigento. Nel maggio del 1942 fece domanda per diventare carabiniere e il 9 luglio dello stesso anno iniziò a frequentare il corso Allievi carabinieri reali di Palermo per poi essere inviato in servizio nella Legione di Genova. L’8 settembre del 1943, venne firmato l’Armistizio di Cassibile che diede inizio alla Resistenza e i soldati e ufficiali italiani dovettero scegliere se continuare a combattere per l’esercito tedesco. Chi si rifiuto, venne deportato in Germania e tenuto prigioniero nei campi di concentramento.

Tra questi c’era Bruno Polifroni che per un certo tempo riuscì a sfuggire al rastrellamento delle truppe tedesche, ma il 5 agosto del 1944 fu catturato. Uscì dal campo di concentramento il 5 aprile del 1945 e fece ritorno in Italia il 29 luglio. Avendo contratto la tubercolosi, nel 1947 fu ricoverato al sanatorio “Villa Maria” di Mercato San Severino, in provincia di Salerno, ma dopo essersi aggravato venne trasferito al sanatorio “G. Salvini” di Garbagnate Milanese. Dopo lunghe sofferenze morì lontano dalla sua famiglia, che non seppe più nulla di lui, nemmeno il luogo dove era stato sepolto. A ricostruire la storia di questo eroe, attraverso minuziose e lunghe ricerche, è stato proprio il nipote Bruno, al quale ieri è stata consegnata la medaglia d’onore.