lunedì,Febbraio 26 2024

Caso Lucano, il ricorso dei difensori: «Gravi errori di valutazione»

Gli avvocati dell'ex primo cittadino condannato in primo grado: «Tutte le attività destinate ai progetti di accoglienza»

Caso Lucano, il ricorso dei difensori: «Gravi errori di valutazione»

Si compone di 126 pagine il ricorso in Appello dagli avvocati di Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace condannato in primo grado dal Tribunale di Locri a 13 anni e 2 mesi di reclusione, nell’ambito del processo “Xenia”. Per i giudici di piazza Fortugno l’ex primo cittadino è colpevole di peculato, associazione per delinquere e truffa in relazione ai progetti di accoglienza ai migranti nel borgo della Locride.

Come riporta la Gazzetta del Sud nel ricorso presentato i legali Giuliano Pisapia e Andrea Daqua evidenziano incongruenze. «Tutte le attività – si legge nel documento – erano inconfutabilmente destinate ai progetti di accoglienza integrata a cui lo stesso Lucano ha dedicato la sua vita». La difesa ritiene che il Tribunale «non solo non prende in considerazione le prove documentali ma addirittura si spinge a neutralizzare il dato fornito dai consulenti di parte ritenendolo frutto di considerazioni personali, nonostante la relazione del consulente tecnico di parte si basa su dati provenienti dallo stesso progetto Sprar, laddove si sosteneva l’inserimento nel tessuto sociale degli immigrati».

Gli avvocati rilevano inoltre «L’assoluta insussistenza di fatti penalmente rilevanti per i quali è giunta la condanna in quanto riteniamo che la sentenza sia affetta da gravissimi errori: primo fra tutti l’utilizzabilità delle intercettazioni che, secondo il principio delle Sezioni Unite non lo erano affatto. Il tribunale non solo erra ad utilizzarle ma interpreta in maniera erronea il contenuto delle stesse».

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