giovedì,Dicembre 3 2020

La dichiarazione d’amore di Fausta per Reggio: «Ho deciso di tornare. Qui un calore umano sconosciuto»

Dopo aver girato il mondo, Fausta Ivaldi, da 15 anni stava nella città dello Stretto. Poi, la nostalgia per i luoghi dell'infanzia l'ha condotta ad Alessandria. Ha resistito solo 20 giorni ed ha annunciato il suo ritorno con una lettera colma d'affetto verso Reggio e i reggini, con i loro pregi e difetti

La dichiarazione d’amore di Fausta per Reggio: «Ho deciso di tornare. Qui un calore umano sconosciuto»

Una dichiarazione d’amore profondo. Incondizionato. Che supera anche le distanze e non riesce a resistergli. È quella che ha scritto Fausta Ivaldi, donna straordinaria, che ha girato il mondo e che, ad un certo punto, ha deciso di mettere radici a Reggio Calabria (per chi fosse interessato a leggere la sua storia, consigliamo il libro “Una vita esagerata”, edito da “Città del Sole”). Lei, sempre presente quando ha dovuto aiutare gli ultimi; lei sempre attenta alle iniziative culturali della città. Lei, che reggina lo è solo di adozione, qualche tempo fa ha deciso di tornare nella sua Alessandria. Ora, a distanza di 20 giorni da quel saluto collettivo che Reggio le ha tributato, Fausta ha capito di non poter più fare a meno della città dello Stretto, del calore umano dei suoi abitanti ed anche di tutti quei difetti che ogni giorno fanno arrabbiare chi vive Reggio Calabria. Ha deciso di morire (il più tardi possibile) proprio qui.

IO HO SCELTO REGGIO CALABRIA. Ci voleva questo periodo di ritorno nella mia terra, per capire quanto Reggio mi abbia dato in questi quindici anni, di amore, considerazione e affetto profondo. E questo malgrado il mio carattere non diplomatico, o forse, proprio per questo. I primi giorni in Alessandria sono stati di pura meraviglia. Intorno la pulizia, nessun sacchetto dell’immondizia in terra, tutto nei numerosissimi cassonetti. Le macchine al passo che si fermano per lasciarti passare. Dopo il terzo giorno già rimpiangevo il traffico caotico di Reggio, le macchine che sorpassano alla “sveglia bacucchi” e ti suonano pure perchè non ti sei degnato di lasciargli la strada libera. Metti pure che le telefonate per rintracciare i vecchi amici che non vedevo da tempo, hanno avuto esito disastroso. Chi trasferito, chi all’estero, chi lavora a Milano e non si è più visto, chi è andato a stare con la figlia sposata dopo che gli è morta la moglie. I rimasti parlano di problemi di prostata, il che è normale: hanno la mia età più che meno. Questo per l’universo maschile. Quello femminile è anche peggio non sono allegre, sono tutte vecchie e tristi. Ci si è messo anche il tempo con freddo e acqua. Ho fatto il conto: è dal 1965 che io non venivo in Alessandria, d’inverno. Dall’Africa, dall’America Latina, dalla Liguria e anche da Reggio, mai in inverno. Solamente in luglio o agosto. Mi ero quindi scordata quanto fosse brutto l’inverno qui tra freddo acqua e, poi, la neve. Eppure avevo rimpianto la nebbia in uno di quei momenti di rincoglionimento che mi prendono, raramente, per fortuna. Non avevo pensato che ci fosse il gelo, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. È allora che si è presentata la depressione unitamente alla consapevolezza dell’errore compiuto. Quello di aver ascoltato il rimpianto di una Famiglia che non c’è più, di amici persi per strada, di visioni di gioventù ormai sfocate nel nulla in quanto tutto si è trasformato negli anni con valori diversi. Anche la città stessa si è appiattita con il decrescere degli abitanti oramai sotto i novantamila, la scomparsa di tante industrie e la chiusura del Teatro ha fatto la sua parte. Ho pensato a Reggio dove, ogni giorno, c’è la presentazione di un libro, una mostra, un concerto.
Che fare? Non si può a 80 anni girare ancora con bagagli di vestiti, pentole, libri, cani in ceramica e cane vivo, la mia Gioia, le cartelle delle tasse degli ultimi quattro anni, le bollette della luce e del gas, i ricami di mia Mamma e le foto di chi ho amato, le canzoni di De Andrè e la musica di Beethoven, come una disperata. Non si può, non è neanche dignitoso per una ragazza di 80 anni.
Quindi bisogna decidere e io ho deciso di morire, il più tardi possibile, a Reggio Calabria dove ho la mia grande famiglia di gente che mi vuol bene e che, in questi giorni, me lo ha dimostrato. Dove ho conosciuto quel calore umano sconosciuto altrove. Dove ritroverò il mio presepe di luci guardando oltre lo Stretto. Dove ritroverò tutti gli amici cari. Vi chiedo perdono se, solamente per un mese, ho tradito il vostro affetto, ma ora lo apprezzo ancora di più. Io vi voglio molto bene, vogliatemene anche voi perchè ne ho bisogno. Ci vediamo intorno al 15 dicembre.