sabato,Novembre 28 2020

Coronavirus a Montebello Jonico, l’ex parroco di Saline: «Una comunità straordinaria, ne verremo fuori insieme»

Don Paolo Ielo esprime la sua vicinanza alla popolazione del comune Jonico alle prese con l'emergenza del virus: «Gente semplice, dalla fede autentica. Prego per loro»

Coronavirus a Montebello Jonico, l’ex parroco di Saline: «Una comunità straordinaria, ne verremo fuori insieme»

«Sento il dovere e la necessità del cuore di esprimere la mia vicinanza in questo momento di grande smarrimento a tutti voi comunità montebellese, che sento profondamente mia, la mia vicinanza nella preghiera al caro sindaco Ugo, ai dipendenti comunali, alla famiglia di Mimmo Crea e alla comunità di Masella che vive un momento di grande prova e sofferenza».

Don Paolo Ielo, con il cuore a Montebello Jonico


Le parole di don Paolo Ielo, ex parroco di Saline Joniche, arrivano come un balsamo, profumato e consolatore per una popolazione che sta vivendo giorni di grande angoscia. Il coronavirus si è manifestato improvviso ed inaspettato, con tutta la sua forza distruttiva che, in un piccolo paese, suscita un’eco ancora più grande.

Ed in questo contesto arriva l’affetto e la gratitudine dell’ex parroco, ora a Condera di Reggio Calabria che però non dimentica i suoi fedeli: «Il mio pensiero riconoscente alla mia comunità di Saline forza e avanti, guardiamo al volto di Gesù Salvatore sia Lui la luce che illumina le tenebre in questo momento di profonda sofferenza, aggrappiamoci alla sua croce soprattutto nei momenti di smarrimento e paura. Sappiate che sono spiritualmente vicino a tutti e vi porto, assieme alla mia comunità di Sant’Elia Profeta in Condera nel cuore della mia offerta quotidiana.

La Vergine della Consolazione ci custodisca». E lo stesso don Paolo ci racconta come sta vivendo questo momento delicato che punge dal vivo la sua ex comunità di fedeli.

Che comunità è quella di Montebello Jonico?

«È una comunità che io sia da parroco a Saline, da amministratore a Masella e poi anche aiutando nella parrocchia di Fossato, posso dire di avere conosciuto tutta. Gente buona, gente semplice, gente con un cuore grande. Ma gente veramente timorata di Dio, con una fede matura, laici molto impegnati e quindi persone che hanno messo Dio sempre al centro della loro vita, cercando di servirlo con una fede autentica, fatta di tradizione, capaci di far assaporare il gusto della vita.

Gente attenta alla persona, gente che non si risparmiava di dire “grazie” per i sacrifici che si facevano nello stare vicino a loro, quello che nella vita tante volte manca. Quindi ho sentito la necessità di ricambiare l’attenzione che loro per quindici anni hanno dimostrato verso di me, non come persona, ma come sacerdote che per loro è veramente un punto di riferimento che dà sicurezza».

Quali ricordi conserva di quel periodo?

«Potremmo stare per ore a parlare: tanti bei ricordi, soprattutto nella mia comunità di Saline che oggi sento mia, sono cittadino onorario di quel comune e ancora di più oggi sento la responsabilità di dover mostrare e far sentire la mia vicinanza. Per quindici anni loro mi hanno amato, accompagnato, mi hanno generato alla paternità che un sacerdote ha.

Un sacerdote vive la sua gente, la storia di quelle famiglie, la storia bella, la storia triste. Con le parole di San Paolo “Ho camminato con chi ha camminato, ho corso con chi correva, ho gioito con chi gioiva, ho pianto con chi piangeva”. E questo credo che sia il ricordo più bello che mi porto, che ho vissuto tra loro 15 anni e che veramente ringrazio Dio per ogni istante che mi ha fatto vivere con loro».

Come si può dare una mano a Montebello?

«Credo che in questo momento serva osservare le disposizioni che le autorità competenti danno. Ho sentito tanti di loro, gente molto impaurita, gente che si sente “abbandonata” perché non sa cosa deve fare. Si pensa a questa chiusura, se queste sono le soluzioni lo valuteranno le autorità competenti. Possiamo aiutarli mostrando loro l’affetto, la vicinanza, facendogli capire che non sono soli, che dietro c’è una comunità, come Reggio, che fa sentire la sua vicinanza.

E poi certamente con la preghiera. L’ho già fatto col messaggio di ieri e oggi chiederò alla mia comunità di Condera di pregare per tutta la comunità montebellese, perché è chiaro che non esiste Saline, non esiste Masella, né Montebello, ma esiste la comunità montebellese che oggi ha bisogno di sentirci vicini e insieme verremo fuori da questo incubo che sta turbando il cuore, la mente, la vita di ciascuno di noi».