lunedì,Novembre 30 2020

«Plauso ad Area democratica, ma siamo tutti responsabili. Magistrati compresi»

L'INTERVENTO | L'avvocato Massimo Canale: «Si apra dibattito serio su interventi straordinari dello Stato. Ma si rifletta su indagini, interdittive e "moralizzazione civica" oltre le responsabilità penali»

«Plauso ad Area democratica, ma siamo tutti responsabili. Magistrati compresi»

di Massimo Canale* – Da semplice cittadino, raccolgo lo stimolo della sezione reggina di Area democratica per la Giustizia che sollecita l’avvio di una riflessione condivisa intorno al tema della reale efficacia degli interventi straordinari dello Stato nella nostra Regione e credo che esso, se opportunamente colto da Istituzioni e intellettuali reggini, possa costituire un passaggio cruciale per l’avvio di un dibattito sulle libertà e le garanzie di cui da tempo nella nostra Città si sente il bisogno.

Un dibattito franco che, anche partendo da posizioni diverse, possa farci giungere a una sintesi, a un pensiero condiviso frutto di reciproche, positive, contaminazioni.

Pur concordando sulla inutilità delle esibizioni di orgoglio e sdegno da parte della politica regionale e locale a seguito della grottesca vicenda Cotticelli, rilevo tuttavia che il documento non contiene una disamina approfondita delle condizioni che hanno consentito l’affermarsi delle distorsioni di cui si parla: condizioni oggettive, di cui siamo tutti in parte responsabili, – perlomeno in forma omissiva -, come Cittadini, categorie professionali e società civile in genere, magistratura compresa.

Solo per fare alcuni esempi, non ci si può esimere dal rilevare che, talvolta, le indagini di Polizia giudiziaria – avallate e ratificate dalla magistratura inquirente – abbiano finito per suggerire la pretesa di una “moralizzazione civica”, ben al di là delle responsabilità penali, una stigmatizzazione sociale che rischia di coinvolgere tutto e tutti magari per il solo fatto di avere incontrato o conosciuto taluno, determinando le condizioni affinché la nostra venga vista come una realtà irreversibilmente compromessa in cui ogni iniziativa imprenditoriale o politica o, più semplicemente sociale, assume i contorni del sospetto.

Gli atti giudiziari che quotidianamente ci vengono sottoposti sono spesso esempio evidente di quanto si va qui affermando.

La fondamentale azione di contrasto alla ‘ndrangheta da parte dello Stato, sviluppatasi in questi anni attraverso il ricorso massiccio a interdittive prefettizie, commissariamento dei Comuni e misure di prevenzione personali e patrimoniali ha determinato devastanti effetti collaterali e l’immagine che della Calabria viene restituita all’opinione pubblica nazionale la fa apparire come una realtà non più recuperabile, se non addirittura un argomento da talk show.

Certamente non è qui in discussione la necessità o l’utilità degli strumenti di cui si parla, quanto taluni eccessi che si sono più volte risolti in quelle indebite compressioni delle libertà di impresa e dei diritti dei singoli essendo mancata l’auspicata verifica di posizioni individuali e contesti, al di là di automatismi presuntivi avverso i quali il documento dei magistrati reggini mette in guardia ma che, tuttavia, scendendo dal piano generale a quello quotidiano, appaiono ampiamente esercitati nelle aule giudiziarie.

*cittadino e avvocato