martedì,Gennaio 18 2022

Recovery Plan, Chizzoniti: «La Calabria trattata come possedimento coloniale»

L'ex presidente del civico consesso reggino: «Ignorata l'alta velocità ferroviaria e il potenziamento del porto di Gioia Tauro»

Recovery Plan, Chizzoniti: «La Calabria trattata come possedimento coloniale»

di Aurelio Chizzoniti*

Esiste una categoria umana che, nei confronti degli schiaffi, secondo Leonida Andrejew, li dà; e c’è un’altra, quella dei “sottouomini”, che li riceve. È il titolo di una brillante commedia del predetto autore: “Quello che piglia gli schiaffi”. Non a caso, in questa non condivisibile e quanto mai drammatica realtà, si stagliano le raggelanti sortite della neo vice-presidente della Regione Lombardia, Letizia Moratti (vaccini da distribuirsi secondo il PIL…), della irritante invasione partenopea da parte del celestiaco, para-mitografico Luigi De Magistris, del perdurante commissariamento della sanità (cui prodest?), della sconvolgente pianificazione del Recovery Plan che, guarda caso, ignora, fra l’altro, la doverosa realizzazione dell’alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria (aggravata dall’ormai pianificato depotenziamento degli aeroporti di Crotone e Reggio…), dell’indifferibile consolidamento del porto di Gioia Tauro (sfacciatamente a favore di quelli di Genova e Trieste), sorvolando, per carità di patria, sul ponte sullo Stretto.

Emerge un quadro nefasto e plumbeo affrescato a mani libere nei meandri della politica romana, che con coraggio fallico, improponibili astuzie volpine, miope arroganza, elude cinicamente la cruda verità, condannando la Regione Calabria al ruolo di vittima sistematica di astratte liturgie ed ignobile cupidigia del potere. La Calabria è servita!!! Trattata come un possedimento coloniale nell’ottica di una visione politica imperiale, dominata da una nemesi perfetta della più intensa ed elevata incapacità politico-amministrativa (nazionale e periferica), consumando gelidamente il terrificante tentativo di apparire giusta e saggia. Sul punto, Platone sentenziò: “il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusta senza esserlo”. Il tutto nel più beffardo ed assordante silenzio di chi avrebbe potuto e dovuto (da sinistra a destra passando per il centro) avvertire la elementare sensibilità di insorgere, opporsi e reagire avverso le tenebrose degenerazioni di un modus operandi politico, in perenne conflitto con la corretta gestione della res publica.

L’auspicio, l’augurio e la speranza è che il triste e penoso proscenio che affligge la Regione Calabria, possa, nelle anime limpide ed oneste, aprire un varco alla verità per balzare al di sopra di ogni spericolata finzione dialettica, servendo finalmente la più che sdegnata e stanca collettività brutia. Invertendo, infine, dopo ben centosessant’anni dall’unità d’Italia, il destino atroce che i ben pensanti di Casa Savoia e non, hanno spregiudicatamente riservato al nobilissimo popolo meridionale. Che, per quel che riguarda i calabresi, che pur vivevano in diverse e migliori condizioni economico sociali, il giorno dopo il perfezionamento del subdolo disegno cavouriano, esaltando la civiltà del profitto, divennero inesorabilmente tutti briganti, oziosi e vagabondi. Le cui vigorose braccia e fertili menti hanno, però, indiscutibilmente contribuito all’affermazione dello strapotere politico-economico settentrionale, ma, ciò nonostante, agli stessi, purtroppo, resta soltanto la desolante eloquenza del caustico adagio calabrese, secondo il quale: “o rriccu… ricchizza, o poveru… ruppi i pizza!

*Già presidente del consiglio comunale di Reggio Calabria

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