lunedì,Gennaio 17 2022

A Sud della giustizia, il Consiglio nazionale forense a Reggio si confronta con il distretto giudiziario

In riva allo Stretto una prima analisi condivisa delle riforme dei processi, al fine di trovare soluzioni che garantiscano una Giustizia efficiente su tutto il territorio nazionale

A Sud della giustizia, il Consiglio nazionale forense a Reggio si confronta con il distretto giudiziario

«C’è un divario legato a molti fattori, tessuto sociali ed economico e indotti, tra il Nord e il Sud di questo Paese. L’efficienza della Giustizia, a queste latitudini risente certamente di esso, anche se nel sistema giudiziario nazionale le criticità sono annose e ancora irrisolte e invocano da tempo investimenti sulle risorse umane, magistrati e personale amministrativo, sulle strutture e sugli strumenti. Siamo qui per ascoltare affinché la Giustizia assolva alla sua funzione con la stessa efficienza ovunque nel Paese». Così Maria Masi, presidente facente funzioni del Consiglio Nazionale Forense, che ha iniziato dalla città dello Stretto, dunque dalla Calabria, il suo percorso di ascolto dei distretti giudiziari.

Il convegno A Sud della Giustizia, nella cornice dell’aula magna Antonio Quistelli dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, è stato infatti anche occasione per individuare insieme soluzioni per garantire una giustizia efficiente anche al Sud.

Il timore di riforme non risolutive

Un’iniziativa promossa nel solco delle recenti approvazioni delle riforme del processo penale e civile e alla vigilia dei relativi decreti attuativi. Emerse le annose criticità che attanagliano il sistema Giustizia in Italia, non solo nel Mezzogiorno, e di cui le recenti riforme non sembrano assicurare il superamento.

«Se l’obiettivo è la contrazione dei tempi del giudizio, che è cosa diversa dalla riduzione dei processi e che mira ad assicurare una risposta in tempi ragionevoli alla domanda di tutela per evitare che sia negata, riteniamo che i soli interventi sui riti, che queste nuove norme sembrano inquadrare come prioritari e prevalenti, purtroppo non siano sufficienti. Nessuno di noi ha interesse a boicottare queste riforme ma nutriamo questo timore. Sarebbe necessario, come abbiamo già evidenziato, anche un investimento sulle risorse umane e su tutto il resto, quindi anche sulle strutture» ha rimarcato ancora la presidente ff del Consiglio nazionale forense, Maria Masi.

La crisi dell’avvocatura

«La pandemia ha, sotto molti punti di vista, evidenziato alcuni aspetti necessari e funzionali ad un corretto ed efficiente esercizio dell’amministrazione della Giustizia. Il punto è che, in passato, a tali aspetti e alle relative carenze non è stata attribuita alcuna priorità. Adesso si cerca di far fronte e di recuperare con i fondi del Pnrr, in un momento che resta di grande trasformazione anche per l’avvocatura. Il cattivo funzionamento della Giustizia desta, infatti, una sfiducia crescente nei cittadini e di conseguenza ha pure innescato l’attuale crisi identitaria dell’avvocatura, immersa in un cambiamento che la stessa pandemia ha reso più urgente», ha spiegato ancora la presidente ff del Consiglio nazionale forense, Maria Masi.

Processi riformati senza ascoltare l’avvocatura

«La presenza del Consiglio nazionale forense a Reggio – sottolineato Rosario Maria Infantino, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Reggio Calabria – rappresenta certamente un momento storico, credo anche il primo in assoluto in terra di Calabria. Si tratta di un’opportunità preziosa guardando alla progettualità futura e alle criticità che ancora attanagliano il nostro distretto. Criticità che sopravviveranno a queste riforme che non posso che commentare negativamente. Le riforme della giustizia non possono essere decise chiedendo la maggioranza in Parlamento. Le riforme vanno meditate, vanno studiate, vanno condivise. Questo non è accaduto. L’avvocatura avrebbe dovuto sedere a quei tavoli e avere una voce.

È stata scelta la strada della celerità, quindi quella di velocizzare le riforme, ma credo che questo metodo non sia il migliore per ottenere giustizia. Pur riscontrando delle positività per gli aspetti deflattivi, temiamo invece ulteriori ritardi piuttosto che accelerazioni sull’attività processuale in essere. Noi siamo pronti ad ogni riforma ma è necessario che essa possa rappresentare una concreta occasione di ripartenza, specie in questo momento di crisi nel quale, come sempre, i professionisti sono i primi a pagare», ha spiegato Rosario Maria Infantino, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Reggio Calabria.

Le criticità del distretto giudiziario di Reggio

«Informatizzazione e risorse per accorciare i tempi della giustizia, l’edilizia carceraria – paradigmatico è il nostro costruendo palazzo di Giustizia i cui lavori sono stati appaltati quindici anni fa e che oggi rappresenta una cattedrale nel deserto – e la giustizia di prossimità, in un territorio che necessita di una presenza più capillare di punti di riferimento, queste le principali criticità che ribadiamo anche attraverso la voce del Consiglio nazionale forense. Non credo esista una giustizia del Sud e una del Nord, credo ci siano attenzioni diverse. La giustizia, tuttavia, dovrebbe essere uguale ovunque. Il divario esiste ma va inquadrato in un contesto generale di precarietà e carenza di servizi», ha sottolineato ancora Rosario Maria Infantino, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Reggio Calabria.

Fondamentale il dialogo tra magistratura e avvocatura

«L’emergenza della giustizia in un territorio come quello del Sud – ha spiegato Giovanni Bombardieri, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria – non può prescindere da un dialogo tra avvocatura e magistratura, certamente rafforzatosi proprio in tempo di pandemia. L’interlocuzione, dunque, è presente e necessaria per far fronte alle carenze sul fronte dell’edilizia giudiziaria, delle strutture degli spazi per garantire l’accesso in sicurezza e dell’organizzazione. È stato fatto tanto ma tanto resta ancora da fare. Queste riforme certamente richiederanno degli aggiustamenti.

Intanto il Ministero ha rafforzato i nostri organici amministrativi ma certamente non basta. Non può mancare, pertanto, la collaborazione tra le varie anime della giustizia. Non esiste, a mio avviso, una giustizia del Nord e una del Sud, non è una questione geografica. Esistono situazioni diverse e semmai esiste una giustizia che richiede uno sforzo in più ma questo credo riguardi il nord quanto il sud, ogni territorio con le sue eccellenze e le efficienze e con i suoi problemi e le sue disfunzioni. Ritengo troppo semplicistico parlare di Nord e Sud anche nel campo della giustizia. Al Sud abbiamo situazioni giudiziarie affrontate in modo ottimale e con risultati evidenti», ha concluso Giovanni Bombardieri, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria.

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